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Hal Ashby, Clint Eastwood e Sam Mendes: 3 punti di vista sull’amore.

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Giorni fa ascoltavo Che cos’è l’amor, vecchio pezzo di Vinicio Capossela e la melodia, ma soprattutto il testo, mi hanno portato ad immaginare il film sull’amore che avrebbe potuto scrivere. Alcuni versi sono estremamente evocativi per questo esercizio ludico.

Film sull’amore ce ne sono in abbondanza, così ho scorso nella mia mente, quelli che esplorano le possibili risposte alla domanda suggerita da Capossela.

Raccontare oggi come il verbo amare agisca è spesso semplicistico, ma rare volte incredibilmente poetico. Questa ‘azione’ si realizza in diverse direzioni.

Il bravo sceneggiatore lo misura descrivendolo semplicemente, secondo un suo personalissimo punto di vista, così potente da rimanere nel cuore del pubblico. Un coefficiente di difficoltà altissimo.

Quando si parla di sentimento, in termini di ‘sentire epidermico’, quell’intensità dell’aver vissuto quell’emozione, spesso non si riesce a toccare con le parole o con gli occhi di un altro. Il rischio grave è cadere nella scontata descrizione di un sentimento.

Mostrare l’amore attraverso una relazione sentimentale è la declinazione primigenia, a volte è la soluzione meno coinvolgente, fortunatamente il mondo del cinema ci offre spesso delle grandi storie che hanno a che vedere con l’azione che si compie amando.

Nel 1971 Hal Ashby gira il suo secondo lungometraggio dal titolo Harold e Maude, soggetto e sceneggiatura di Colin Higgins, fotografia di John Alonzo e musiche di Cat Stevens. I due protagonisti sono interpretati dal giovanissimo Bud Cort e la bravissima Ruth Gordon.

Harold è un diciottenne della borghesia americana. E’ un giovane che non trova gioia nella agiata vita che conduce. L’unico ‘hobby’ è partecipare ai funerali. Nei confronti della madre e della cultura borghese che lo circonda, prova enorme disgusto e mette in atto delle azioni di protesta inusuali, come fingere il suicidio ogni qual volta la madre tenta di riportarlo nella società di cui lei è una orgogliosa sostenitrice.

La rinuncia alla vita di Harold verrà minata da Maude, un’irresistibile settantanovenne, portatrice di un dolcissimo vento primaverile. Una vecchietta non convenzionale, con una concezione della vita aperta alla bellezza. Una donna le cui esperienze l’hanno resa stupefacente. L’amore che Maude ha per la vita che la circonda, coinvolgerà il giovane.

I due si incontrano ad un funerale, da quel momento iniziano a vedersi e Harold se ne innamora, fino a volerla sposare. Non faranno in tempo, perché Maude, il giorno del suo ottantesimo compleanno, ha deciso di mettere fine alla sua vita, lasciando una grande eredità al giovane Harold che non sarà più lo stesso uomo.

L’amore in questo film è espresso in molte forme, riuscendo a dare il senso dell’universalità.La colonna sonora affidata a Cat Stevens è perfetta, sembra nata con il film stesso. I brani in alcune scene rafforzano il tema, portandolo allo spettatore arricchito emotivamente. I dialoghi semplici, naturali sembrano non avere nessuna difficoltà nell’uscire da quelle bocche. Ogni parola restituisce estrema credibilità ai personaggi, anche quando è l’ironia a tratteggiarne la psicologia (lo zio militare o lo psicanalista).

Il rapporto in questa ‘strana coppia’ è raccontato con coinvolgimento emotivo, con amore, lo stesso amore che Maude esprime al giovane Harold, un amore universale, per la vita e quindi per l’esistenza e ciò che la rende piacevole. L’ottantenne adolescente da una lezione al decrepito diciottenne.

Alla fine del film lo spettatore, come Harold, ha vissuto un cambiamento. Ci si è innamorati di Maude, di quello che rappresenta, dei colori che indossa e della sua voce invecchiata, soprattutto del suo modo di amare la vita.

In altro modo, il regista Clint Eastwood nel film Million Dollar Baby del 2004, sostiene che l’amore è un sentimento che può essere declinato su molteplici piani.

Hilary Swank e Clint Eastwood in una scena del film Million dollar baby

Il desiderio di un amore perduto. Per Maggie (Hilary Swank) è il defunto padre, mentre per Frankie (Clint Eastwood) è la figlia a cui chiede perdono da 23 anni.

Le capacità e la forza che l’amore richiede, può tradursi anche in un estremo atto. Ci dice anche che l’amore spesso non si esprime verbalmente, è nelle azioni che l’uomo compie, nelle più piccole e semplici azioni che l’amore trova espressione. L’intera pellicola è pregna di emozioni.

Il soggetto del film è tratto da un racconto di una raccolta a tema boxistico, Rope burns di F. X. Toole e sceneggiato da Paul Haggis, direttore della fotografia Tom Stern e montaggio Joel Cox, due fedeli collaboratori di Eastwood.

Frankie è un vecchio manager e allenatore di box. Gestisce una palestra di periferia, la stessa dove si era allenato da pugile. Con il suo pessimo carattere, apparentemente poco disposto verso l’altro, ha al suo fianco un solo amico, Scrap (Morgan Freeman) ex pugile di colore, rimasto cieco al suo centonovesimo incontro, al cui angolo, come allenatore c’era Frankie, che vive nel rimorso di non aver potuto gettare la spugna per fermare quell’incontro. Scrap non è solo un amico, lo aiuta anche a gestire la palestra.

Nella palestra accadono due eventi che per Frankie rappresentano un ennesimo colpo. Il tradimento di Big Willie, il suo pugile migliore, e l’ingresso nella palestra di Maggie.

Maggie ha già superato la trentina, vuole diventare una campionessa di boxe, questo è il suo sogno. Senza una vera ragione, vuole Frankie come allenatore. Maggie arriverà a disputare il titolo contro la campionessa del mondo, nota per la scorrettezza che dimostra al terzo round, quando dopo un colpo vincente di Maggie, approfittando della distrazione dell’arbitro, le tira un uppercut che la fa cadere verso il suo angolo, sbattendo violentemente la testa sullo sgabello che Frankie non fa in tempo a togliere.

La tragedia è compiuta. Maggie si risveglia paralizzata dalla testa in giù. Perderà una gamba a causa di una cancrena. Disperata chiede a Frankie, che le promise di non mai lasciata sola, di aiutarla a morire. Frankie è ormai un uomo distrutto dagli eventi che la vita gli ha riservato e dopo un lungo tormento, sceglie di compiere un atto d’amore, aiutare Maggie a morire. Frankie sparirà per sempre senza lasciare traccia. Scrap lo attenderà nella palestra senza mai vederlo tornare. Scopriamo che è lui la voce narrante, racconta questa storia in una lettera indirizzata alla figlia di Frankie, a cui vuole spiegare chi era suo padre.

Un film sull’amore dove sono in gioco molteplici aspetti.

Il rapporto tra Frankie e Scrap rappresenta l’equilibrio della comprensione, atto indispensabile per esprimere l’amore. La rappresentazione di una convivenza. I dialoghi tra i due sono intensi, anche quando rappresentano una routine.

Il rapporto tra Frankie e Big Willie, il suo miglior pugile, viene presentato all’inizio del film. Capiamo subito che la relazione tra i due è anche affettiva. Nonostante i successi di Big Willie, Frankie non lo ha mai portato a disputare un incontro per il titolo mondiale. Big Willie si rende conto che con lui non disputerà mai un incontro per il titolo e si trova costretto a lasciarlo, per un manager più attento al business che alla parte atletica. La vittoria di Big Willie avviene solo grazie alla preparazione di Frankie, che segue l’incontro in tv. Ecco un’altra consa con cui fare i conti.

La relazione con Maggie nasce da una forzatura, è lei a scegliere Frankie. L’ingresso nella palestra darà inizio ad una lenta e inesorabile nascita di una relazione affettiva. Questo rapporto si salda al punto che vedremo un padre e una figlia amarsi.

Entrambi hanno ritrovato un affetto perduto. L’intensità dell’amore dell’uno per l’altra è palpabile. Ancora una volta i dialoghi ci restituiscono la credibilità che gli attori ci offrono con il corpo. Assistere alla crescita di quel rapporto, induce a cercare nel tuo intimo, il riflesso di quella relazione e vivi la loro. Scrap nel suo angolo ha lavorato come una sorta di ‘Cupido’, incrementando i sentimenti e narrandoli a tutti noi.

Nel 2008 Sam Mendes, dopo nove anni da American Beauty, si cimenta nuovamente in una storia che si svolge in un contesto medio borghese e gira Revolutionary road.

Tratto dall’omonimo romanzo di Richard Yates del 1961, autore concentrato sulla narrazione della classe media americana e per questo spesso accostato a Salinger e Cheever.

Un film sull’amore che si trasforma e si conforma al contesto che lo accoglie, sull’amore tradito nelle premesse e sulla profonda solitudine come conseguenza.

Nell’America della metà degli anni ’50, April (Kate Winslet) e Frank (Leonardo Di Caprio), sono una felice giovane coppia, con due bimbi. Vivono in una bella casa di Revolutionary road. Agli occhi di tutti, rappresentano e sono, l’esempio della coppia perfetta per i canoni di quegli anni.

Il film si apre con i due protagonisti che si incontrano ad una festa, sono giovani e si raccontano i propri sogni sul futuro. April vuole diventare un’attrice e Frank sognava di fare grandi cose. Poi ci ritroviamo qualche anno dopo, ad una rappresentazione teatrale di una compagnia amatoriale, dove April recita. Un fiasco totale e nel ritorno a casa, scoppia una furibonda discussione. April accusa Frank di averle soffocato l’esistenza.

Frank è impiegato in una grande azienda e detesta quel lavoro. Frustrato, ha una scappatella con una segretaria del suo ufficio, per confermare a stesso la sua virilità.

Mentre April a casa cerca consolazione nei ricordi del passato. Trova una vecchia foto, che ritrae Frank in divisa a Parigi e le viene un’idea. Al rientro di Frank dal lavoro, April gli ricorda quello che le aveva detto di Parigi, per Frank era l’unica città in cui valesse la pena vivere. Gli propone di vendere la casa e l’auto e trasferirsi tutti a Parigi, con un po’ di difficoltà riesce a convincere il marito a mollare tutto per quel sogno condiviso. Questa scelta, li porterà a rivivere l’intensità del loro amore. Una nuova primavera nella loro vita.

Mentre sono presi dall’organizzazione di questo cambiamento, accadono due eventi che cambieranno radicalmente il loro destino. Frank riceverà una proposta di lavoro molto remunerativa e April rimarrà nuovamente incinta. Il viaggio si deve annullare. Lei pur di voler realizzare il loro sogno d’amore, sottopone al marito la possibilità di interrompere la gravidanza, ma lui non ne vuole sapere e questo crea maggiore tensione.

Per Frank questa gravidanza rappresenta la possibilità di accettare la proposta allettante e conformarsi definitivamente alla middle class di quegli anni.

L’unica che non si rassegna è April, che nonostante i continui richiami al marito, non riesce ad accettare l’idea di vivere una vita che detestavano. Nell’ultima furibonda discussione, le parole taglienti che si sono rivolti, hanno toccato l’apice e April scappa nel boschetto di fronte alla loro casa, per cercare di fare ordine nei suoi pensieri.

La mattina successiva, come se nulla fosse accaduto, April è in cucina a preparare la colazione al marito. Frank si sveglia, si veste, entra in cucina e si meraviglia dell’accoglienza che la moglie gli ha riservato. La situazione è surreale e imbarazzante allo stesso tempo. Frank saluta la moglie chiedendole se lo odiasse, ma April lo rassicura e lo bacia augurandogli una buona giornata. Torna in casa, fa una chiamata per assicurarsi che i figli rimangano fuori fino a sera e prepara tutto per praticare un aborto con un sistema molto rischioso. April morirà a causa di quella scelta.

In questo film sull’amore, Mendes mette in scena, un concentrato estremamente credibile di emozioni vissute da una coppia. Sono dinamiche che conosciamo tutti, per esperienze dirette o per sentito dire, alcuni grandi amori finiscono con la stessa intensità con cui sono iniziati. Ma non è solo il loro amore che viene messo al microscopio, vuole indagare anche l’amore verso sé stessi, verso la propria originale esistenza. La fedeltà ai propri progetti di vita.

Gli anni in cui è ambientato rafforzano la dicotomia di cui soffre anche l’azione di amare. Una vita pubblica “speciale” che riesce a nascondere un “vuoto disperato”, specchio dell’amore passato. Palesa l’assenza totale di perfezione nella primordiale emozione umana.

In questo caso lo sceneggiatore ha trovato una parte del lavoro già fatta, anche se è una spada a doppia lama. La bontà del romanzo alza l’asticella della performance a cui è chiamato. Con una storia d’amore così potente, devi usare parole altrettanto potenti, altrimenti si rischia di fare un cattivo servizio alla storia e al film. La magia in questo film è l’equilibrio perfetto che c’è tra i dialoghi, la direzione degli attori, la loro performance e la scelta delle inquadrature che creano la stessa suggestione dei quadri di Edward Hopper.

Penso che il grado di difficoltà nella scrittura di questo genere di film sia paragonabile, per certi versi, alle difficoltà che si incontrano nello scrivere film corali. Mantenere l’equilibro, restituire credibilità ai protagonisti e alle vite che vivono, senza mai privare di originalità la materia che si sta trattando richiede un lavoro chirurgico.

Devo assolutamente ringraziare Vinicio Capossela per avermi inconsciamente offerto questo spunto di riflessione.