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Inception

“I veri artefici di questa pellicola sono il supervisore agli effetti speciali Chris Courbould ed il supervisore agli effetti visivi Paul Franklin, i quali hanno realizzato un raro gioiello visivo spettacolare.”

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“Non ti vergognare di sognare alla grande”, suggerisce uno dei personaggi del film. È  questo quello che deve aver pensato Nolan quando ha iniziato a lavorare su questo progetto, ispirato da alcuni articoli riguardanti l’abbassamento delle difese razionali durante l’attività onirica.

Il mondo reale si alterna al suono di un sincopato ritmo di tamburo primordiale con il mondo dei sogni, in questa storia ambientata nella mente di un ricco erede, popolata da alcuni personaggi abili nell’acchiappare i sogni, o meglio nel rubare idee provenienti dal mondo reale, all’interno della realtà onirica. I sogni in alta definizione dall’aspetto fin troppo realistico sono il continuo territorio narrativo di una storia che ha lo spessore di un racconto di fantascienza con un thriller psicanalitico sullo sfondo.

Christopher Nolan dirige Leonardo Di Caprio, che interpreta Dom Cobb, il protagonista esperto nel rubare idee dai sogni, il quale, insieme ad un gruppo di esperti navigatori onirici, si getta a capofitto in un sogno nel sogno alla terza potenza. A complicare le cose il fatto che il bersaglio di questa operazione, il ricco Robert Fischer (Cillian Murphy), si è preparato anche a questa evenienza, creando degli anticorpi onirici che nel sogno hanno l’aspetto di spietati killer armati fino ai denti! Nel cast spiccano Ellen Page (Juno), nei panni dell’architetto dei sogni, e Michael Caine che, nel ruolo di un professore universitario, insegna a Cobb i segreti della condivisione dei sogni.

I veri artefici di questa pellicola sono il supervisore agli effetti speciali Chris Courbould ed il supervisore agli effetti visivi Paul Franklin, i quali hanno realizzato un raro gioiello visivo spettacolare, degno dei migliori premi del settore. Peccato la pochezza dell’idea, peraltro parecchio debitrice nei confronti di una produzione Warner quale il famoso Matrix, e la poca aderenza estetica all’attività onirica, che raramente risulta essere così precisa e coerente come quella creata in Inception.

Fabio Sajeva