Med Film Festival: serata d’apertura con Gianni Amelio e Yousry Nasrallah

Nasrallah

Non poteva cominciare meglio la XXII edizione del Med Film Festival: la cerimonia d’apertura, salutata da un folto pubblico che ha gremito la sala 2 del cinema Savoy di Roma, ha visto la consegna del premio alla carriera al regista Gianni Amelio, il quale, nella sua ricca cinematografia, si è cimentato spesso con la questione delle frontiere, tema cardine della manifestazione, in primis con Lamerica, dove il mare costituiva l’elemento principale della narrazione, il non luogo della fuga e dell’incontro, e successivamente ne Il primo uomo, in cui, ripercorrendo i passi di Albert Camus, era messa in scena una significativa ricognizione del conflitto algerino tra il Fronte di Liberazione Nazionale e l’esercito francese.

Ad aprire le danze del Concorso Ufficiale Amore e Psiche è stato il film del regista egiziano Yousry Nasrallah, Brooks, Meadows & Lovely Faces, già presentato alla scorsa edizione del Festival di Locarno. Nasrallah è nel tempo divenuto il principale esponente della New Wave egiziana, laddove il suo cinema ha sempre mostrato particolare attenzione ai mutamenti politici che hanno caratterizzato la vita recente del paese. Durante la rivoluzione del 2011 ha filmato con una videocamera le manifestazioni in Piazza Tahir e ha partecipato ai comitati rivoluzionari locali, per poi lavorare come docente al Centro Nazionale di Cinematografia egiziano.

Nasrallah

Intervenuto per presentare la sua ultima opera, Nasrallah ne ha chiarito le linee guide, perché i toni della commedia segnalano, rimandando a un fuori campo assoluto che non cessa di riverberare sull’intera pellicola, un conflitto politico che è assai presente in Egitto, dato che i rapporti di forza intercorrenti tra le differenti classi sociali non hanno ancora trovato una ricomposizione che permetta di guardare con fiducia al futuro. In Brooks, Meadows & Lovely Faces a farla da padrone sono il cibo e il sesso, proprio perché si è voluto risalire alla base essenziale di quei desideri che informano l’agire umano, innanzitutto e per lo più teso ad appagare le pulsioni immediate ed istintive. Seguendo, dunque, un canovaccio apertamente scespiriano, in riferimento all’evidente tono tragicomico, Nasrallah compone un film che è leggero, gioioso, colorato, eppure continuamente esposto alla fatalità di un destino che puntualmente ricorda a ciascun personaggio la drammaticità della situazione in cui vive, giacché nessun riesce davvero ad agguantare quella fetta di felicità che sembrerebbe a portata di mano; vi sono degli ostacoli che non sono superabili, che si frappongono tra la pulsione e l’oggetto, e il risultato è una frustrazione palpabile che degenera anche e purtroppo in tragedia.

Le donne che il regista filma ricordano quelle italiane degli anni cinquanta, con forme generose e sorrisi smaglianti, non ancora ossessionate dalla ‘dittatura’ della cura maniacale del corpo; mangiano, ballano, ridono e hanno sensualità da vendere, ogni sguardo emana un afrore che seduce irrimediabilmente, i maschi barcollano, ipnotizzati da quelle figure che si muovono sinuose negli spazi di un banchetto infinito, di una festa destinata a un’amara fine. A suggellare il precipitare dei fatti interviene, nel finale, l’improvvisa invasione di un fitto sciame di api, che costringe tutti i partecipanti a fuggire, a gettarsi in acqua, disperdersi. Sembra quasi un rovesciamento dell’episodio biblico, visto che in questo caso è la perfida compagna del disonesto Farid a scatenare l’improvviso assalto degli insetti. Solo l’amore riesce a salvare il buon Reefat da un castigo che sarebbe stato davvero ingiusto subire.

Nasrallah fa un ampio utilizzo di steady cam, dolly, piani-sequenza, sta addosso ai personaggi, strascinandoci in situazione, facendoci immedesimare, azzerando quel distacco culturale che uno sguardo occidentale potrebbe preventivamente provare nei confronti di una realtà che, invece, è assai prossima alla nostra, e chiede solo di potere accedere a quell’emancipazione, a quell’equiparazione dei diritti e redistribuzione delle risorse che consentirebbero davvero di giungere a una democrazia matura.

Luca Biscontini



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