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Biennale del Cinema di Venezia

‘Inferno rosso. Joe D’Amato sulla via dell’eccesso’. Il documentario sull’artigiano del cinema italiano.

Con ‘Inferno rosso. Joe D’Amato sulla via dell’eccesso’ i documentaristi Manlio Gomarasca e Massimiliano Zanin realizzano un film sulla figura di Aristide Massaccesi, in arte Joe D’Amato, ingiustamente considerato “Il re del porno”.

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È stato presentato come proiezione speciale alla 78ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia il film Inferno rosso. Joe D’Amato sulla via dell’eccesso (qui per saperne di più), con il quale i registi Manlio Gomarasca e Massimiliano Zanin rendono omaggio alla figura di Aristide Massaccesi, da tutti conosciuto con lo pseudonimo di Joe D’Amato.

Attraverso filmati di repertorio, spezzoni di film e interviste a vari personaggi che sono stati, in un modo o nell’altro, vicino a Massaccesi, i due registi descrivono la figura di questa straordinaria figura del cinema italiano che, sul set, ha praticato molteplici attività.

Massaccesi, infatti, influenzato dal padre che lavorava nel mondo del cinema, ha iniziato a frequentare i set da giovanissimo.

È stato aiuto operatore (fra l’altro di numerosi e importanti registi quali, fra gli altri, Mario Soldati, Franco Rossi, Dino Risi, René Clément, Roger Vadim, Vittorio De Sica, Jean-Luc Godard), poi talentuoso direttore della fotografia stimato da tutti e, infine, regista, realizzando in tre decenni oltre duecento film, firmandoli con svariati nomi d’arte, fra i quali il più famoso è indubbiamente quello di Joe D’Amato.

Joe D’Amato, un regista dalle molte sfaccettature

Grazie alle numerose interviste presenti nel film – commovente quella alla figlia Francesca Massaccesi – vengono messe in risalto le numerose sfaccettature della figura del regista romano, per il quale il cinema era una vera e propria ossessione.

In particolare, vengono evidenziate la sua grande abilità tecnica e la capacità di spaziare fra i generi, passando dal cinema erotico all’horror, dalla fantascienza, al thriller e agli spaghetti-western. Per finire la carriera, interrotta dalla morte avvenuta a soli sessantadue anni, dirigendo film hardcore. Un genere non amato dal regista che lo viveva come un obbligo necessario per poter pagare i debiti derivanti dal fallimento della Filmirage, la casa di produzione da lui fondata.

Tutti gli intervistati – dal giornalista Jean-François Rauger ai vari colleghi e collaboratori di Joe D’Amato quali, fra gli altri, Ruggero Deodato, Lamberto Bava, Alberto De Martino, Michele Soavi, Franco Gaudenzi, Tinto Brass, Luigi Montefiori, Eli Roth – ne evidenziano la grande professionalità, la capacità di destreggiarsi in un mondo che probabilmente, se fosse ancora in vita, oggi non riconoscerebbe più.

Numerosi spezzoni dei suoi film ne raccontano il percorso artistico

Per raccontare il cinema di Joe D’Amato, Gomarasca e Zanin in Inferno rosso. Joe D’Amato sulla via dell’eccesso fanno ampio uso di frammenti delle sue pellicole più famose.

Scorrono così sullo schermo le immagini di numerosi film. Da quelli erotici quali Sesso nero, considerato il primo porno italiano o quelli della serie di Emanuelle nera; agli horror quali Antropophagus e Buio Omega e ai film post-apocalittici come Endgame-Bronx lotta finale. In tutti i casi risalta la cifra stilistica di Aristide Massaccesi, caratterizzata dall’estetica dell’estremo.

Non mancano, inoltre, numerose sequenze – sicuramente le più toccanti – in cui a parlare è lo stesso Joe D’Amato che racconta e si racconta, definendosi, con modestia, un “artigiano professionale” del cinema.

Alla fine, la sua risata coinvolgente, ci farà apprezzare ancora di più questo regista che, nel corso della sua carriera, è stato pesantemente bersagliato dalla critica e dalla censura, ma che, allo stesso tempo, ha avuto un grande seguito di pubblico, con appassionati del suo cinema sparsi in ogni parte del mondo.

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Inferno rosso. Joe D'Amato sulla via dell'eccesso

  • Anno: 2021
  • Durata: 70'
  • Distribuzione: Le Pacte
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Manlio Gomarasca. Massimiliano Zanin