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Moon Knight: la nuova e misteriosa serie Marvel su Disney Plus. La recensione

Steven Grant crede di avere una vita noiosa e tranquilla, fino a quando misteriosi blackout gli fanno capire che qualcosa nella sua testa non va...

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Moon Knight è la nuova serie dei Marvel Studios disponibile dal 30 marzo sulla piattaforma Disney Plus.

La trama

Steven Grant, un impiegato di un negozio di souvenir, viene colpito da vuoti di memoria e ricordi provenienti da un’altra vita; scopre di avere un disturbo dissociativo dell’identità e di condividere il suo corpo con il mercenario Marc Spector, rimanendo coinvolto in un mistero coinvolgente le antiche divinità egizie[1].

La storia

Se l’iconografia classica del superuomo, così come ormai è stata persino canonizzata dai Marvel Studios nell’enorme affresco che via via, dal 2008, stanno componendo nell’audiovisivo (tra film e serie), porta a vedere gli eroi calati nel binomio identità segreta/costume, Moon Knight, protagonista della nuovissima serie targata Marvel e disponibile su Disney Plus, è il personaggio giusto per scardinare quest’ennesima regola.

Nato nell’agosto del 1975 sulla collana Werewolf by Night, in un racconto scritto da Dough Moench e disegnato da Ron Perlin, nella sua lunga e travagliata vita editoriale il cavaliere lunare ha avuto diverse identità ed alias: Lunar, Moon Knight, Marc Spector, Steven Grant, Jake Lockley, Yitzak Topol, Mr. Night.

Il personaggio era in origine un mercenario che riceve dei poteri soprannaturali grazie al dio egizio Konshu: ma si sa, in Marvel nulla è banale, e via via che si avvicendavano gli albi, le serie, gli autori e le idee, Moon Knight diveniva sempre più un eroe non (solo) tormentato, ma addirittura sfiancato dalla malattia mentale.

Se in principio era una sorta di Batman in bianco, ben presto gli scrittori che raccontavano le sue storie si accorsero del potenziale, anche a volte inespresso, che covava sotto la cenere.

È stato quindi nel 2006 Charlie Huston -non per niente autore tv-, nella quarta serie (disegnata dal fuoriclasse David Finch), a dare la prima svolta importante all’eroe, imprimendo quella violenza efferata e a tratti gratuita che oggi fa parte integrante del personaggio.

Le buone idee piantate sono state poi riprese da Brian M. Bendis nella serie successiva, la quinta, del 2011, e perfezionate da Warren Ellis prima (2014) e da Jeff Lemire poi (2016), per rendere definitivamente Moon Knight quello che era sempre stato e forse non lo sapeva: uno schizofrenico disadattato borderline con disturbi di personalità, a cui l’uso fortuito di un costume permette di usare violenza estrema nelle sue azioni come vigilante.

La recensione

Nella cosmogonia dei Marvel Studios, la Fase Quattro attualmente in corso ha spiazzato un po’ tutti quelli che pensavano o si aspettavano che, per bissare il successo della Tre, i creativi mettessero in scena un altro supervillain che potesse eguagliare l’epica messa in scena da Thanos nel dittico Infinity War/Endgame.

Ecco che invece, continuando a fare come si era accennato a fare prima, l’MCU si arricchisce di quei personaggi di seconda o terza fascia ma incredibilmente affascinanti, rileggendone e attualizzandone le origin story e innestandoli in narrazioni sofisticate e cinefile (come nel bellissimo e sottovalutato The Eternals), per di più utilizzando la lunga serialità per meglio approfondire e articolare le storie.

Sconosciuto al grande pubblico, Moon Kinght ha adesso le fattezze del pluripremiato Oscar Isaac, che nella prima puntata dall’inspiegabilmente contorto titolo Il pesce mono-pinna; Una presenza ingombrante; Amnesie (in originale suona solo The Goldfish Problem) è il tonto Steven Grant, impiegato imbranato in un museo egizio che risulta fin da subito afflitto da gravissimi problemi di personalità multipla, nonché inseguito da un mostruoso e scheletrico dio egizio.

La forza del primo episodio di Moon Knight sta di nuovo tutta nel personaggio, scrigno di suggestioni, e nel mood della scrittura e della regia, che scelgono consapevolmente, intelligentemente e sottilmente un approccio lontanissimo dallo stilema supereroico e scanzonato -pure se declinato in maniera nuova e lontana da ogni cliché- visto fino alla serie immediatamente precedente (Hawkeye), virando verso la commedia che si tinge di spy-story.

I lettori Marvel avranno già intuito dove si andrà a parare (anche se non sembra esserci un preciso riferimento a qualche albo edito), i novizi iniziano già a divertirsi.

Le avvisaglie horror lasciano poi capire come il sentiero aperto dai citati Eternals sia quello di un racconto fruibile a più livelli ma che vuole (s)lanciarsi verso un tono adulto: il prossimo venturo Doctor Strange in the Mutlierse od Madness porta la firma di uno dei più grandi autori del cinema come Sam Raimi, specializzato in pellicole spesso e volentieri grondanti sangue e spaventi, gli stessi Eterni sono stati raccontati da Chloe Zhao, premio Oscar per Nomadland, e il trionfale WandaVision aveva giocato con tematiche profonde e desuete come la rielaborazione del lutto.

Su tutto, la certezza è che ormai i Marvel Studios sono una garanzia di qualità e affidabilità: storie scritte bene e recitate meglio, precise come un cronometro, consapevoli e furbe, intelligenti e sempre diverse, decise come sono a rinnovare il cinema e la televisione del nuovo secolo con un piede nella più felice classicità e lo sguardo verso un futuro sempre più vicino.

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  • Anno: 2022
  • Durata: 1 stagione, 6 episodi
  • Distribuzione: Disney Plus
  • Genere: cinecomics
  • Nazionalita: stati Uniti