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CONVERSATION

‘Lamb’ conversazione con Valdimar Jóhannsson

In 'Lamb' di Valdimar Jóhannsson ordinario e straordinario diventano una cosa sola

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Presentato in anteprima mondiale nella sezione Un Certain Regard del 74º Festival di Cannes e poi come evento speciale ad Alice nella Città 2021, Lamb di Valdimar Jóhannsson è un film che fa dell’originalità e del desueto i suoi punti di forza. Di seguito la conversazione con il regista del film. 

Distribuisce Wanted.

L’inizio di Lamb di Valdimar Jóhannsson

Volevo partire dall’inizio e cioè dalla prima sequenza in cui lo scenario lascia presagire uno sviluppo da cinema horror mentre poi sottrai allo spettatore gli elementi forieri di questa sensazione per trasformare il film in un’altra cosa. Mi puoi spiegare questa trasformazione?

A volte non so spiegare il motivo per cui certe cose vengono fatte. Mi ricordo che la scena iniziale è stata scritta così e che poi ne ho fatto anche uno storyboard. Forse sono stato ispirato da Béla Tarr. Lui è stato il mio mentore: quando studiavo a Sarajevo guardavo sempre i suoi film e quindi magari il primo capitolo è stato influenzato dal suo cinema. Abbiamo anche deciso che gli animali dovessero avere una voce e un punto di vista in questo mondo. Pensavamo fosse molto importante in quanto sono loro a percepire le cose prima di noi. Se uno vi presta attenzione capisce che loro sanno in anticipo il verificarsi di un evento.

La prima sequenza collega lo sguardo della donna a quello dell’agnello. Entrambi guardano attraverso la finestra interrogando la realtà su quanto sta per accadere. È l’unica scena dove c’è un movimento della macchina da presa. Per il resto in Lamb non troviamo uno spostamento della camera che contribuisca a raccontare la storia o che faccia pensare a qualcosa presente fuori campo. Il punto di vista corrisponde sempre a quello che stiamo vedendo. La mdp rimane statica e priva di movimenti dinamici.

È vero, ci sono molte riprese statiche. Ciononostante nel film ci sono comunque alcuni percorsi e tracce di altre possibili narrazioni. Volevamo in qualche modo rendere il racconto più accettabile possibile: più semplice anche dal punto di vista visivo. Da qui la staticità di cui giustamente parli.

Spettatori e protagonisti

Un’altra caratteristica di Lamb è che tu non metti lo spettatore sullo stesso livello dei protagonisti: nella prima metà del film noi sappiamo meno dei personaggi e questo rende gli spettatori dubbiosi e impazienti. Era una cosa voluta?

Il film è molto simile alla sceneggiatura anche per quanto riguarda il ritmo: lo abbiamo montato seguendo gli stessi tagli del testo scritto. Tu probabilmente ti riferisci ai primi capitoli dove la mdp resta con questi agricoltori nella necessità di conoscerli meglio. Abbiamo fornito loro molti suggerimenti. In quel punto tu avevi capito che avevano perso un figlio?

Sì, quando parlano del futuro e lei dice “anche il passato”, ma si tratta di un dettaglio molto sottile e dunque difficile da cogliere.

Esatto. È stato fatto apposta quello di non metterlo troppo in evidenza. Abbiamo lasciato che il pubblico lo apprendesse dalle informazioni che abbiamo dato loro.

Il registro di Lamb di Valdimar Jóhannsson

Il dramma scaturisce da una storia in cui i personaggi vivono con normalità fatti che tali non sono. In particolare il registro del film è il risultato di un mix di toni che vanno dal drammatico al surreale passando per il grottesco.   

Forse questo succede perché i personaggi non parlano di quello che gli sta succedendo. Accade qualcosa e loro non ne fanno menzione, ma vanno avanti continuando a essere forti. Forse sono stato io a metterli in queste condizioni. Loro dovevano solo andare avanti nonostante fossero quasi morti. Nel film li vediamo annichiliti dalla sofferenza e quasi impossibilitati a vivere, eppure vanno avanti fino a quando, vedendo qualcosa che può guarirli, lo afferrano immediatamente. Da lì l’atteggiamento di difesa contro chiunque possa minacciare la felicità ritrovata.

La contemporaneità di Lamb di Valdimar Jóhannsson

Se mettiamo a confronto la prima e l’ultima scena si potrebbe dire che Lamb è la storia di un anticristo in quanto l’agnello nasce con una rappresentazione simile a quella della natalità di Gesù. Come se la sua venuta al mondo non fosse stato il frutto di una conoscenza sessuale. Anche se poi forse si capisce chi è il padre, resta il fatto che Lamb potrebbe essere una sorta di nuovo messia, quello che si merita una società come la nostra. In tutto questo è possibile leggere anche una critica nei confronti della società contemporanea?

Se tutto questo per te ha un senso allora dico che va bene, che la tua interpretazione può funzionare. Ci sono così tanti modi di interpretare il film. Ogni persona che ho incontrato ne ha dato uno diverso dall’altro ed è bello così. Per questo preferisco non dire qual è il mio pensiero a proposito. Credo che ogni spettatore possa capirlo da sé attraverso le immagini del film. In questo senso ogni ipotesi risulta corretta.

All’interno della storia a colpire è il contrasto tra antico e moderno, tra passato e futuro. Voglio dire le cose che vi accadono lasciano presagire un tempo spostato in avanti rispetto al nostro. Allo stesso modo, però, la presenza di un paesaggio primordiale e rurale fa pensare all’esatto contrario. 

Sì, è vero. Volevamo ricreare un mondo dove io potessi avere il controllo totale su ogni cosa. Per questo non l’ho mai abbandonato, eccezion fatta per la scena in cui racconto il ritorno del fratello del protagonista. Quella è l’unica girata al di fuori del “nostro mondo”. Peraltro è filmata all’interno della macchina per cui non si può dire il luogo esatto in cui ci troviamo. Abbiamo creato anche una palette di colori che ricreasse le tonalità di quel mondo. Le abbiamo date a tutti i dipartimenti in maniera che si girasse solo se i colori si potevano abbinare agli altri elementi del film.

Un film sensoriale

Nel corso della visione è difficile sentir parlare i personaggi. Questo fa di Lamb un film innanzitutto sensoriale. Mi puoi parlare della connessione tra immagini, parole e suono?

Sin dall’inizio abbiamo deciso che avremmo avuto pochissimi dialoghi nella convinzione che il cinema è un mezzo di comunicazione visiva, con un linguaggio internazionale. Se le cose puoi farle vedere allora non sei costretto a far parlare i personaggi. Se loro sono felici lo si vede dalle loro facce senza che ci sia bisogno di mettergli in bocca parole che lo affermino. In generale mi piacciono i registi che lasciano liberi gli spettatori di leggere quanto sta accadendo attraverso le immagini. Credo inoltre che la stessa cosa si possa fare anche per quanto riguarda gli animali. Come gli esseri umani anche loro hanno un linguaggio del corpo e questo fa sì che si possa entrare nella loro mente scoprendo sentimenti molto umani.

La protagonista del Lamb di Valdimar Jóhannsson

Noomi Rapace è un’attrice capace di interpretare in egual misura gli antipodi della condizione femminile. È credibile sia quando si tratta di mostrare la fragilità del suo personaggio, sia quando a emergere sono sentimenti opposti. Peraltro nel momento in cui imbraccia il fucile non ho potuto fare a meno di pensare alla Elizabeth Shaw di Alien: Covenant.

Lei è un’interprete molto potente; sapevo che poteva essere dolce e gentile, ma anche molto molto fredda e determinata. Nel film attraversa stati emotivi opposti ed è brava a renderli entrambi credibili.   

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Lamb

  • Anno: 2022
  • Durata: 106
  • Distribuzione: Wanted
  • Genere: drammatico
  • Nazionalita: Islanda
  • Regia: Valdimar Jóhannsson
  • Data di uscita: 31-March-2022