Manolete

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Biopic dall’acre odore di sangue, il film di Menno Mayjes si inserisce in una sorta di trilogia composta di biografie insieme ai film Max (2002) e Capa (2007), l’uno riguardante la storia di un esperto d’arte che ha a che fare con il giovane Adolf Hitler alle prese con la sua passione per la pittura, precedente quella per la politica, e l’altro che racconta la biografia del fotografo Robert Capa durante la guerra civile spagnola.

Manolete, ultima di questa serie di biografie ad arrivare nelle sale, racconta la storia di uno dei più grandi toreri della storia, Manuel Laureano Rodríguez Sánchez, uomo non bello ma dal fascino leggero ed elegante che arrivò a far proclamare il lutto nazionale per tre giorni dal dittatore Franco, all’indomani della sua morte. Manolete (il premio Oscar Adrien Brody) viene tratteggiato da Mayjes come un uomo in preda ad una passione folle per la bellissima attrice dal passato ambiguo Lupe Sino (Penelope Cruz). Lui, attratto dal sangue, dalla morte, dal destino crudele di chi ha scelto un mestiere che lo costringe a confrontarsi con i suoi limiti. Lei al contrario, amante della vitalità, è convinta di poter portare Manolete lontano dall’arena.

Melò caliente, ambientato tra i vicoli delle città spagnole, la plaza de toros e le feste del regime, il film di Mayjes vince sul versante della passionalità con frasi ad effetto pronunciate da Lupe Sino mentre fissa il torero triste come: “Sei il più bel mostro che abbia mai visto”. Nonostante la bravura di entrambi gli attori protagonisti, la storia stenta ad appassionare, causa una pesante prevalenza del Tanatos sull’Eros che finisce per ipotecare il finale ad una prevedibilità troppo accentuata. “Per voi uomini niente è reale finché non sanguina” è un messaggio fin troppo semplice da interpretare per lo spettatore e così il finale si staglia chiaro di fronte agli occhi, tinto di rosso, come le labbra della donna tanto amata da Manolete, come il drappo che il torero lascia scorrere lieve sul dorso del toro, e come il sangue che chiama altro sangue.

Fabio Sajeva



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