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Far East Film Festival

‘Rabid’: l’orrore e l’horror ai tempi della pandemia

Un horror in quattro storie di mostruosità domestiche o lavorative, in cui l'isolamento causato dalla pandemia porta ad esasperare la criticità di situazioni già di per sé senza apparente via d'uscita.

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La quinta giornata del 24° Far East Festival ritrova il celebrato regista filippino Erik Matti, il cui precedente e bellissimo On the job 2: The Missing 8, già in Concorso al Festival di Venezia, dove si aggiudicò la Coppa Volpi al miglior attore protagonista, ha aperto questo festival dedicato al cinema dell’Est del globo nella sezione Fuori Concorso.

Rabid, al contrario del primo film sopra citato, figura invece in Concorso, ed è un horror strutturato in quattro episodi, che hanno in comune tra loro l’isolamento da Covid 19, e più in generale l’emarginazione che l’emergenza ha causato in molta parte del pianeta nell’ultimo biennio.

Le quattro storie infatti hanno in comune l’isolamento e le fobie che tale situazione straordinaria può talvolta comportare, spingendo l’essere umano verso comportamenti autodistruttivi e autolesionisti.

Rabid – la trama

L’orrore ai tempi del Covid 19, attraverso quattro storie di ordinaria follia e degenerazione:

In “Siamo gli unici sfortunati?” una famiglia benestante accoglie una mendicante sull’uscio della villa in cui abita, la rifocilla e finisce per accettarla come domestica. Gli ingenui ricchi familiari si accorgono troppo tardi di aver ospitato una strega che fa di tutto per ribaltare la situazione e divenire la padrona delle ingenti ricchezze dei proprietari.

In “Non c’è niente di meglio della carne“, una coppia rifugiata in una grotta, deve affrontare la malattia che ha reso vulnerabile la ragazza, costringendola a una cura a base di soli vegetali come unica soluzione per placarla dalla crisi. Il compagno, tuttavia, comprenderà presto che l’unica soluzione per tenerla in vita è, al contrario, nutrirla di carne e sangue, e per questo si concede e sacrifica alla fame insaziabile della sua compagna, prolungandole un’agonia che si trasferisce su di lui.

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In “Le disgrazie capitano“, una giovane e volenterosa infermiera, che da giorni è in attesa del visto di residenza grazie al lavoro che la occupa e che svolge con premura, si ritrova in balia di un’anziana paziente sadica e aggressiva, che la trasporta in una dimensione alternativa, dove il suo predisporsi al primo soccorso diventa una questione di sopravvivenza.

In “HM?“, ovvero How Much?, una madre disoccupata e costretta a casa con il figlio, s’improvvisa cuoca per consegne on line con esiti disastrosi. Piuttosto che vivere di stenti, tramite un diabolico sito internet, acquisisce una ricetta per un additivo che, magicamente, rende appetibile ogni piatto al punto da creare dipendenza. Ma un dosaggio sbagliato porta a conseguenze devastanti degne di una apocalisse da zombies.

Rabid – la recensione

Il regista filippino Erik Matti torna all’horror, ma non per questo rinuncia al suo pungente sarcasmo nel prendere posizione contro il governo e alcuni suoi provvedimenti arbitrariamente concepiti a danno del popolo, anche durante il pesante periodo pandemico ancora in corso.

Le quattro storie problematiche di solitudine affrontate senza il conforto di una responsabilità centrale organizzata e coesa, si traducono in un vortice parossistico che degenera nella follia e nella mostruosità, facendo in modo che il problema, anziché risolversi, si tramuti in una tragedia senza rimedio.

Con Matti il genere horror diventa un mezzo efficace e ideale per trasformare il cinema in un mezzo di critica contro la disonestà del potere e la sua inettitudine a gestire situazioni di emergenza, come appunto la pandemia da Covid 19.

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Un cinema politico che si concentra sui bisognosi, sulla classe disagiata, su chi soccombe e si trova ad affrontare le emergenze senza poter contare su un appoggio istituzionale concreto e funzionale.

Anche in Rabid, Erik Matti ci sorprende con uno stile sovraccarico che pare un ibrido molto riuscito tra un omaggio al genere B-movie dei bei tempi in stile Hammer ed una produzione televisiva innovativa e celebrativa del cinema di genere alla Master of Horror. Si serve di un umorismo nero pungente, che si affina rappresentandoci situazioni drammatiche come la solitudine degli anziani e la disperazione dinanzi all’indigenza. viste tuttavia da una angolazione distorta, e così sopra le righe da divenire un monito concreto contro l’indifferenza istituzionale che dilaga nelle Filippine da ormai troppi decenni. 7/10

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Rabid

  • Anno: 2021
  • Durata: 110
  • Genere: Horror
  • Nazionalita: Filippine
  • Regia: Erik Matti