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TORINO FILM FESTIVAL

#TorinoFilmFestival: The Oak Room il film di Cody Calahan che sottrae.

The Oak Room il neo-noir atipico di Cody Calahan. L'immagine cinematografica cede il passo alla parola e al suo potere evocativo.

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The Oak Room

Il Torino Film Festival spalanca le porte de Le Stanze di Rol al film del regista canadese Cody Calahan: The Oak Room. Un thriller dal sapore noir che lascia spazio, letteralmente, alla parola.

La trama

Durate una violenta tempesta di neve Paul, proprietario di un bar in una piccola città canadese, ha appena chiuso il suo locale quando Steve, un vagabondo carico di bagagli, chiede di entrare. Da qui in poi si innescherà una dinamica di racconto nel racconto.

Ambientato fra quattro mura, con una fotografia quanto mai scura e nera, il film ragiona sul racconto nella sua dimensione ancestrale. I personaggi spinti da un desiderio atavico di narrare, testimoniato da una sceneggiatura ben strutturata, raccontano i fantasmi del mondo rurale americano. Il regista porta così a galla, con estrema lucidità, tutta quella disillusione, pessimismo e mancanza di prospettive.

The Oak Room e la mise en abyme

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The Oak Room decostruisce all’estremo le forme tipiche del noir contaminandolo, con estrema eleganza con altri generi, portando strutture narrative paradossali, in una mise en abyme infinitesimale.

Il bar è il luogo in cui si liberano infiniti universi narrativi, ma lo sguardo di Calahan è decisamente nichilista guardando ai meccanismi del racconto dall’interno: trovandoci la limitatezza e l’incompiuto. I possibili universi narrativi che si dipanano dall’Oak Room sono, al loro volta, nuclei narrativi zoppicanti, finiti, limitati; nient’altro che copie di una Storia più ampia e grandiosa.

Il neo-noir in The Oak Room

In una dimensione di strutture ideali che hanno l’intento di raccontare l’incertezza del presente, The Oak Room è solo in apparenza un neo-noir. Il film è piuttosto un’ibridazione tra generi in una dimensione immaginifica d’incontro. Tra western, fantascienza, horror e thriller The Oak Rom rimane, sicuramente, un film atipico nel panorama contemporaneo.

In una dimensione in cui l’azione si fa inesistente, il film torna al racconto orale. E lo fa nella sua forma più atavica e ancestrale, quasi un paradosso in un cinema attuale dove tutto è immagine. Calahan sembra quasi riportarci alla concezione del racconto biblico, o almeno quello dell’antico testamento, in cui è la parola e la voce a innescare il tutto.

Il potere della parola

Il film lavora nella dimensione della parola: colei che ha il potere evocativo di raccontare, piuttosto che l’immagine. La verità si mescola così alla finzione, l’orrore è in lontananza, distante e la dimensione del brivido è frenata, anche se la tensione è altissima per tutta la pellicola.

The Oak Room lavora per inserzioni: ecco quindi una pioggia di flashback, inquadrature che celano per concederci solo sguardi parziali. Colpi d’occhio sulla stanza, il bancone, la birra: tutto a servizio di una suspense. Il film nasce nella dimensione del nascondere; quello che è celato è veramente importante: l’incubo è ciò che è stato sottratto allo sguardo. In un’epoca dove tutto è immagine The Oak Room ci obbliga ad ascoltare.

 

Altri articoli di Alessia Ronge in https://www.taxidrivers.it/author/alessia-ronge

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The Oak Room

  • Anno: 2020
  • Durata: 90 minuti
  • Genere: Thriller
  • Nazionalita: Canada
  • Regia: Cody Calahan
  • Data di uscita: 24-August-2020