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New order: il Franco Nero da fantascienza

Segnali dall’universo digitale. Rubrica a cura di Francesco Lomuscio

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Ma di cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di una produzione indipendente atta a miscelare thriller e fantascienza, immersa in un 2033 dalla razza umana decimata da un virus sconosciuto. Partendo dal fatto che le persone non capiranno mai le regole che governano la natura, cosa ci dobbiamo aspettare? L’ennesima lotta attuata dai sopravvissuti per sfuggire al morbo? La classica epidemia volta a generare esseri affamati di carne umana dai connotati zombeschi? Nulla di tutto questo, bensì un Franco Nero calato nei panni di un dottore interessato ad effettuare una ricerca sulla minaccia selezionando cinque superstiti. Superstiti tra cui David Wurama e Margherita Remotti, che chiude in un’abitazione isolata per monitorarli a distanza tramite particolari sensori posti sul loro sopracciglio destro. Man mano che cominciano a sviluppare inaspettate abilità e che si fa sempre più luce sull’effettiva genesi del ceppo virale. Un ceppo per il quale sempre più remota sembra essere l’esistenza di una cura.

Nel corso di oltre un’ora e un quarto di visione che tende a sfruttare in particolar modo gli interni della casa. Al di là di qualche immagine rurale dello spazio circostante.

Mentre, quasi sulla falsariga dei vari mockumentary di genere, New order privilegia soprattutto le soggettive di una videocamera accesa. Concentrandosi sull’emersione delle diverse psicologie dei personaggi, al fine di raccontare una progressiva discesa nella follia umana.

Una discesa nella follia umana che la non disprezzabile regia orchestra facendo in modo che la situazione degeneri fotogramma dopo fotogramma. Tanto che, in maniera inevitabile, il pericolo di morte comincia a diventare sempre più evidente per i soggetti dell’esperimento. Fino al twist ending di quella che è un’operazione tendente in maniera evidente a risparmiare sulle scenografie, ma impreziosita dalla buona fotografia di Marco Sirignano. Elemento, quest’ultimo, che contribuisce in maniera fondamentale a camuffare efficacemente le ristrettezze di budget.

Ristrettezze che non paiono in fin dei conti penalizzare New order, rientrante tra i pochissimi esempi di sci-fi italiana da schermo del XXI secolo. Un esempio che, facendo del citato ex Django il proprio nome di punta, è oltretutto dispensatore di un’ultima sequenza al termine dei titoli di coda. Un esempio cui il disco digitale in questione, tra l’altro, rende non poca giustizia offrendo una ricca sezione riservata ai contenuti speciali. Una sezione in cui è possibile trovare sei minuti di scene tagliate, quasi trentuno di making of, una galleria fotografica e due trailer. Senza contare il videoclip della colonna sonora e il cortometraggio Metastasi, della durata di undici minuti e sempre a firma di Rosson. Un cortometraggio datato 2007 e che, dunque, rappresenta un altro motivo d’interesse a proposito di questa edizione home video di New order.