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CONVERSATION

‘Scompartimento n. 6’ Conversazione con Juho Kuosmanen

Dal regista Juho Kuosmanen ci siamo fatti raccontare Scompartimento n. 6, uno dei film più belli della stagione in corso

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Vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al al 74º Festival di Cannes e scelto per rappresentare la Finlandia alla prossima edizione del Premio Oscar, Scompartimento n 6 di Juho Kuosmanen arriva nelle sale dal 2 dicembre, distribuito da BIM. Di quello che in assoluto è uno dei film più belli della stagione abbiamo parlato con il regista.

Scompartimento n 6 di Juho Kuosmanen

Di solito nei road movie esiste una profonda connessione tra la progressione del viaggio e lo stato d’animo dei personaggi. Mi pare che in Scompartimento n. 6 questo legame e i cambiamenti emotivi che ne derivano vengano rappresentati attraverso elementi concreti e materiali.

Sono d’accordo. Nel film c’è l’idea di uno spazio molto stretto e angusto in cui la protagonista ha poca possibilità di muoversi e di nascondere la sua vera personalità. L’intero viaggio ruota attorno a questo spazio personale, ma anche mentale in cui si può essere liberi e aperti. Per questo motivo abbiamo un inizio quasi claustrofobico e un finale che invece si apre sull’immensità del paesaggio.

Se Ljhoa si presenta per quello che è, senza indossare alcuna maschera, Laura è un persona più complessa e strutturata. Non è dunque un caso che la sua apertura verso l’altro coincida con la perdita di cose che ne rappresentano la mediazione verso il mondo, e mi riferisco per esempio al furto della mdp. In generale mentre il treno si allontana dalla civiltà per entrare nella parte più primordiale del paesaggio assistiamo a una rarefazione di oggetti e manufatti che riflette la volontà di ritornare all’essenziale dei rapporti umani. Senza perdere nulla in termini di concretezza, Scompartimento n. 6 arricchisce la narrazione con simboli e metafore che aiutano a far comprendere ancora di più i sentimenti dei personaggi. 

Sì, è vero, c’è stata sempre l’intenzione di creare una narrazione a più livelli. Volevamo che il film si rivolgesse a tutti e dunque che fosse di facile comprensione. Allo stesso tempo non volevo privare lo spettatore di analizzare più in profondità i quesiti sulla natura umana e sull’origine della nostra vita. In questo caso credo tu lo abbia fatto molto bene.

Indagine sui personaggi

A tal proposito non è una coincidenza se per Ljhoa la meta del viaggio è la miniera in cui si appresta a lavorare. La sua presenza si rifà alla volontà del film di indagare i personaggi per portarne alla luce l’essenza dei sentimenti.  Scompartimento n. 6 stabilisce un legame tra la miniera che “scava” dentro la terra e il racconto che fa la stessa con le emozioni dei protagonisti.

Sì, questa era anche la nostra idea per descrivere la realtà della vita e dei suoi sogni. Cercavamo una soluzione che fosse molto con i piedi per terra e la presenza della miniera ce li fa tenere forse troppo (ride, ndr). Il ragazzo russo è così, molto semplice e senza tante aspirazioni, però è una brava persona. Lei invece ha dei sogni più grandi e noi volevamo rappresentarli all’interno della vita quotidiana, con i luoghi che dovevano servire per mettere in evidenza le contraddizioni di entrambi. All’inizio del viaggio Laura nutre delle grandi aspettative, vede questo viaggio quasi come un sogno romantico salvo rendersi conto che la vita è bella anche in maniera più concreta e realistica. Capisce che le cose non si devono solo sognare, ma anche considerare, a partire da quelle che stanno attorno a noi.

Scompartimento n. 6 è attraversato da una grande precarietà esistenziale. L’incontro tra i due protagonisti lo è, così come lo è il loro stato emotivo e sentimentale. Lo sono i posti, toccati e poi abbandonati e il fatto che tutto il film sia ambientato in non luoghi. L’attualità di Scompartimento n. 6 deriva da un senso di transitorietà che è lo stesso delle nostre vite. È questo che contribuisce a farci sentire molto vicini ai personaggi.

È molto bello ascoltare queste parole. In merito alle location del film, cercavamo luoghi dove non ci fossero case o edifici di nuova costruzione perché volevamo che si notasse come il tempo avesse intaccato quelle costruzioni. D’altronde non esistono luoghi che non ne siano stati toccati: sottolinearlo era utile a creare questo feeling per cui ogni cosa è provvisoria e in movimento per i cambiamenti imposti dal trascorrere del tempo. Niente rimane uguale, tranne l’esistenza stessa.

Luogo e tempo in Scompartimento n 6 di Juho Kuosmanen

Hai appena detto che in questo film volevi catturare lo scorrere del tempo. Per questo ti chiedo se in qualche modo ti è stato di ispirazione Andrej Tarkovskij perché anche lui, come te, ne coglieva i segni nelle pieghe delle cose. 

Non saprei dirti, ma posso capire che venga notata tale similitudine perché essa rappresenta gran parte del suo cinema. Vorrei dire che non mi sono ispirato a lui ma ho visto i suoi film e ho letto i suoi scritti, quindi forse c’è qualcosa che ho adattato, anche se non intenzionalmente. Fin da piccolo ho cercato di accettare quest’idea dello scorrere del tempo e della provvisorietà delle cose. In Scompartimento n. 6 non ho cercato di diffondere un messaggio di questo tipo quanto piuttosto di ripeterlo a me stesso: “devi capire, devi accettare che ogni cosa cambia, che la vita è un attimo fuggente”. È stato questo il mio monologo interiore.

Concentrare l’esistenza in uno spazio limitato fa scaturire tensioni e conflitti che finiscono per costruire la drammaturgia dell’opera. Nella tua idea del film questa cosa era una premessa o una conseguenza della storia?

Si tratta di un’idea già presente nel libro di Rosa Liksom da cui è tratto il film. Rispetto al romanzo, però, abbiamo cambiato molte cose. Per me l’idea di due persone che condividono uno spazio ristretto è stata per qualche motivo molto interessante. All’inizio non ne sapevo il motivo, poi ripensandoci ho capito che era un modo molto stimolante di accettare le cose della vita poiché spesso ci ritroviamo in luoghi e con persone che non abbiamo scelto. Non siamo in grado di controllare la realtà perché le cose con cui dobbiamo convivere sono tante, quindi siamo costretti ad accettarle. Lo scompartimento ristretto, con due persone intente a osservarsi a vicenda, per me era una sorta di laboratorio che mi permetteva di guardare il loro comportamento da una posizione privilegiata. Mi offriva la possibilità di rispondere alla domanda su come potesse verificarsi questa accettazione, quella di condividere uno spazio ristretto per così lungo tempo senza poter fuggire dall’altra persona. In maniera quasi idealistica credo che anche noi ci troviamo in uno spazio estraneo, assieme a persone scelte per caso e verso le quali a un certo punto iniziamo a sentirci responsabili, come succede a Laura e Ljhoa. Credo sia qualcosa che non possiamo evitare e per me è questo il cuore del film.

Tono e spirito di Scompartimento n 6 di Juho Kuosmanen

Scompartimento n. 6 è percorso da una dialettica che mette a confronto ragione e sentimento, caducità e persistenza. Penso sia questa contrapposizione a costruire il tono del film che è malinconico ma anche buffo e divertente. 

Credo che questo mix di malinconia e comicità sia il modo in cui vedo il mondo. La malinconia è la natura della vita, ma l’ironia e l’umorismo sono il punto di vista che mi aiuta a vedere le cose in maniera differente. Per me sono molto importanti perché senza quella leggerezza non sono sicuro di cosa potrebbe accadere. L’ironia, però, rappresenta anche la libertà, specialmente nei film, perché ci dà la possibilità di scorgere la comicità di certe situazioni e di decidere con quale punto di vista osservarle. Il mio è sempre quello capace di farmi prendere le distanze dal fardello dell’esistenza. Questo mi offre la possibilità di crearmi una zona di comfort e di consolazione. Sebbene la vita rimanga sempre la stessa, l’ironia aiuta ad affrontarla meglio. Mentre lo dico mi rendo conto che si tratta di una filosofia che, in qualche modo, penso di aver ereditato dai Monty Python (ride, ndr). Tuttavia questo punto di vista è uno dei motivi che mi spinge a fare film.

Mi sembra che Scompartimento n. 6 racchiuda in qualche modo lo spirito di grandi personalità della letteratura e del cinema russo come Dostoevskij e Tarkovskij. Costoro hanno sempre affermato che la tradizione e lo spirito della grande Russia non si trovassero nelle classi più colte, ma in quelle delle persone semplici. In qualche modo penso che il tuo film riproduca questo pensiero.

Avendo visto i suoi film e letto i suoi scritti penso che in Scompartimento n. 6 ci possa essere qualcosa di Tarkovskij. Ma anche Dostoevskij è uno scrittore molto importante per me. Mentre giravo non ci pensavo, ma avendo avuto un forte impatto su di me possono avermi influenzato. Quando penso alla semplicità di Ljhoa e la confronto con i modi di persone più intellettuali mi accorgo che in lui c’è molta più verità. Non avendo mai imparato la maniera di comportarsi in certe situazioni le persone come lui non hanno mai comportamenti costruiti. Per questo penso siano esseri umani molto interessanti, perché è più facile vederne l’essenza, essendo sprovvisti di quella patina di educazione e di etichette tipiche dell’alta società. Ljhoa rappresenta al meglio questo prototipo di umanità perché è sempre sé stesso. All’inizio recita perché è spaventato da Laura, ma quando a farlo è lei lui incomincia a essere sincero e onesto, diventando uno specchio in cui la ragazza può specchiarsi e riconoscersi per quello che è veramente.

Il modo di girare

Il tuo film è capace di parlare al cuore dello spettatore anche in virtù di sequenze come quella in cui i protagonisti, salendo sulla carcassa di una nave, iniziano a mimare le sequenze di Titanic, il lungometraggio di James Cameron. All’empatia della situazione unisci il tema forte del film, quello degli amori impossibili.

Sì, ho pensato anche io all’idea dell’amore impossibile, cosa che il film in qualche modo racconta, ma d’altra parte l’amore accade e quindi non può essere impossibile. Il legame tra Laura e Ljhoa è vero e limpido. Il fatto che non possa avere un futuro non lo rende impossibile o meno importante perché quando si trovano dentro la barca e iniziano a parlare come i protagonisti di Titanic affermano di aver trovato una connessione, pur nella consapevolezza che essa non possa durare. Allo stesso tempo sono consapevoli che ogni cosa è temporanea e che nessuno ha un futuro; neanche Rose che alla fine è destinata a morire. Da questo punto di vista penso che quella tra Laura e Ljhoa non sia una storia di amore impossibile, ma il racconto di un amore temporaneo.

Credo non sia stato semplice girare il film all’interno di un treno. Nonostante questo Scompartimento n. 6 rimane un’opera molto cinematica. Che accortezze hai preso per riuscire a lavorare in spazi così ristretti con gli attori che dovevano muoversi in maniera spontanea e naturale?

Naturalmente è stato molto difficile girare dentro il treno, ma anche molto interessante. Decidere se girare in studio o dentro un treno in movimento è stato facile perché gli aspetti che mi interessano sono più facili da filmare dal vivo, con il treno in viaggio. Questo mi ha dato modo di concentrarmi sugli attori e non su come rendere l’illusione di trovarci in una situazione reale. Se sei in studio devi spendere molte energie per creare gli effetti che la rendono tale mentre nel mio caso non ci ho dovuto mai pensare. Certo, la burocrazia per affittare il treno è stata molto difficile da affrontare, ma quello che importava a me era l’idea che ci trovassimo tutti lì a vivere le stesse esperienze e non in uno studio dove il treno non esisteva. Volevo veramente farlo in questo modo è sono felice di esserci riuscito. Anche gli attori lo hanno amato ed  erano felici di esserci.

Hai provato molte volte le scene?

Non particolarmente. Mentre la scrivevo abbiamo parlato molto della sceneggiatura. Ho fatto dei cambiamenti cercando di far comprendere le scene agli attori prima di iniziare le riprese e puntualizzando quali erano i sentimenti che dovevano provare i loro personaggi. Faccio sempre così con gli interpreti perché non so come provare se non siamo in un vero set.

Juho Kuosmanen oltre Scompartimento n. 6

Per concludere ti chiedo chi sono i tuoi film e registi preferiti?

Amo i film di Buster Keaton e tra i registi più contemporanei Truffaut. Poi mi ricordo che alla scuola di cinema guardavamo e analizzavamo le opere del neorealismo italiano che mi ha ispirato l’idea che chiunque possa essere una star del cinema, che l’umano in un film non debba per forza essere rappresentato da un attore famoso, ma che possa farlo anche un uomo comune. Continuando, mi piacciono i film di Sean Baker e di Pietro Marcello, che è anche un mio amico. Da un suo lungometraggio, Il passaggio della linea ho copiato una cosa che ho messo in un mio film. È successo perché nell’opera di Pietro ci sono dei momenti in cui i passeggeri del treno sembrano delle grandi star. Non potevo non imitarlo, ma è stata l’unica volta che è capitato.

PS. Per la trascrizione dall’inglese si ringrazia Cristina Vardanega

Qui per il trailer di Scompartimento n 6 di Juho Kuosmanen e qui per la recensione

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Scompartimento n. 6

  • Anno: 2021
  • Durata: 107
  • Distribuzione: BIM Distribuzione
  • Genere: drammatico
  • Nazionalita: Finlandia, Russia, Estonia, Germania
  • Regia: Juho Kuosmanen
  • Data di uscita: 02-December-2021