Connect with us

Film festival Diritti Umani Lugano

‘Il ragazzo della Drina’ – Affrontare il passato per costruire il futuro

Un viaggio tra memoria e rinascita nei luoghi feriti dalla guerra di Bosnia

Pubblicato

il

Il ragazzo della Drina, diretto da Zijad Ibrahimovic, è un documentario intenso e delicato che intreccia la memoria personale con quella collettiva. Il protagonista è Irvin, un uomo che da bambino fu costretto a fuggire dalla Bosnia durante la guerra degli anni Novanta. Trent’anni dopo decide di tornare a Srebrenica, città simbolo del genocidio, per affrontare il proprio passato e dare vita a un progetto concreto: costruire con le sue mani un villaggio in legno. In questa scelta si racchiude il cuore del film, che non racconta solo una tragedia, ma anche un atto di resilienza e di rinascita.

La storia di Irvin

La trama segue Irvin nel suo ritorno alla terra d’origine. Da piccolo aveva lasciato la Bosnia insieme alla madre e al fratello, mentre il padre era scomparso durante il massacro di Srebrenica, senza mai fare ritorno. Il documentario mostra come, a distanza di decenni, Irvin senta il bisogno di confrontarsi con quella ferita mai rimarginata. Non si limita a visitare i luoghi della memoria: decide di vivere il bosco, tagliare alberi, trasportare materiali, costruire case.

Ogni gesto manuale diventa un modo per ricollegarsi alle radici e per trasformare il dolore in azione concreta. La Drina, fiume che dà il titolo al film, diventa così un simbolo duplice: confine segnato dal sangue, ma anche ponte verso una nuova possibilità.

Temi e significati

Uno dei temi principali è la memoria, che nel documentario non viene evocata attraverso immagini violente, ma attraverso assenze e silenzi. I boschi che hanno inghiottito le rovine, i paesaggi muti e la figura del padre scomparso parlano con più forza di qualsiasi cronaca. In parallelo emerge il tema dell’identità: cosa significa tornare in un luogo che ti ha dato i natali, ma che ti ha anche tolto quasi tutto? Per Irvin, la risposta è costruire. Edificare un villaggio non è soltanto un atto pratico, ma un gesto che afferma il diritto di esistere e di restare. Infine, la natura non è semplice sfondo: con il suo silenzio, i suoi ritmi lenti e la sua capacità di rigenerarsi diventa un personaggio centrale, quasi un alleato del protagonista.

Lo stile di Ibrahimovic

Ibrahimovic adotta uno stile sobrio e contemplativo. Le immagini si soffermano sui dettagli del paesaggio, sui gesti del lavoro, sui momenti di pausa. Il ritmo è lento, ma questa lentezza non è un difetto: diventa parte integrante della narrazione, perché rispecchia il tempo della memoria e della ricostruzione. Il suono è essenziale, spesso ridotto a rumori naturali: fruscii, colpi d’ascia, scrosci d’acqua. Le parole di Irvin non sono mai didascaliche, ma nascono in modo spontaneo, come se fossero un dialogo con se stesso e con lo spettatore. Questa scelta stilistica invita a entrare nel suo mondo più che a guardarlo da fuori.

Punti di forza e limiti

Il pregio maggiore del film è la sua autenticità. Non assistiamo a una narrazione mediata, ma alla voce diretta di chi ha vissuto la perdita e ora prova a dare un senso al futuro. L’equilibrio tra dolore e speranza è reso con delicatezza: si parla di tragedia, ma si mostra anche la possibilità di rinascere. A ciò si aggiunge una fotografia capace di rendere i paesaggi protagonisti, trasformando boschi e fiumi in simboli di vita. Tuttavia, proprio questa scelta contemplativa può risultare impegnativa per chi cerca un ritmo più rapido o un approfondimento storico più dettagliato. Inoltre, la vicenda rimane molto centrata su Irvin: alcune prospettive, come quelle di altri sopravvissuti o della comunità locale, restano sullo sfondo.

Significato e ricezione

Il documentario è stato presentato a festival come le Giornate di Soletta e Locarno, ricevendo attenzione per la sua capacità di unire il racconto privato alla riflessione collettiva. Non offre risposte facili né chiusure rassicuranti, ma accompagna lo spettatore in un cammino fatto di domande e di ascolto. Proprio per questo può essere considerato un film “necessario”: uno strumento di memoria, ma anche un invito a riflettere sul presente. Vedere Irvin costruire un villaggio nel bosco significa comprendere che il futuro non nasce dall’oblio, ma dalla capacità di trasformare le cicatrici in nuove radici.

In conclusione

Il ragazzo della Drina è un documentario che chiede tempo e attenzione, ma ripaga con una profondità rara. È consigliato a chi si interessa alla storia dei Balcani, a chi vuole comprendere meglio le ferite lasciate dalle guerre, ma anche a chiunque si interroghi sul senso dell’appartenenza e sulla possibilità di ricominciare. Non è solo la storia di Irvin, ma un racconto universale che parla di perdita, memoria e rinascita. Guardarlo significa lasciarsi accompagnare in un viaggio intimo, lento e necessario, che dal dolore conduce a un atto di speranza.

Il ragazzo della Drina

  • Anno: 2025
  • Durata: 73'
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Bosnia - Erzegovina
  • Regia: Zijad Ibrahimović