La rassegna Prima i Primi di MUBI propone una selezione di opere che non sono semplici “prime volte” ma autentiche dichiarazioni di cinema, esordi dirompenti e capaci di lasciare il segno, lanciando sin da subito la carriera di alcuni dei più importanti cineasti al mondo. In un percorso che attraversa decenni, continenti e stili, emergono film che hanno inciso un marchio indelebile nel linguaggio cinematografico e nella carriera dei loro registi.
Qui dieci tra i titoli più significativi e interessanti attualmente disponibili in streaming, in Italia, su MUBI.
Following (Christopher Nolan, 1998)
Opera d’esordio del celebre regista britannico, Following è un neo-noir che in solo 69 minuti mostra già le ossessioni temporali e narrative del futuro autore di Oppenheimer e Inception. Seguendo le scorribande di un aspirante scrittore nei meandri di Londra, il film costruisce un puzzle narrativo che gioca con identità, inganno e voyeurismo, dimostrando come, anche con un budget minimo, si possa forgiare un racconto ingegnoso e inquietante al punto giusto.
Parigi ci appartiene (Jacques Rivette, 1961)
Primo lungometraggio di uno dei nomi chiave della Nouvelle Vague, Parigi ci appartiene è una meditazione metacinematografica sull’arte, il teatro e il complotto che si perde tra le vie della capitale francese. Anne, giovane studentessa, si immerge in un gruppo di intellettuali, dove misteri, suicidi sospetti e inquietudini esistenziali si intrecciano, anticipando l’idea, fatta propria da Rivette, di cinema come esperienza di disorientamento e riflessione poetica sul reale.

Parigi ci appartiene (Jacques Rivette, 1961) @MUBI
La Ciénaga (Lucrecia Martel, 2001)
Debutto potente della regista argentina Lucrecia Martel, La Ciénaga sfrutta la stagnazione di una villa di campagna come metafora della decadenza sociale e familiare. Il tempo dilatato, l’atmosfera soffocante e l’acre realismo sociale intrecciano la noia, l’apatia e la tensione drammatica in un ritratto borghese che parla più di erosione psicologica che di trama lineare, segnando l’avvento di una voce autoriale di grande impatto.
Delicatessen (Jean-Pierre Jeunet & Marc Caro, 1991)
L’esordio alla regia della coppia Jeunet-Caro immagina un mondo post-apocalittico surreale dove personaggi bizzarri e grotteschi abitano un condominio dominato da un macellaio cannibale. Delicatessen è il manifesto della loro estetica barocca e ironica, fatta di colori saturi e dettagli fantasiosi, denota subito una poetica visiva inconfondibile, mescolando commedia nera e fantascienza con un gusto per il grottesco che fa da apripista al cinema fantastico europeo degli anni ’90.
Get Out (Jordan Peele, 2017)
Con Scappa: Get Out, Jordan Peele interpreta l’horror psicologico come strumento di critica sociale. Chris, giovane afroamericano in visita alla famiglia della fidanzata bianca, si trova presto intrappolato in un incubo che mescola razzismo, ipnosi e dinamiche di potere. Il film non è solo un thriller efficace ma una satira corrosiva sul cosiddetto “razzismo liberale”, capace di esplorare con lucidità tanto le convenzioni del genere quanto le contraddizioni della società contemporanea.

Scappa: Get Out (Jordan Peele, 2017) @MUBI
Revenge (Coralie Fargeat, 2017)
Un debutto folgorante che rivoluziona il revenge-thriller, Revenge trasforma un dramma di violenza e abbandono in una furiosa esplorazione estetica e fisica del trauma e della vendetta. La protagonista sopravvive a un attacco brutale nel deserto e trasforma il suo percorso di sopravvivenza in una lotta feroce contro i suoi aggressori, fondendo genere, estetica visiva potente e una critica implicita alle dinamiche di genere.
Kinetta (Yorgos Lanthimos, 2005)
Primo lungometraggio del celebre regista greco, Kinetta porta avanti una narrativa minimale e alienante, oggi marchio di fabbrica di Lanthimos. In una cittadina di provincia, tre personaggi (un agente immobiliare, un fotoreporter, e un uomo dai comportamenti ossessivi) organizzano e documentano scenari drammatici. Già in luce il gusto di Lanthimos per l’assurdo, l’enigmatico e l’osservazione distaccata dei comportamenti umani, che esploderà definitivamente nei suoi film successivi.
Accattone (Pier Paolo Pasolini, 1961)
L’esordio cinematografico di Pasolini non è solo un documento della Roma povera e proletaria degli anni ’60 ma un poema visivo sulla marginalità e la dignità umana. Accattone, protagonista scapestrato e sfruttatore di relazioni, vive di espedienti tra baraccopoli e strade, offrendo uno sguardo crudo e poetico su vite ai margini e ponendo le basi per l’etica ed estetica pasoliniana nel cinema italiano. Un fulmine a ciel sereno che dona ancora più lustro ad una delle correnti più importanti della storia del cinema

Accattone (Pier Paolo Pasolini, 1961) @MUBI
Amore tossico (Claudio Caligari, 1983)
Un ritratto devastante della tossicodipendenza nella periferia romana, Amore tossico affonda il suo sguardo tra l’umanità devastata di un gruppo di giovani schiacciati dall’eroina e dalla marginalizzazione sociale. Caligari, con sensibilità documentaria e durezza poetica, costruisce un film che non edulcora nulla, trasformando la pellicola in una testimonianza bruciante di un tempo e di un disagio profondamente italiano, facendo, ancora oggi, rimpiangere la prematura scomparsa di un regista speciale.
We’re All Going to the World’s Fair (Jane Schoenbrun, 2021)
Nella sua prima opera, Jane Schoenbrun esplora internet, identità e isolamento attraverso il ritratto di una ragazza adolescente immersa in una sfida rituale online che la trasforma lentamente. We’re All Going to the World’s Fair Mescola horror psicologico, performance digitale e introspezione generazionale, il film esplora l’alienazione contemporanea con una sensibilità nuova, usando l’estetica della rete come terreno narrativo e simbolico.
Questa selezione curata da MUBI e in continuo aggiornamento non è solo un’antologia di esordi ma una cartografia dei modi in cui il cinema può reinventarsi e stupire fin dal primo passo: dall’intimità di un noir urbano che reinterpreta un genere, al teatro di tensioni sociali gestite con innata maestria, dall’esplorazione metacinematografica alla feroce critica agli stilemi. Ogni titolo testimonia come, nel cinema di ieri e di oggi, il primo film possa coltivare già il genio di un autore in divenire.