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Un altro mondo

“Una sempre più brava Isabella Ragonese e un Silvio Muccino più maturo e spontaneo per un film che mette in scena il processo di maturazione di due ragazzi”

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A due anni di distanza da Parlami D’amore, pellicola di cui è stato interprete, regista e sceneggiatore, Silvio Muccino ritorna nelle sale con Un altro mondo. Trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Carla Vangelista, autrice e sceneggiatrice con la quale Muccino jr ha scritto anche il suo primo romanzo (“Parlami D’amore”), il film è “Un About a boy ai tempi di Obama”, citando le parole del giovane regista romano.

Andrea (Silvio Muccino) ha 28 anni, una famiglia ricca alle spalle e una vita superficiale, priva di responsabilità insieme alla ragazza (bulimica) Livia (Isabella Ragonese). Il giorno del suo compleanno Andrea riceve una lettera: il padre, che non vede da più di vent’anni, gli chiede di raggiungerlo al più presto in Kenya perché gli resta ben poco da vivere. Andrea, mosso più dal rancore che dalla pietà, parte per Nairobi dove scopre di avere un fratellastro, un bambino di 8 anni di nome Charlie (Micheal Rainey jr), che il padre ha avuto una donna del luogo.
“Questo film mi ha permesso di raccontare un paese come l’Africa” continua Muccino. Ma l’Africa che noi vediamo non è la solita dei rituali o della povertà; vediamo un’Africa povera, senz’altro, ma piena di dignità, con lavoratori che escono dalle loro baracche in giacca e cravatta. Ma non solo. “Un altro mondo è anche un film che parla di crescita. Quando ho deciso di realizzare questa trasposizione cinematografica, ero molto interessato alla crescita di questi personaggi che non sono ancora adulti, che non sanno nemmeno cosa voglia dire essere adulti.”
Un altro mondo è la storia di un viaggio in cui non cambiano solo i paesaggi all’interno dei quali si muovono gli attori, ma in cui si modificano gli occhi con cui i protagonisti vedono il mondo. E così Charlie diventa un pretesto, una molla che permette ai protagonisti di diventare meno superficiali, di sconfiggere le loro paure e il loro passato e di superare i limiti che non volevano oltrepassare. E il film non forza nulla:  tutto avviene attraverso un graduale e sentito passaggio.

E così vediamo una sempre più brava e sfruttata Isabella Ragonese, finalmente lontana dal solito ruolo ‘da precaria’, un Silvio Muccino più maturo e spontaneo e uno straordinario Micheal Rainey Jr., che, nonostante ripetesse le battute italiane a memoria, riesce a colpire lo spettatore con uno sguardo e col desiderio ingenuo di essere amato.
Un film che non ha nulla di natalizio nel titolo (a parte una canzoncina cantata involontariamente dal piccolo protagonista) ma che si pone tra i film da vedere in questo periodo per la storia d’amore che racconta. Una sorta di La vita è meravigliosa all’italiana che si scontra con lo scempio del ‘cinepanettone’.

Francesca Casella

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