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IN SALA

Carta Bianca

L’avevamo già molto apprezzato per il suo lungometraggio d’esordio, “Falene” (2009), e Andrès Arce Maldonado, regista colombiano classe 1972, conferma il suo spiccato talento con questa seconda prova, “Carta Bianca”, in uscita il 26 Giugno, distribuito da Distribuzione Indipendente

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Carta bianca

Anno: 2013

Distribuzione: Distribuzione Indipendente

Durata: 90′

Genere: Drammatico

Nazionalità: Italia

Regia: Andrès Arce Maldonado

Data di uscita: 26 Giugno 2014

L’avevamo già molto apprezzato per il suo lungometraggio d’esordio, Falene (2009), e Andrès Arce Maldonado, regista colombiano classe 1972, conferma il suo spiccato talento con questa seconda prova, Carta Bianca, in uscita il 26 Giugno, distribuito da Distribuzione Indipendente.

Tre storie, tre personaggi che brancolano in una Roma periferica e anonima, accomunati dalla solitudine e dall’indifferenza: nell’arco di 24 ore, tra la mattina di sabato e l’alba di domenica 14 Febbraio, vediamo le loro vite prendere delle strade pericolose, difficili da gestire, che li costringono a una presa di coscienza definitiva, a dover contare solo sulle loro singole forze.

Un pusher marocchino, Kamal (Mohamed Zouaoui), una badante moldava, Vania (Tania Angelosanto), una grintosa imprenditrice italiana, Lucrezia (Patrizia Bernardini): tre destini che s’incrociano, tre solitudini che, malgrado tutto, diventano riferimento l’una per l’altra, raggiungendosi in un punto d’incontro dove  l’esistenza prende una svolta che segna.

Le atmosfere del film sono rarefatte, la narrazione si sviluppa lentamente, lasciando allo spettatore il compito di apprendere, man mano che le storie si dipanano, gli indizi e gli elementi che costituiscono la premessa delle azioni dei protagonisti. La fotografia di Maura Morales Bergmann è molto curata, e tratteggia ciascun personaggio in modo differente, sviluppandosi abilmente tra interni ed sterni. Il montaggio alternato, e a tratti vorticoso, incastra bene le diverse vicende, per poi preparare il momento del contatto. La regia di Maldonado svela una solida preparazione, e il tutto viene orchestrato con grande precisione, seguendo quasi un ritmo melodico, scandito dalle belle musiche di Max Trani.

Anche gli attori, che nel film recitano nella propria lingua o in dialetto, risultano credibili e convincenti. Ad accumunare le loro storie da un lato è il problema dell’immigrazione clandestina, ma più in profondità è un sentimento di smarrimento, di paura, e, contemporaneamente, un desiderio di redenzione, che il giorno di S. Valentino (a ridosso di cui si svolgono le storie) sembra far presagire.

Il film è un autoproduzione, realizzata con poche risorse, ma la buona qualità dell’opera dimostra che le forze reclutate sono di grande professionalità, che nulla hanno da invidiare a produzioni più fastose. Forse è proprio questo il compito del cinema indipendente: raccontare storie, senza emulare  nessuno, ma cercando di produrre idee a cui dare corpo e visibilità.

Luca Biscontini

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