Oxhide è un film del 2005, diretto dalla regista Liu Jiayin. Si tratta del suo primo lungometraggio, realizzato quando era ancora studentessa alla Beijing Film Academy, come progetto di laurea.
Venne presentato in anteprima al Festival internazionale del cinema di Berlino, dove ottenne due premi: il Caligari Film Award e il Premio FIPRESCI, nella sezione Forum of New Cinema. Vinse anche diversi altri premi ed ebbe importanti riconoscimenti, tra cui il prestigioso Dragons and Tigers Award for Young Cinema al Vancouver International Film Festival (VIFF) e il Golden DV Award all’Hong Kong International Film Festival (HKIFF).
Il film è ora disponibile su Mubi.
Oxhide: piccoli gesti quotidiani che diventano narrazione
Oxhide si concentra sulla quotidianità della famiglia della regista, che vive in un minuscolo appartamento a Pechino, insieme al padre Liu Zaiping, la madre Jia Huifen e il gatto Mao Dou. Il film mostra dei frammenti della loro vita, apparentemente banali, ma che, poco a poco, conducono allo svelamento di tensioni, difficoltà economiche e timori riguardo al futuro.
Uno stile essenziale e innovativo
Liu Jiayin si è occupata della regia, della fotografia e del montaggio, facendo allo stesso tempo parte dei protagonisti del racconto. Lo stile del film viene considerato particolarmente originale e innovativo; si compone, infatti, di sole ventitré inquadrature (come l’età della regista all’epoca), sempre fisse, e ambientate in un’unica stanza.
Per ovviare alle evidenti limitazioni logistiche, Jiayin sceglie, di volta in volta, punti macchina particolari, facendo un uso strategico dello spazio a propria disposizione.
Il film è stato girato con una videocamera DV non professionale, utilizzando un formato panoramico 2.35:1, ottenuto in modo artigianale. La regista avrebbe infatti ridotto l’ampiezza della schermata usando della carta e del nastro adesivo. Questo porta a una messa in scena, che disorienta lo spettatore, in cui la profondità di campo è pressoché assente. Le immagini risultano quindi compresse e appiattite e la videocamera si avvicina più che mai all’azione, creando una composizione soffocante e claustrofobica.
Oxhide mescola l’approccio documentaristico con elementi di finzione. Nonostante l’appartamento e la situazione familiare siano reali, la stessa Liu Jiayin ha più volte sottolineato che il film è fortemente costruito e sceneggiato, non una semplice osservazione della realtà.
I tre personaggi interpretano infatti versioni romanzate di se stessi: alcuni elementi narrativi provengono dalla loro esperienza reale, altri sono invece completamente inventati. Le scene sono minuziosamente pianificate e i movimenti coreografati con estrema precisione.
Un progressivo avvicinamento
L’estetica del film, in un primo momento, può risultare alquanto respingente, a causa della costante oscurità e di lunghe sequenze statiche, soprattutto durante i pasti. Si entra immediatamente all’interno del nucleo familiare, tra spazi angusti e opprimenti. Spesso i corpi vengono tagliati e frammentati: escono dall’inquadratura, per poi farvi ritorno poco dopo, mentre lo spettatore continua a sentirne la voce fuori campo.
Man mano che si comprendono meglio le dinamiche familiari, è allora possibile avvicinarsi all’umanità dei protagonisti e alle loro difficoltà. I piccoli gesti quotidiani diventano dei rituali che regolano la giornata e che permettono di conoscere meglio i personaggi. I pranzi e le cene sono un’occasione di riunione e vicinanza: scatenano ricordi o discussioni, mostrando il carattere, le preoccupazioni e il modo di fare di ciascuno.

La precarietà del mondo del lavoro e la ricerca di dignità
In una scena, Liu Zaiping mostra alla figlia e alla moglie alcune borse dal design originale e ricercato. Capiamo così che Zaiping è un artigiano, che crea borse e altri oggetti in pelle, che poi mette in vendita nel negozio di famiglia. Proprio da questa occupazione deriva il titolo del film: “oxhide” significa infatti “pelle di bue”.
Il tema del lavoro è molto presente all’interno del film e spesso domina le conversazioni.
In una delle prime scene, Zaiping fa stampare alla figlia dei fogli rossi che indicano il 50% di sconto su tutti gli articoli del negozio. Gli sconti, inizialmente, incentivano le vendite, ma in seguito alle reazioni maleducate di alcuni clienti, Zaiping riporta a casa i fogli, stanco di dover abbassare e ritrattare in continuazione il costo dei propri sforzi.
Il padre, con l’aiuto della moglie, crea infatti borse complesse, che richiedono molta cura e precisione. Si tratta di pezzi di grande qualità, che disegna lui stesso. Gli è molto difficile sopportare che i clienti non ne apprezzino il valore, come se la fatica e il tempo impiegato nella realizzazione non contassero nulla.
In alcune occasioni, l’uomo affronta l’argomento con la moglie, che ha invece un atteggiamento più pratico e ragionevole. In una scena, quando Zaiping si infastidisce, le dice: “Tanto vale che ci facciamo schiaffeggiare. E della dignità che mi dici?“ A quel punto la moglie, prima di allontanarsi e uscire dall’inquadratura, gli risponde semplicemente: “Va bene, tieniti la dignità e aspetta di morire“.
Il particolare che diventa universale e la forza dei legami familiari
Nonostante la narrazione si concentri su un singolo nucleo familiare, il racconto diventa il riflesso di moltissime situazioni analoghe. Un esempio che si ricollega a molte altre famiglie, pressate da ingiustizie nel mondo del lavoro e da ristrettezze economiche.
Eppure Oxhide non scivola mai nel puro pessimismo e mostra anche diversi momenti di leggerezza e ironia. Tra le preoccupazioni quotidiane, emerge un affetto autentico e Jiayin riesce a ottenere dai propri genitori interpretazioni di sorprendente intensità.
Si percepisce il legame tra i personaggi e anche la speranza che, malgrado tutto, le difficoltà si possano ancora superare. È proprio in questo equilibrio tra disincanto e tenerezza che il film trova la sua forza più profonda.
La regista
Liu Jiayin è una regista indipendente e docente cinese, che vive a Pechino. Ha studiato alla Beijing Film Academy, specializzandosi in sceneggiatura.
È stata definita da The Hollywood Reporter «uno dei talenti più entusiasmanti e originali emersi dalla Cina negli anni 2000», mentre Oxhide è stato descritto nel 2006 come «il film cinese più importante degli ultimi anni».
Nel 2009, Jiayin ha diretto un seguito di Oxhide, intitolato Oxhide II. La regista è tornata quindi a concentrarsi sulla propria famiglia, partendo da una semplice premessa: una famiglia che prepara dei ravioli. Questo lavoro presenta una struttura ancora più rigorosa, utilizzando solo nove inquadrature in oltre due ore di durata. Il film è stato presentato in anteprima al Festival di Cannes 2009, all’interno della sezione Quinzaine des Réalisateurs.
Nel 2023 è uscito un altro suo film, All ears: la storia di uno sceneggiatore in difficoltà, che, per guadagnarsi da vivere, inizia a scrivere elogi funebri. All ears ha segnato il ritorno di Jiayin dietro la macchina da presa, dopo quattordici anni dall’ultimo film e le ha permesso di vincere il premio per la miglior regia, al Shanghai International Film Festival.