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FESTIVAL DI CINEMA

Marasma il documentario che apre Spiraglio Filmfestival

Marasma documenta in maniera drammatica e tenera gli orrori dei manicomi in Italia, con uno sguardo struggente sulle donne e i bambini

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Il festival inizia con un film di denuncia e pieno d’amore, Marasma, progettato da Cinzia Lo Fazio e con la regia di Luigi Perelli. Prodotto da Polygono film in collaborazione con Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. E vincitore, meritatamente, di due premi al festival di Caorle del 2020.

Marasma il giusto approccio al film e al festival

L’ingresso dell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano ci accoglie una scritta che dice “Da vicino nessuno è normale”. Certo, una massima da ricordare, se vogliamo tener presente quanto sia labile il confine tra normalità e patologia. E se vogliamo mantenere un atteggiamento di apertura sempre utile nella vita; il giusto approccio a Spiraglio, Filmfestival dellla salute mentale, ora alla sua undicesima edizione.

Marasma lo sguardo del documentario sulle persone più indifese

Lo sguardo del film è rivolto alle donne e ai bambini, soprattutto ai bambini, rinchiusi in manicomio prima che Basaglia e la legge che ne porta il nome ponessero fine alle mostruosità: veri e propri lager anche in tempi di raggiunta e all’apparenza, solida, democrazia. Con il sistema sanitario e il personale conniventi, se non complici, nel chiudere gli occhi davanti a questi luoghi osceni di detenzione.

Marasma: immagine ufficiale del film

Presentando Marasma, però, Cinzia Lo Fazio ci tiene a sottolineare come, se pure non ci sia più la segregazione, anche oggi i bambini con disagi psicologici, scambiati frettolosamente per disturbi, vengono isolati da altri muri, e alti. Sono le barriere degli psicofarmaci, invisibili, e per questo difficili da abbattere.

Marasma le testimonianze struggenti

Marasma era la diagnosi con la quale i medici riassumevano lo stato dei pazienti psichiatrici, diagnosi infausta che spesso portava alla morte. Se ne ammalavano i minori che venivano rinchiusi per motivi vari. Dai bambini, anche piccoli, particolarmente irrequieti, ai figli di immigrati degli anni Cinquanta o di madri nubili, o quelli più fragili di famiglie particolarmente numerose e indigenti.

Dopo una sorta di patto tra i genitori risollevati dal peso ingestibile della figliolanza, convinti di affidarli alla scienza, e i servizi sociali di allora. Una volta rinchiusi, i bambini tendevano ad imitare le condotte di quelli più gravi, fino a identificarsi con comportamenti che in contesti di libertà non li avrebbero minimamente interessati.

Non si tratta di una storia di duecento anni fa, sostiene sempre Cinzia Lo Fazio, ma di persone ancora vive che portano la loro struggente testimonianza. Uno di loro ricorda la grondaia attraverso la quale fuggiva dalla violenza di infermieri e assistenti; il campo di grano attraversato di corsa e il rifugio nel tombino o nell’obitorio. Un altro rievoca l’odore di escrementi del salone in cui si dormiva, legati, come Cristo in croce: umanità negata alla radice. Un altro ancora ripercorre tutte le fasi dell’elettroshock.

Eppure, nonostante i contenuti siano sconvolgenti, la tenerezza con cui sono affrontati li rende sopportabili. Non c’è compiacimento nel raccontare il dolore, ma un atto di condanna dovuta, le cui parole e le cui immagini sono selezionate con rispetto e amore tali da farci seguire il film fino alla fine. Soffrendo, indignandoci, ma senza frapporre tra noi e il materiale raccontato un filtro di difesa emotiva.

Marasma le donne abbandonate nei manicomi

Se i bambini e le bambine erano abbandonati dai genitori, spesso le donne venivano lasciate lì dai loro mariti, perché troppo stravaganti, insofferenti alle regole, o chissà, forse per un confuso desiderio di emancipazione, di libertà, che non avendo gli strumenti per esprimersi, si manifestava in maniera bizzarra.

D’altra parte, non era questa l’isteria diagnosticata dalla psicanalisi all’inizio del Novecento? Il sintomo di una nevrosi femminile che non aveva altri modi per manifestare il bisogno di libertà, esploso in maniera più forte tanto più lunga era stata la repressione. O un trauma che si ostinava a non voler affiorare.

Il disagio psicologico reso da Lizzani e Crialese

Ce ne ha parlato Carlo Lizzani nel suo film Cattiva (1991), con una drammatica e credibilissima Giuliana De Sio. Emilia era una donna dell’alta borghesia che viveva a Zurigo e si presentò nello studio di Jung. Nel film il cognome del medico non è citato, ma si chiama Gustav e che si tratti di Jung lo si sa dal suo libro Ricordi, sogni riflessioni, in cui racconta di un caso facilmente riconoscibile.

Gustav adotta l’approccio freudiano delle libere associazioni e soprattutto del dialogo, interessandosi alla paziente e non solo alla malattia. Il destino di Emilia non ci viene svelato, perché il finale di Cattiva è aperto, ma la vediamo lasciare la clinica molto più serena.
Un altro ritratto di donna incompresa per le sue stravaganze lo ha costruito Crialese nel suo bellissimo film Respiro (2002), con l’indimenticabile figura di Grazia interpretata da Valeria Golino. Una fine segnata la sua, nonostante la pazienza del marito, perché condannata dall’incomprensione sociale.

Valeria Golino in Respiro. Foto tratta dal sito Filmitalia

Le diagnosi che sono state recuperate per il documentario Marasma sono simili a quelle dell’inizio del secolo passato: malinconia ansiosa, pazzia morale, scarsa voglia di lavorare per una bambina di otto anni!

Marasma le testimonianze autorevoli

Danno voce a tutte le voci spente dal sistema, personalità competenti e impegnate nel campo della salute mentale: la direttrice del CSM ASL Roma 2, Giusy Gabriele; il giornalista e scrittore Alberto Gaino (Il manicomio dei bambini. Storie di istituzionalizzazione, 2017); la storica e scrittrice Annacarla Valeriano (Malacarne. Donne e manicomio nell’Italia fascista, 2017).

Bella la testimonianza di Don Backy, il quale ci racconta di aver tenuto un concerto all’Ospedale Psichiatrico Santa Maria della Pietà che lo ha talmente suggestionato da aver scritto subito dopo la canzone Sognando. Proposta al Festival di Sanremo del 1973 e 1975, che si diceva intenzionato a svecchiare il panorama della canzone italiana con testi meno melodici e più libertari, il testo venne però, alquanto incoerentemente, rifiutato. Sarà Mina poi a chiedergli di interpretare Sognando. Ora generosa, come Don Backy, nel dare il permesso di inserirlo nel documentario.

Mina – Sognando (1976) – YouTube

Marasma si conclude con le immagini a colori, finalmente, del teatro patologico di Dario D’Ambrosi, a cui è dedicato il film Siamo tutti matti, diretto da Domenico Iannacone e Luca Cambi, in programma nella stessa giornata del Festival.

Citazione nel film Marasma
Il manicomio è pieno di fiori
Ma nessuno riesce a vederli
Mario Tobino
Da Le libere donne di Magliano 1953

Respiro, il pluripremiato film di Emanuele Crialese, con Valeria Golino

Cattiva di Carlo Lizzani

Lo Spiraglio FilmFestival della salute mentale su Mymovies

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Marasma

  • Anno: 2019
  • Durata: 54 minuti
  • Genere: documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Luigi Perelli
  • Data di uscita: 15-April-2021