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REVIEWS

Kill bill. La recensione

La sposa, alias Black Mamba (Uma Thurman), assassina al soldo del misterioso Bill, si risveglia dopo 4 anni di coma con il solo obiettivo di vendicarsi di chi le ha portato via la vita normale che stava tentando di ricostruirsi, uccidendole marito, amici e la figlia che portava in grembo.

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La sposa, alias Black Mamba (Uma Thurman), assassina al soldo del misterioso Bill, si risveglia dopo 4 anni di coma con il solo obiettivo di vendicarsi di chi le ha portato via la vita normale che stava tentando di ricostruirsi, uccidendole marito, amici e la figlia che portava in grembo.

Così inizia l’epopea della protagonista che accecata da una furia ruggente annienterà tutti coloro che hanno preso parte alla strage dei Due Pini. Il primo obiettivo sulla lista della sposa è Copper-Head, il secondo ed ultimo(del film) è O-Ren Ishi (Lucy Liu), entrambe ex-compagne d’armi di Black Mamba. L’unica lasciata in vita, anche se presente alla strage, è Sophie Fatale, con il preciso intento di riferire a Bill che la Sposa si fermerà solo dopo la sua morte. Il sangue domina questa pellicola, è il minimo comun denominatore di ogni scena, un sangue però irreale, volutamente finto, quasi splatter. I veri catalizzatori del film sono i movimenti studiati per mettere in scena lotte più simili a balletti che a scontri veri e propri, l’illusione è quella di assistere ad un aggraziato numero circense piuttosto che ad un assassinio. Tarantino gioca con i generi cinematografici riprendendone gli aspetti caratterizzanti per introdurli all’interno del suo flusso narrativo: B-Movies orientali, Spaghetti Western e cortometraggi di animazione vengono “reimpastati” all’interno della vicenda creando un mondo unico. La colonna sonora è parte integrante della narrazione, segue le immagini e le sottolinea riuscendo sempre ad accrescerne la forza emotiva ricorrendo a numerose citazioni.

Un film unico nei suoi generi che omaggia buona parte del cinema del passato innalzandolo non solo a fonte di ispirazione ma a contenitore da cui attingere per creare un immaginario nuovo senza prescindere dalle proprie radici.

Flavia Moretti

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