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Oscar 2026 i cinque documentari candidati di cosa narrano?

Ci avviciniamo sempre di più all'evento cinematografico più atteso dell'anno, di cosa narrano i cinque documentari candidati all'Oscar 2026?

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Un anno difficile per il cinema documentaristico, rottura e anti-sistema sono le parole chiave dei documentari candidati all'Oscar 2026.

Cosa vogliono veicolare i cinque documentari candidati all’Oscar 2026? Il cinema documentaristico quest’anno ha dovuto adattarsi per esprimersi ed emergere.

È inusuale l’assenza, dai principali circuiti distributivi del cinema documentaristico in un anno come il 2025, polarizzante ed estremamente politico. Lo spazio riservato a tale tipo di produzioni è sempre minore. Anche quando lo si trova, è ridotto e sfuggente. Le uniche che riescono a prendere una boccata d’aria sono le proiezioni speciali e i pochi fortunati titoli  che approdano sulle piattaforme. Perfino tra i candidati all’Oscar 2026 ci sono prodotti con storie di distribuzione difficoltose.

Panoramica sui documentari candidati all’Oscar 2026

The Perfect Neighbour, documentario candidato all'Oscar 2026

The Perfect Neighbour, disponibile su Netflix

The Perfect Neighbour

Il primo lavoro su cui ci soffermiamo è The Perfect Neighbour di Geeta Gandbhir su  Netflix.

The perfect neighbor una spirale realistica di violenza e smania

Racconta di un litigio tra due vicine in Florida che sfocia nella tragedia: una donna afroamericana (Ajike “AJ” Owens), madre di quattro figli, viene uccisa da Susan Lorincz con un colpo di pistola. La ricostruzione dei fatti è stata possibile attraverso le interviste e i filmati delle telecamere del corpo della polizia. Una vicenda che si lega alle tematiche del dibattito pubblico statunitense dell’autodifesa e del Secondo Emendamento. Inoltre non si può sorvolare sulla, tristemente sempre attuale, criticità del razzismo interiorizzato e sistemico nella società.

The Alabama Solution

Disponibile anche in Italia su HBO Max è The Alabama Solution. Il documentario tratta i problemi di abuso e abbandono nelle carceri americane da parte delle guardie. Il progetto di Andrew Jarecki e Charlotte Kaufman nasce nel 2019, anno a cui risale la loro visita a fini d’indagine all’Easterling Correctional Facility dell’Alabama. Lungo i sei anni che hanno portato alla produzione e pubblicazione del documentario, i produttori hanno mantenuto i contatti con i detenuti con cellulari contrabbandati. Una crisi umanitaria su cui viene posta una nuova lente d’ingrandimento. Il documentario mette in prospettiva le condizioni degli oppressori e degli oppressi, creando una nuova empatia verso quest’ultimi.

Cutting Through Rocks

Il terzo film in lizza è Cutting Through Rocks di Mohammadreza Eyni e Sara Khaki. Distribuito da Wanted, l’uscita in sala è programmata per il 6 marzo. La storia narrata è quella di Sara Shahverdi, prima donna ad essere eletta consigliera in un piccolo villaggio iraniano. Shahverdi è un’ex-motociclista, ostetrica e divorziata. I suoi valori e quelli del villaggio si scontrano e la costringono allo sguardo inquisitorio dei suoi abitanti. In questo caso la rottura sistemica si rivede nello scontro tra l’emancipazione femminile e il sistema patriarcale iraniano.

Mr. Nobody Against Putin

Dissidenza è la parola chiave del prossimo candidato: Mr. Nobody Against Putin, di David Borenstein e Pavel Ilyich Talankin, ad oggi ancora non visibile o con piani distributivi. Pavel “Pasha” Talankin è il testimone attivo e sovversivo della trasformazione della sua scuola elementare in un campo di reclutamento di guerra. Talankin mostra, attraverso filmati, la realtà di una Russia sotto il governo di Putin, con le sue strategie propagandistiche e di controllo dell’informazione. Il progetto è nato nel 2022 a seguito dell’invasione dell’Ucraina, quando sono iniziate le direttive dall’alto di organizzare dimostrazione patriottiche all’interno delle scuole.

Come See Me in the Good Light

Come See Me in the Good Light  l’amore che non muore

Chiude i documentari candidati di quest’anno Come See Me in the Good Light, di Ryan White. Si tratta del racconto della vita di Andrea Gibson, poeta e attivista statunitense. Non viene tralasciato nulla nel documentario: si parte dall’infanzia, passando per i traumi familiari e le difficoltà con la sua identità sessuale. Viene posto un accento sullo strumento con cui  si esprime e si espone: la poesia, veicolo dei discorsi sulla comunità LGBTQ+ e le disuguaglianze sociali e politiche. Infine Gibson deve affrontare il cancro ovarico terminale insieme a sua moglie Megan Falley. Sarà quest’ultima a ricordare gli ultimi momenti di sua moglie dopo la morte arrivata infine nel luglio 2025. Su Apple tv.