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La compagnia del cigno 2. Cosa é successo prima e la recensione.

Un racconto corale di formazione, tra amicizie e un grande amore condiviso: quello per la musica

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Scritta da Ivan Cotroneo e Monica Rametta, ancora con la regia di Ivan Cotroneo,  inizia l’11 aprile su Rai Uno  La Compagnia del Cigno 2, che ha già avuto molto successo, nella prima stagione,  con la media di cinque milioni di telespettatori a sera. Gli episodi: sempre dodici, due per ogni puntata. La serie è prodotta da Indigofilm, con la collaborazione di Rai Fiction, distribuita da RAI COM e realizzata con il patrocinio del Comune di Milano. Sarà disponibile su RaiPlay.

Con: con Alessio Boni, Anna Valle, Mehmet Gunsur e i giovani interpreti Leonardo Mazzarotto, Fotinì Peluso, Emanuele Misuraca, Hildegard De Stefano, Ario Nikolaus Sgroi, Chiara Pia Aurora, Francesco Tozzi

Trama della stagione precedente

Matteo, Barbara, Domenico, Sofia, Robbo, Sara e Rosario sono sette ragazzi tra i 15 e i 18 anni, diversi per temperamento, estrazione sociale, provenienza, punti di forza e fragilità, che frequentano tutti il conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.

Ognuno di loro è un musicista di talento, ognuno di loro è costretto a misurarsi con la vita, la famiglia, le regole della disciplina e con un durissimo direttore d’orchestra, Luca Marioni, che pretende da loro il massimo, in una città com’è oggi Milano, che può dischiudere i sogni sul palcoscenico del mondo.

I giovani protagonisti suonano strumenti diversi nell’orchestra del conservatorio e ognuno di loro è solo, concentrato nel coltivare un’ambizione che sembra soprattutto individuale. È proprio il Maestro Marioni, detto “il Bastardo”, a costringerli a esercitarsi insieme, per dare supporto a uno di loro, Matteo, che viene da Amatrice e deve integrarsi nell’orchestra essendo stato ammesso a metà dell’anno.

La vicinanza e l’affetto che i ragazzi iniziano a sperimentare nello stare insieme, li porterà a stringere un patto d’amicizia che si chiama “Compagnia del Cigno”, in onore di Giuseppe Verdi, soprannominato il Cigno di Busseto, e a trovare nel confronto con gli altri, nella condivisione delle sofferenze ma anche delle gioie della musica, la forza per superare le prove più dure della vita e della loro adolescenza.

credit: Ph di Sara Petraglia

La Compagnia del Cigno 2 recensione

La compagnia del cigno inizia con la partenza di Matteo verso Milano: sullo sfondo le rovine di Amatrice dopo il terremoto, mentre il padre (Stefano Dionisi) lo accompagna in stazione. Sul treno, poi, l’apparizione della mamma (Giovanna Mezzogiorno), che in realtà è morta durante la tragedia: “Sono una madre impegnata, ma so correre come una lepre se il mio cucciolo ha bisogno di me”. A soccorrerlo, adesso, sono le sue visite immaginarie,  con cui Matteo dovrà confrontarsi,  gestendo da solo un dolore segreto e profondo. Solo quando riuscirà a dargli voce, comincerà a rasserenarsi e a iniziare il suo processo di crescita.

credit: Ph Sara Petraglia

Anche i compagni vivono forti impedimenti adolescenziali che si frappongono tra loro e il desiderio di diventare adulti. Ciascuno a modo proprio, riusciranno a rimuoverli, o a dar loro un senso, nella certezza di non essere soli, nel beneficio della condivisione. E così, alla fine della prima stagione, Matteo torna ad Amatrice, insieme a Barbara, Domenico, Sofia, Robbo, Sara e Rosario. Una conclusione che pacifica, loro e il pubblico che li ha seguiti.

La Compagnia del Cigno 2  Diventare adulti è un processo senza fine

Con quelle belle immagini negli occhi, abbiamo atteso che i ragazzi si facessero più grandi, per incontrarli a distanza di due anni. Ora sono alle prese con gli esami di maturità e con scelte professionali più impegnative. Le intese raggiunte saranno messe a dura prova da nuovi eventi e non sempre faranno da sponda, da giusto contenimento, ai conflitti individuali.

“Non è difficile diventare amici, ma rimanere amici, quando si cresce e la vita  si complica” dice loro il maestro Marioni, che ha dovuto, già nella prima stagione, rivisitare i suoi fantasmi se voleva cominciare a vivere sul serio. Lui, insieme ai suoi studenti, perché i percorsi di consapevolezza non hanno età.

Bravissimo Alessio Boni nel rendere la sofferenza nascosta dietro la maschera di anaffettività, con un leggero fremito del viso. Altrettanto bravo il regista a sostare quell’attimo di più su uno sguardo che sa essere freddo, ma anche tradire lo spaesamento esistenziale con lievi sfumature. Mentre il corpo e la voce trasmettevano solo tanta incontenibile rabbia.

In questa seconda stagione Luca Marioni è un personaggio più libero di esprimere le emozioni (mica del tutto, se riesce a non dire alla moglie, Irene -Anna Valle- cose che gli hanno cambiato la vita!). Le lacrime sono meno trattenute o il regista ha deciso di mostrarcele senza il pudore di prima. I gesti si sono fatti più morbidi, il viso più comprensivo.

I problemi esistenziali degli adulti

Però non è bastato combattere con le ombre di un passato recente, ora se ne presenta una più antica. Anzi, si fa pericolo reale, perché l’amico Teonam, tornato a Milano dopo venticinque anni, è animato da un desiderio di vendetta covato a lungo, dietro la sua espressione così tanto amabile.

Lui, sì, che potrebbe portargli via tutto, sia Irene che gli studenti. È Teonam, grande amico prima e poi rivale in amore, che dietro un’apparenza di rara amabilità vuole vendicarsi. La sua presenza sarà così decisiva che l’incipit del racconto vede un incubo di Luca che lo riguarda e che si ripeterà.

Insieme a lui, gli altri adulti sono più in figura, rispetto alla prima stagione. E insieme a loro, i loro problemi: lo zio di Matteo e il suo compagno nella spasmodica attesa di un bimbo in affido, il padre di Barbara che addirittura viene incarcerato per corruzione, la mamma di Rosario che deve lottare con se stessa e con il figlio che vuole sapere chi sia il padre. Le svolte narrative, tutte, anche quelle dei ragazzi, sono più avvincenti e più significative dal punto di vista esistenziale, i colpi di scena più frequenti e  inaspettati.

Milano è sempre bella

Le location milanesi sono curatissime. A parte la casa di ringhiera (di gusto, comunque) dello zio di Matteo, presso il quale vive, e quella periferica di Domenico, a riflettere le sue origini operaie, gli altri abitano luoghi invidiabilissimi: una terrazza vista duomo, la piazzetta Eleonora Duse nell’esclusivo quadrilatero del silenzio, la vicinanza all’Arco della Pace per l’abitazione del maestro. Cornici non da poco quelle in cui si muovono i nostri eroi: il Conservatorio, il Castello Sforzesco, gli spazi dei nuovi grattacieli, i Navigli.

credit: Ph Sara Petraglia

Paesaggi sempre nitidi, e, se nella prima stagione le immagini della città ci sono parse anche troppo ricercate,  ora, dopo averla vista deserta e sola nei mesi della pandemia,  si fanno quasi struggenti. A proposito delle difficoltà di girare insieme al Covid, Ivan Cotroneo dice: “Siamo sempre con i tamponi infilati nel naso e i test sierologici. Ma dietro le mascherine i nostri occhi sorridono. Le difficoltà e le fatiche sono superate dal desiderio di lavorare assieme”. Anche Milano sembra risentire di questo cambiamento e si ammanta di una sorta di nostalgia, dalla quale speriamo di riprenderci.

La musica, l’anima, il sogno

Se Luca Marioni incita al successo i suoi allievi, ad arrivare mettendo da parte le paure per farsi strada, il maestro Kayà (nel suo garbo, anche se solo apparente)  non esita a parlare di musica che risana le ferite e un modo per fare  anima. Citando Hillman, che dell’anima è stato il grande esperto: “Fare anima vuole dire saper evocare le ombre che abitano oltre la Grande Soglia e portarle in una zona ove ci sia possibile comunicare con esse: gli avi, gli archetipi, le immagini che popolano le profondità della nostra psiche, le ombre invisibili che determinano il nostro pensare e il nostro agire”.

La musica è tutto e al di sopra di tutto. Ricerca individuale e passione condivisa. Ne La Compagnia del Cigno si ama suonare “perché i ragazzi sono sognatori e sono eroi”, dice Ivan Cotroneo. È una musica classica, quella della fiction, trattata come musica pop e una musica pop trattata come classica.

E musicisti veri sono tutti i ragazzi in scena, che “con il loro mix di passione e determinazione, illuminano il futuro del nostro Paese oltre la pandemia”.

La Compagnia del Cigno 2 La parola a Ivan Cotroneo

“Il mio viaggio con loro è stato stupefacente, e ha reso ancora più forte la mia insofferenza per tutta una generazione di adulti che non vede nei giovani tanta passione, tanto sacrificio, tanto impegno.  . I ragazzi che ho incontrato studiano per anni, iniziando da piccolissimi, non per intraprendere una carriera da solista, ma spesso per fare parte di un gruppo, di un’orchestra, di un insieme di persone che hanno una cosa in comune: sognano lo stesso sogno. Scrivere con Monica Rametta le loro storie e dirigere due stagioni della Compagnia del Cigno per me ha significato soprattutto questo: rendere omaggio al loro impegno, di fronte al quale restavo e resto ancora ammirato. Un impegno, una costanza, una tenacia che mi infondeva e mi infonde una fiducia senza limiti nel futuro”.

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La Compagnia del Cigno 2

  • Anno: 2021
  • Durata: dodici episodi di cinquanta minuti
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Ivan Cotroneo
  • Data di uscita: 11-April-2021