‘Renoir’ di Chie Hayakawa in concorso per la Palma d’oro a Cannes
Il cinema di Hayakawa Chie è un delicato racconto del suo Giappone, fatto di storie semplici e pure, ma ricche di significato attraverso mondi futuri e fantastici
Il Festival di Cannescome ogni anno si prepara ad accogliere sulla croisette numerosi registi e registe internazionali. La prossima edizione è prevista dal 13 al 24 maggio 2025, e manca ormai davvero pochissimo alla visione dei nuovi film in concorso.
Tra i vari titoli in lista per ottenere l’agognata Palma d’Oro c’è Renoir,film della regista giapponese Chie Hayakawa. In questo articolo andremo a conoscere questa giovane regista e il suo lavoro cinematografico.
Hayakawa Chie, come si usa scrivere in giapponese, è nata il 20 agosto 1976, ed è una regista e sceneggiatrice con base a Tokyo.
Si è laureata alla New York School of Visual Arts nel 2001, studiando fotografia. I suoi primi cortometraggi sono stati proiettati nella galleria della scuola e in alcuni festival cinematografici.
A Tokyo, mentre lavorava, si iscrisse a un corso di cinema di un anno presso una scuola serale. Il suo film di tesi, Niagara, fu selezionato per la proiezione al Festival di Cannes del 2014 e vinse il Gran Premio al Pia Film Festival, il premio FIPRESCI al Vladivostok International Film Festival e due Gran Premi all’International Women’s Film Festival di Seoul.
Nel 2022, il suo primo lungometraggio, Plan 75, ricevette la Caméra d’Or — Mention Spéciale al Festival di Cannes. Per la giovane regista il festival è stato un grande punto di partenza costellato di piccole vittorie e grandi traguardi internazionali. Quest’anno il suo lungometraggio Renoir è in competizione per la Palma d’Oro.
Filmografia
Renoir (2025)
Plan 75 (2022, D’A 2023)
Ten Years Japan (co-regia, 2018),
May in the Winter (corto, 2016),
Bird (corto, 2015)
Niagara (corto, 2014)
Ten Years Japan
Sulla scia del successo del 2015 Ten Years – in cui diversi registi hanno collaborato per raccontare in brevi episodi il futuro di Hong Kong dopo dieci anni – seguirono altre versioni orientali di paesi come la Thailandia, il Taiwan e il Giappone.
Per quest’ultimo l’incaricato fu l’acclamato regista Kore-eda Hirokazu, supervisore del progetto che si sarebbe chiamato Ten Years Japan, dove ben cinque giovani cineasti dovevano proporre la loro personale visione del loro paese nel futuro. Il risultato finale è un film a episodi: un ricco catalogo di visioni distopiche, di futuri possibili e molto spesso mai piacevoli.
L’episodio curato da Hayakawa è il primo episodio della raccolta filmica Ten Years Japan.
La trama
Plan 75 di Hayakawa Chie, inizia con un giovane burocrate (Kawaguchi Satoru) che spiega pazientemente un programma governativo di eutanasia ai suoi destinatari: anziani settantacinquenni indigenti e disabili giudicati sacrificabili. A un certo punto la sua consorte incinta (Yamada Kinuo) propone per il Programma 75 la propria madre, colpita da demenza senile.
Un micro-film ironico ma anche una proposta fantascientifica di un metodo tutto nipponico, il quale propone di liberare il mondo dagli anziani nel modo più eccessivo: ucciderli.
Plan 75 è tanto scioccante quanto avvincente, la regista propone un racconto verosimile in un futuro dove in Giappone essere vecchi è un peso per la società, qualcosa su cui ragionare se si pensa che in Asia i giapponesi sono tra i popoli più longevi. Praticare l’eutanasia sugli anziani sembra quindi essere l’unica soluzione plausibile in un futuro immaginato dalla regista, che pone al centro della sua storia qualcosa di non così troppo assurdo.
Il debutto con Plan 75
Dalla sceneggiatura originale ideata per l’episodio contenuto in Ten Years, nasce Plan 75, il primo lungometraggio di Hayakawa.
Il “piano 75” prevede la possibilità per i cittadini di età dai 75 in su di poter praticare l’eutanasia, un diritto che lo stato offre a tutti coloro che ne sentono la necessità, una libera scelta ma a un costo molto alto.
HayakawaChie dimostra con questa sua prima opera di avere un tocco delicato, realizza una regia accurata con una attenzione al mondo intorno a lei, soprattutto rivolto verso il suo paese, il Giappone. La regista presenta la sua storia toccante e allo stesso tempo densa di significati e meditazioni sulla vita e la morte, un’opera di rilievo e profonda, che riesce a toccare anche gli spettatori meno sensibili.
Si tratta di un film di fantascienza, nonché di genere drammatico, di grande interesse, molto ingegnoso e stimolante. Il lungometraggio a differenza dell’episodio breve, presenta un tono più delicato nel tentativo di infondere un senso di speranza. Hayakawa ha anche aggiunto diversi filoni narrativi, tra cui uno su una donna anziana e il suo affiatato gruppo di amici, e un altro su una badante filippina che accetta un lavoro in uno dei centri per l’eutanasia.
“Penso che il tipo di fine di una vita e il tipo di morte
che si desidera siano decisioni molto personali”
Ha dichiarato la regista, non volendo definire o giudicare la scelta dell’eutanasia .
Il film ha ottenuto grande successo, riuscendo anche a rappresentare il Giappone ai premi Oscar nella categoria miglior film internazionale nel 2023.
Il film è stato presentato al 75° Festival di Cannes ottenendo la menzione speciale per la Caméra d’or, un premio assegnato alla migliore opera prima, un traguardo importante per la regista, che nonostante i suoi primi passi, si è distinta come una voce di tendenza del cinema mondiale.
Renoir in concorso per la Palma d’oro
Il secondo lungometraggio di Hayakawa si intitola Renoir, titolo che evoca il mondo dell’arte in generale, basti pensare a Pierre-Auguste Renoir, il noto pittore esponente dell’impressionismo. Ma Renoir evoca anche il nome di un regista francese: Jean Renoir, secondo figlio del pittore già citato. Tuttavia l’opera di Hayakawa non riguarda le arti figurative, né omaggi al regista del film La grande illusione (1937).
Anche con questo film la regista pone l’attenzione sul Giappone ma sopratutto sulle persone, in questo caso sui giovanissimi. Il cast è composto da: Yui Suzuki, Lily Franky, Hikari Ishida e Ayumu Nakajima.
Il film racconta l’infanzia di Fuki nella Tokyo di fine anni ’80, una giovane ragazza di 11 anni (interpretata da Yui Suzuki) che si trova a dover affrontare i vari problemi dell’adolescenza e altre difficoltà familiari.
La trama
“Tokyo, 1987. Fuki, 11 anni, ha un padre, Keiji, gravemente malato e spesso in ospedale. Sua madre, Utako, è sopraffatta dallo stress nel prendersi cura del marito mentre lavora a tempo pieno. Lasciata spesso sola con la sua fervida immaginazione, Fuki sviluppa una passione per la telepatia e si rifugia sempre più nel suo mondo fantastico…”
Renoiruscirà nelle sale giapponesi il 20 giugno 2025.
Una clip dal film Renoir
In conclusione
Il cinema di Hayakawa fin dagli inizi si dimostra un cinema puro e sincero, dedito a grandi storie ricche di significato che vogliono comunicare molto più del semplice racconto di finzione. C’è qualcosa di profondo nelle storie che Hayakawa traccia nei suoi film a partire da Plan 75. Il suo è un cinema che si può avvicinare all’estetica di Wim Wenders (pensiamo a Perfect Days), un cinema fatto di emozioni e non solo di bellissime immagini in movimento.
Hayakawa attraverso il suo cinema mostra al mondo il suo Giappone come una realtà davvero interessante e che va oltre ciò che si pensa di conoscere, e lo fa raccontando storie apparentemente semplici che si rivelano il preludio di qualcosa di più potente. La regista sembra voler dimostrare, in modo molto genuino, come attraverso il cinema si possano trasmettere messaggi importanti e far parte di un cambiamento sincero.