Precious

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Ci sono storie che hanno l’esigenza di essere scritte, raccontate, rappresentate. Storie che hanno l’urgenza di prendere vita e diventare un dono per chi ha imparato a saper ricevere. La generosità della penna di Ramona ‘Sapphire’ Lofton, scrittrice e poetessa statunitense, ci fa conoscere uno dei personaggi femminili più potenti e unici della storia della letteraura e del cinema contemporanei: Clareece ‘Precious’ Jones. Entrare nel mondo di Precious non è affatto semplice. È una ragazza sedicenne che vive nella decadente Harlem degli anni ottanta, frequenta ancora le scuole medie ed è incinta del suo secondo bambino. Vive sola con sua madre, la cui presenza non fa altro che peggiorare e schiacciare le sue speranze e la sua indole curiosa, solare e piena di vita. Le è stato sempre detto di essere una nullità e lei ci ha creduto. Ha sognato di diventare qualcuno di speciale, inconsapevole di esserlo già. Precious è una persona grande, troppo grande. Ingombrante. In tutti i sensi. Ma il peso più grande che questa giovane donna si porta addosso è quello emotivo. Fino a questo momento del suo percorso umano, il suo non è mai stato veramente vivere, ma sopravvivere. Sopravvivere alla violenza, alle umiliazioni, alla disperazione. A quella solitudine che può solo essere stata provocata da una profonda e reale sofferenza. La sua vita è ferma, è stata danneggiata, rubata. L’unico modo per andare avanti è trovare un’alternativa. Lei non è mai vittima di se stessa: è una combattente. Attinge dalla sua fonte inesauribile di coraggio  e fronteggia le situazioni più estreme con dignità, poiché l’entità del suo peso è proporzionale alla ricchezza del suo spirito. Grazie all’appoggio di persone che in lei riescono a vedere la luce, Clareece impara ad aprirsi, a parlare, ad esprimersi attraverso la  lettura e la scrittura, mezzi indispensabili all’essere umano per comunicare e difendersi, che ingiustamente e crudelmente le erano stati preclusi in passato.

E da qui la vita comincia.

Il lavoro di Lee Daniels e Geoffrey Fletcher , rispettivamente alla regia e alla sceneggiatura, ha sicuramente rispettato e arricchito la visione originale dell’autrice. Daniels non è affatto nuovo, in quanto portabandiera di progetti a dir poco scomodi: nel 2001 è produttore di Monster’s ball, che tratta il tema della pena di morte, mentre nel 2004, con la stessa tenacia e fermezza  investe su The woodsman, in cui  si parla dello scottante argomento pedofilia in un modo nuovo,ambiguo e decisamente interessante. E finalmente, nell’anno 2009, si mette in gioco passando dietro la macchina da presa con Precious, centrando il bersaglio e aggiudicandosi innumerevoli premi e riconoscimenti a livello internazionale. Apparentemente ci si trova davanti a un linguaggio “neorealista” ( il regista omaggia persino La ciociara di Vittorio De Sica ), ma se si oltrepassa lo strato superficiale –  che comunque, data la trama, superficiale non è mai – si nota un delicato e soffuso tocco poetico che accompagna lo spettatore anche nelle scene più feroci e drammatiche.

Una lode particolare va  alla scelta degli attori, ognuno perfetto per la parte affidatagli: su tutti l’esordiente Gabourey Sidibe che interpreta, appunto, la protagonista del film. Un’attrice così in Italia sarebbe stata considerata una caratterista, ma, fortunatamente, chi sa guardare più lontano ha saputo scorgere in lei una spiccata personalità e sensibilità, doti fondamentali per chi ha deciso di dedicarsi alla recitazione, qualità che vanno aldilà di qualsiasi aspetto fisico. Figurano anche volti ben noti al pubblico, soprattutto a quello musicale, ovvero Lenny Kravitz e Mariah Carey e Mo’nique (che, dopo l’interpretazione della Sidibe, si aggiudica il secondo premio come miglior performance attoriale). Anche in questo caso, un azzardo particolare è stato quello di accostare volti così pop e patinati ad uno stile registico tanto realistico, ma l’operazione è senza dubbio riuscita: merito di un cast tecnico che punta ad essere invisibile per dare giustamente il massimo spazio alla storia, ma magistrale, se si osserva attentamente la scelta dei costumi, del trucco, delle ambientazioni e della fotografia.

Pur parlando di morte e afflizione, un senso di benessere pervade il corpo e la mente dopo la visione di questa pellicola. Una pellicola intima, che va vissuta. Precious diventa un punto di riferimento, un’eroina, che ci mette in contatto con i nostri sentimenti più profondi, insegnandoci che il dolore cui ci hanno condannato può essere trasformato in amore, che la vulnerabilità è la vera forza e che si deve stare molto attenti a preservare ciò che di prezioso abbiamo. E, se non ce l’avessimo, se ancora non fossimo arrivati al traguardo di guardarci allo specchio e vedere il nostro puro riflesso, dovremmo essere almeno in grado di riconoscerlo negli altri. In silenzio, ma con una mano tesa.

Giovanna Ferrigno



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