Presentato e premiato nella sezione NEXT del Sundance Film Festival 2026, The incomer è una sorprendente opera prima firmata da Louis Paxton. Il cineasta scozzese, originario di Edimburgo, realizza un piccolo gioiello. Purtroppo, difficilmente lo vedremo nel nostro Belpaese, ma dà chiarissima l’idea di eccezionale cinema indipendente. La raffinatezza della regia, l’acume del racconto, la sensibilità dello sguardo. Questo, e molto altro, eleva il progetto ben al di sopra della media, conducendo lo spettatore a vivere un’esperienza totalizzante. A fargli da sostegno e arricchimento, le location mozzafiato – nelle Highlands – dal fascino inesauribile. Oltre a delle prove attoriali decisamente straordinarie, che resteranno negli annali.
The incomer | La trama
Isla (Gayle Rankin) e Sandy (Grant O’Rourke) vivono in una sperduta e, all’apparenza, inospitale isola della Scozia. Tra il vento, l’isolamento e i gabbiani (spesso) molesti, i due non hanno mai toccato la terraferma dal giorno in cui i genitori si sono trasferiti lì. Prima la madre, poi il padre, se ne sono andati, lasciandoli a crearsi un loro particolare ed esclusivo modo di vivere insieme.
Siamo tutti strani.
Una mattina, però, all’orizzonte appare uno strano umano (Domhnall Gleeson) dalla carnagione chiarissima e con un impermeabile giallo. Alla vista dello straniero, Isla e Sandy corrono ai ripari, indossando i costumi e le maschere rituali, pronti a combattere per difendere la loro casa.
Diverso è “normale”
Una pellicola come The incomer è forse impossibile da incanalare in un genere, piena com’è di spunti e suggestioni. Le figure sullo schermo appaiono più che bislacche, eppure profondamente umane. Il non essere cresciuti a contatto con la civilità ha reso Isla e Sandy uniti come mai, dipendenti l’uno dall’altra: il loro rapporto supera l’amore fraterno e sfiora quello universale, sebbene sia costellato di litigi e botte. Se c’è una questione da risolvere, si usano le care buone vecchie maniere. Primitivi, loro malgrado, hanno conservato una purezza fondamentale e preziosa, per quanto a tratti pericolosa. Il piacere della scoperta non viene mai meno e il modo in cui conoscono, abitano e preservano la Natura dovrebbe essere preso d’esempio, oggi più di ieri.
Mi piacciono le tue parole.
Nel momento in cui la routine viene sconvolta dalla presenza di Daniel, emergono i lati “brutti” della società. Rivalità, violenza, non accettazione, fanno parte di ogni gruppo umano, volente o nolente. Ma esiste una via di mezzo, un compromesso, mantenendo sempre vivo il proprio spirito, le proprie origini e il legame con quella che si considera casa. La terra di Isla e Sandy è forse inospitale per la maggior parte della gente, ma non per loro, che ne hanno colto i frutti e vi hanno trovato un nido sicuro, incontaminato, meraviglioso. La bellezza e la forza di The incomer dipendono anche dalla capacità di rendere universali i personaggi e le loro storie, andando a “normalizzare” tutte le stranezze, come è giusto che sia. Danny, allo stesso modo dei fratelli, è sempre stato un emarginato, e solo a contatto con qualcuno di simile scopre quanto sia importante essere se stessi, accettare la diversità che ci caratterizza e non nascondere a se stessi ciò che si vuole davvero. Che sia lasciare un’isola, ritirarsi in solitudine o indossare un paio di ali da gabbiano.
*Sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.