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INTERVISTE

Da Il sindaco del rione Sanità ai David di Donatello. Intervista a Francesco Di Leva

Continua il successo del film diretto da Mario Martone e presentato al festival di Venezia del 2019. In occasione, infatti, del Prato Film Festival, durante il quale è stato proiettato il lungometraggio, e in occasione della consegna del premio all'attore protagonista per la sua interpretazione di Antonio Barracano, abbiamo potuto fare qualche domanda a Francesco Di Leva.

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Francesco Di Leva

Tra cinema, televisione e teatro, Francesco Di Leva, fresco di candidatura al David di Donatello, continua ad affermarsi sempre più sul grande schermo ricevendo attenzione e riconoscimenti. Di seguito l’intervista al protagonista del film di Martone, in occasione del Prato Film Festival 2020.

Cosa significa continuare a presentare un film come “Il Sindaco del rione Sanità” che è ormai un anno che è stato presentato (al festival di Venezia 2019) e gira in tutta Italia e all’estero ed è ancora oggi molto attuale?

E’ sempre un’emozione fortissima portare questo film dappertutto, che sia a Napoli, a Firenze, a Roma o all’estero. Ogni volta portiamo un particolare pezzo di Napoli, in questo caso soprattutto la Sanità, ma in realtà anche gran parte di San Giovanni a Teduccio. Questo dal momento che Mario Martone ha scelto molti attori perché venivano fuori dal gruppo “Nest”, formato 10 anni fa anche in questa zona. Quindi ha un significato particolare continuare a portare in giro questo film. E per me non è solo un film, ma qualcosa di più: è un lavoro di gruppo di cui Mario Martone è stato il capitano. Il percorso è iniziato 5 anni fa quindi si tratta di un pezzo di vita, della mia e di quella di tutti i miei compagni. E ci ha regalato e continua a regalarci tantissime emozioni.

Prima di essere un film “Il sindaco del rione Sanità” è stato uno spettacolo teatrale.

Esatto, ed è nato 5 anni fa, quando abbiamo dovuto cominciare a chiedere i diritti. Abbiamo dovuto convincere Luca De Filippo a fornirci i diritti. Nonostante all’inizio siano stati un po’ restii, alla fine la lungimiranza di Luca verso un futuro eduardiano con l’idea di poter plasmare questo autore è stato un bene per noi, ma anche per la comune teatrale e cinematografica. E mi sembra che sempre di più questo futuro si stia concretizzando. Quest’anno, ad esempio, vedo Le sorelle Macaluso di Emma Dante che vanno a Venezia in concorso. E quindi un teatro che sta tornando. Ovviamente non ci siamo inventati nulla, ma c’è stato un ritorno e mi piace pensare che in parte sia dovuto ad una spinta data da “Il sindaco del rione Sanità”.

Com’è stato lavorare con Mario Martone?

E’ stato una sicurezza. E’ un regista che, nel corso della sua carriera, ha saputo raccontare molto bene delle storie e ha dimostrato di essere capace. Avere lui al timone è stato, quindi, un valore aggiunto. Il fatto che insieme a noi stava intraprendendo questo viaggio mi rendeva sicuro perché il nostro capitano conosceva molto bene la rotta anche senza la cartina.

Cosa significa per te, da napoletano, interpretare un’opera di De Filippo?

Non ho mai pensato di interpretare l’opera o il personaggio e, infatti, non ho mai visto il film. Era l’unico modo per difendermi dalla potenza di un autore (e non solo) del calibro di Eduardo De Filippo. Sapevo di dover affrontare questa cosa senza ammirare e guardare il grande De Filippo e in questo modo mi sono difeso. Qualcuno mi ha detto che, nel modo in cui ho mostrato il personaggio, c’erano delle cose che ricordavano Eduardo, ma io non ho mai pensato a lui. Se ci sono delle cose che lo richiamano, che siano un modo di fare o un modo di dire una cosa significa che, in quanto napoletano, anche nell’inconscio De Filippo mi (e ci) ha lasciato tanto.

Che cosa c’è di te in Antonio Barracano e cosa di lui in te?

Io odio Antonio Barracano e chi mi conosce sa perché dico questa cosa. Io questi personaggi li combatto ogni giorno della mia vita, li combatto e li detesto perché a Napoli hanno dominato e non posso che odiarli. Questo personaggio in particolare mostra, in realtà, anche un lato buono e difende la parte debole della città. Ma comunque va condannato, comunque maneggia una pistola e la violenza è parte del suo background; è arrogante e presuntuoso. Ma da attore l’ho amato perché chi è che non vuole interpretare il cattivo? Affascinante, egoista, prepotente, pretende le donne, le vuole, le ottiene, decide della vita e la morte degli altri. E’ un personaggio che ha tante sfumature e che, come tutti i cattivi, ha sempre un grande fascino. Mi sono divertito molto a farlo.

Nel momento che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo, secondo te, un Antonio Barracano come avrebbe potuto reagire?

Avrebbe sicuramente aiutato il suo quartiere donando pacchi, ma sarebbe stato criticato da Le iene. Io, in primis, sono tra quelli che condannano questi personaggi perché anche se il loro intento è quello di compiere azioni per il bene del proprio quartiere, lo fanno con i mezzi e i modi sbagliati. Anche se è con il futuro che si determinano certe cose.

E infatti anche il film lascia un po’ interpretare delle cose…

Antonio Barracano alla fine è un vincente. Tu lo ami più di ogni altro personaggio. Lo adori e le donne lo amano, gli uomini piangono, lo sentono un uomo d’onore. Muore pur di non parlare. E’ il criminale perfetto, se mai c’è un criminale perfetto. Bisogna stare attenti a come si giudicano questi personaggi. E’ strano parlarne, difficile difenderli, bisognerebbe soltanto accusarli. Io mi trovo in una strana posizione e quindi lo accuso fino a un certo punto, perché poi da attore lo devo difendere avendolo amato.

(Il sindaco del rione Sanità è disponibile su Raiplay)

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