Following, il primo lungometraggio del regista di Memento (2000) e Interstellar (2014) della trilogia de Il Cavaliere Oscuro (2005/2012) e di Oppenheimer (2023) è un film magnetico che gioca con il tempo e con lo spettatore. Attualmente disponibile alla visione grazie a Mubi.
Opera prima e carriera
È il 1998 quando Christopher Nolan realizza il suo primo film. Non dispone di capitali se non 6000 sterline che saranno tutte impegnate per l’acquisto della pellicola. Non ha attori quindi deve affidarsi al tempo libero degli amici e dei parenti. Non ha strumenti tecnici per cui ogni scelta stilistica deve essere valutata e realizzata in relazione alle difficoltà economiche. Quello che ne esce è un film girato in quasi un anno, solo nei fine settimana, che si svolge negli appartamenti degli amici, senza cura dei dettagli, con attori e maestranze improvvisate. Ma questo non conta perché su tutto c’è una grande voglia di imporre il proprio modo di raccontare e di trovare soluzioni profonde per ogni questione. Ogni difetto così diventa una virtù, ogni mancanza una ricchezza. Dopo questo film arriveranno i capitali e le produzioni importanti a soddisfare ambizioni sempre più grandi.

Inseguendosi nella storia
La parola following si può intendere in senso fisico, ma anche in senso letterale. Seguire qualcosa o qualcuno oppure un discorso segue un altro e così via. Entrambi gli utilizzi trovano la loro rappresentazione nel film sia dal punto di vista narrativo che da quello stilistico.
Bill (Jeremy Theobald) è un aspirante scrittore che cerca ispirazione tra la gente e nella realtà che lo circonda. A inizio film racconta che ama seguire le persone, pedinarle, vedere cosa fanno, come si spostano e come vivono: osservare con discrezione senza mai entrare nelle loro vite. La regola principale sta infatti nel darsi dei limiti invalicabili: non seguire più di una volta la stessa persona, scegliere luoghi aperti e molto frequentati, non seguire mai donne la sera o in situazioni che potrebbero essere fraintese. In sostanza, seguire e pedinare per spiare nell’assoluta riservatezza.
Cobb (Alex Haw) è un ladro professionista, fa piccoli furti nelle case, e per questo studia attentamente i movimenti degli abitanti dei quartieri periferici di Londra. È abile e lucido nell’entrare negli appartamenti e nel districarsi nei pericoli. Ruba piccole cose, anche insignificanti. Per lo più egli si diverte a vivere la vita degli altri nelle loro case disabitate.
Bill per caso inizia a seguire Cobb. Cobb però se ne accorge presto, per cui il rapporto si capovolge e Cobb inizia a seguire Bill. Cobb è preoccupato, vuole capire l’identità di chi lo segue. Rassicurato del fatto che Bill non sia un poliziotto, lo avvicina, lo conosce e finisce per ingaggiarlo come aiutante nei propri furti.
Un neo noir
Tra Bill e Cobb entra presto in scena una terza figura. Si tratta di una donna (Lucy Russell), una classica femme fatale bella seducente e misteriosa. La donna, amante di entrambi, fungerà da terzo lato di un triangolo amoroso alleandosi ora con l’uno, ora con l’altro. L’obiettivo criminale della donna è sbarazzarsi del suo ufficiale compagno, un viscido e malvagio trafficante, e rubargli tutti i soldi che tiene nella cassaforte.
Sotto la guida di una presenza esterna che interroga Bill, il film si sviluppa mettendo in fila un colpo di scena dietro l’altro. Il personaggio che interroga (John Nolan, lo zio del regista) è evidentemente un poliziotto e sembra sapere ciò che è successo meglio dei personaggi. Il film è realizzato in un bianco e nero che se non fosse stata una scelta obbligata per via dello scarso budget e della mancanza di strumenti per controllare la luce, sarebbe stata comunque la scelta più appropriata.
Ebbene, tutti questi stilemi, non fanno altro che avvicinare il film a un noir. Anzi a un neo-noir, così come sono stati definiti i noir da Paul Schrader (Taxi Driver e American Gigolò) e Roman Polanski (Chinatown) in poi per distinguerli dai classici noir alla Fritz Lang o Billy Wilder. Un’evoluzione del genere che mantiene trame, personaggi criminali con morale ambigua e toni cupi, ma che si cala, a differenza degli anni Quaranta, in tessuti di decadenza urbana e in questo caso anche con un tocco meta-cinematografico.

Inseguendosi nello stile
Oltre che al pedinamento dei personaggi il termine following allude anche al concetto più sintattico di consecuzione temporale e a quello semantico di spiegazione. Qui Nolan inaugura alcuni dei nuclei narrativi che saranno i tratti distintivi della sua opera futura.
La trama di Following non è lineare, si va avanti e indietro. Il racconto procede mostrandoci prima le conseguenze e poi gli accadimenti, prima gli effetti e poi le cause. Gli indizi vengono seminati dopo e raccolti prima. I personaggi prima si trasformano e poi tornano indietro. Questo gioco cerebrale esploderà nei film successivi del regista ma già qui si chiede allo spettatore di calarsi nella logica del giallo da risolvere. È necessaria infatti una visione attenta per comprendere tutti i meccanismi, perfettamente sensati e logici. Lo spettatore deve assumere la logica voyeuristica proprio come Bill, il pedinatore che diventa pedinato, il personaggio che cercava spunti per un libro nelle vite degli altri ma che finisce per diventare egli stesso oggetto narrativo.
Ogni scena anticipa quella precedente, a volte la spiega e a volte ne inverte il senso. Il gioco complessivo assume un suo punto conclusivo nell’ultimissima scena quando tutti gli indizi e i particolari vengono portati all’attenzione dello spettatore gratificandolo.
Echi di Nolan futuro
Following ebbe immediatamente successo critico. Vince al Festival di Rotterdam il Tiger Word nel 1999, ottiene consensi su palcoscenici importanti come il Festival di Hong Kong e quello di Newport. In Italia verrà distribuito solo molto più tardi, nel 2023, quando il regista sarà già ampiamente affermato. È un’opera prima che si mostra già matura nel tratto principale del Nolan futuro cioè la decostruzione della trama, la scomposizione logica del concetto di tempo, la sequenzialità che necessariamente deve presentarsi frammentata.
Lo spettatore deve farsi voyeur ma anche prestigiatore. Deve cioè guardare attentamente, seguire, ma anche reinventare. La realtà non è mai quella che appare a prima vista. Le certezze e le conquiste sintattiche raggiunte dallo spettatore vengono spesso, se non sempre, messe in discussione. Occorre quindi andare oltre lo sguardo attento una disponibilità sincera alla fascinazione e all’intuizione. Questo sarà un altro tratto distintivo delle prossime opere del regista.
Con l’occhio futuro, gli apologeti possono scovare perle come il simbolo di Batman disegnato sulla porta di casa di Bill, oppure riflettere sulla scelta del nome Cobb, nome che il regista utilizzerà per il personaggio di Leonardo diCaprio in Inception (2010), colui che estrae dai sogni degli altri i segreti per superare il senso di colpa della morte della moglie.
Da segnalare infine che in Following traspare una certa dose di curiosità e simpatia umana verso i propri personaggi che forse nel Nolan successivo si perderà nelle grandezze delle produzioni e delle ambizioni. L’idea per esempio di pedinare per divertimento, la curiosità di sapere come vivono le altre persone e poi quella di immaginare cosa pensano i derubati dei ladri che hanno frugato nei loro effetti sono attenzioni e pensieri sottili. Attenzioni proprie di un cinema diverso da quello che sarà quello del regista di Tenet (2020).