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CONVERSATION

Fare l’attrice è un’opportunità di conoscenza: conversazione con Micaela Ramazzotti, protagonista di Ti presento Sofia, al cinema dal 31 ottobre

Micaela Ramazzotti è senza dubbio una delle interpreti più importanti e versatili del cinema italiano. A parlare per lei non è solo la lista degli autori con la quale ha lavorato, ma anche uno stile di recitazione a fior di pelle che le consente ogni volta di far vibrare le corde più intime dei suoi personaggi. L'uscita del suo nuovo lungometraggio, Ti presento Sofia, dal 31 ottobre nelle nostre sale, ha fornito un'occasione unica per parlare con lei del film e, più in generale, del suo modo di essere attrice

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Ti presento Sofia è un film che continua a declinare la Commedia e se in Una storia senza nome si trattava di farlo in un contesto di eccezionalità qui avviene il contrario, poiché quelle narrate sono situazioni comuni e quotidiane. Volevo capire com’è avvenuto il passaggio da un film all’altro e quali sfide le ha proposto il suo personaggio?

Avevo da tempo il desiderio di girare un film che potesse interessare genitori e bambini: sappiamo tutti quanto sia difficile oggi andare al cinema, quindi per me era importante realizzare un film in grado di arrivare a un pubblico diverso da quello a cui solitamente mi rivolgono. Si trattava di realizzare qualcosa di più semplice intellettualmente, puntando su una leggerezza come quella che c’era nel copione di Guido Chiesa in cui la banalità o la stupidità erano sostituite da una vivacità e da una freschezza davvero rare da trovare. Secondo me Ti presento Sofia è una commedia sentimentale molto vicina al tono di certi film inglesi, come, per esempio, Nothing Hill. Diciamo che il mio non è un ruolo esplicitamente comico ma, com’è accaduto in Una storia senza nome (di Roberto Andò, ndr.), mi stimolava molto l’opportunità di misurarmi con una vicenda e con un carattere insolito rispetto ai precedenti.  Questo ha determinato in me un forte cambiamento, di cui, devo ammettere, ne sentivo proprio il bisogno.

Una delle caratteristiche di originalità del film sta nel fatto che di solito nella commedia classica la vicenda si sviluppa nel tentativo di unire personalità apparentemente inconciliabili. In Ti presento Sofia accade il contrario, nel senso che Mara e Gabriele si innamorano quasi subito e il resto della vicenda racconta il loro sforzo di riuscire a rimanere insieme. 

Si, è molto originale, perché Guido ha messo a confronto due caratteri assai diversi come succedeva ne La grande guerra in cui c’era chi prendeva gli schiaffi e chi li dava. Il mio personaggio e quello di Fabio De Luigi sono opposti, e iniziando le riprese mi aspettavo di tirare fuori una verve comica sul tipo di quella utilizzata nel film di Verdone, mentre Guido continuava a dirmi che in questo caso non potevo farlo perché non ero quella che prendeva gli schiaffi bensì colei che li dava. Una volta che mi sono abituata a questa cosa, ho capito che la riuscita del film passava dallo stare sempre dietro a Fabio, stuzzicandolo di continuo e mettendolo nella condizione di subire – come succede nelle situazioni comiche – la mia effervescenza. Mara, il mio personaggio, è una fotografa di successo che ha sempre vissuto una vita indipendente in cui, attraverso i viaggi e il lavoro, è diventata una donna autonoma, preparata, esperta, ricca d’autostima e sicura di quello che fa. Abituata a fare sempre ciò che vuole la troviamo nel momento del ritorno alla città di origine e, forse, alle prese con un momento di fragilità, quello in cui una persona come lei che ha viaggiato per tanti anni sente il bisogno di ritrovare il calore che Gabriele riesce, poi, a darle, facendo scoppiare la scintilla del loro amore. Quando questo succede, lui e Mara si ritrovano in una specie di bolla, in un’intimità che riguarda solo loro due, dove tutto il resto è dimenticato: anche la paternità di Gabriele, per la quale nascerà la bugia che in qualche modo spezzerà l’incantesimo.

Nella preparazione dell’intervista avevo scritto in grande la parola fragilità della quale si è appena fatto cenno. Nella sua carriera d’attrice uno dei tratti dominanti è la maniera con cui riesce a metterla in scena. Nelle donne da lei interpretate diventa la linea che segna il confine tra vittoria e sconfitta, successo e fallimento. Ed è proprio il continuo trovarsi da una parte all’altra di essa che consente ai suoi personaggi di essere drammatici e insieme leggeri, adatti per antonomasia a un genere fatto di sentimenti eterogenei come lo è la commedia.

Con sincerità devo dire che la fragilità mi piace perché appartiene agli esseri umani in maniera profonda e viscerale. Non possiamo sempre essere forti, perché talvolta le esperienze quotidiane sono problematiche e condizionano la stabilità emotiva fino al punto di renderla precaria. L’insicurezza è da sempre un tratto determinante dell’umanità all’interno della quale ci sono emozioni, difetti e pregi che rappresentano la vita e che mi piace portare al cinema. Quando sento dire che tutto va sempre bene e che non ci sono problemi penso sia la spia dell’esatto contrario.

Tornando a Ti presento Sofia penso che abbiate lavorato molto affinché il fatto che inizialmente Mara non ami non faccia risultare antipatico il suo personaggio. Lei come attrice che accortezze ha preso?

Questa per me era la grande sfida del film, quella di non risultare antipatica. Non so se ci sono riuscita, ma sicuramente c’è l’ho messa tutta. Abbiamo puntato sull’indipendenza, su questo carattere di donna molto forte che se vuole qualcosa se lo prende. È una persona che non si fa troppi problemi e che se vuole un uomo se lo prende. Mi viene da pensare alle donne europee un po’ più sicure e meno cervellotiche. Questo nonostante Mara sia una donna colta che ha viaggiato il mondo, ed è anche semplice nell’approccio con gli uomini. Se gli piaci lei ti bacia, non si fa i problemi come ci facciamo in molte.

Nelle sue interpretazione lei offre alla macchina da presa una recitazione a fior di pelle, frutto di una sensibilità e di una ricchezza di sfumature davvero rare. La sue performance sembrano fatte quasi in uno stato di trance, tanto che mi verrebbe da definirle “interpretazioni sciamaniche”.

Interpretazione sciamanica non me l’avevano ancora detto (ride), Io so solo che finché ciò accadrà continuerò a fare questo mestiere. Quando questo non succederà più mi metterò a fare cheesecake che, tra l’altro, mi vengono anche bene (ride). Comunque è tutta una questione di amore per il mio lavoro, verso il quale ho una grande passione. Sono innamorata dei film e di tutti i personaggi che faccio. Mi piace tornare a casa sapendo che i registi sono contenti di quello che ho fatto. Quando sono sul set voglio provare tutto, e in quel momento è come se io fossi all’interno di una bolla un po’ magica.

Scegliendo la commedia mi sembra che lei metta in gioco la sua bellezza, per cui le chiedo se da parte sua c’è la volontà di non farsene scudo ma anzi di trasfigurarla attraverso le emozioni?

Nella commedia forse mi fanno carina, mentre è nei film d’autore che mi distruggono (ride). Le prime tutto sommato cercano di portare un po’ di bellezza, mentre nel cinema d’autore sono un pulcino spennacchiato, sempre piena di occhiaie. In genere nella commedia indosso vestiti carini e ho un bel trucco. Il problema è quando faccio i film drammatici, è lì che sembro una uscita dal ring, sempre insonne o che gli abbiano dato un pugno in faccia. In realtà a me è una cosa che piace, perché nel cinema ammiro non solo la bellezza ma anche la visione di volti imperfetti, provati dalla vita. È una cosa su cui mi soffermo nei film francesi e nord europei in cui vedo le occhiaie e le facce irregolari di attori e attrici. D’altronde nella vita siamo degli esseri difettosi. Ci sentiamo sempre in forma e attraenti ma siamo spesso delle macchiette.

Con Roberto Andò che l’ha diretta in Una storia senza nome si parlava della sua capacità di cambiare pelle ai personaggi e, in particolare, si prendeva a riferimento quello di Valeria, la protagonista del film, la quale dapprima è una persona timida, quasi invisibile, e successivamente si trasforma in una specie di dark lady, magnetica e sensuale. Questo per dire che il cambiamento mi sembra un’altra caratteristica saliente della sua recitazione.

Roberto ho fatto un film meraviglioso, mentre il cambiamento è una delle cose che mi piace di più del mio mestiere di attrice. Mi piace perché l’ho costruito a gradi attraverso il fisico, la faccia i capelli, nel desiderio di entrare in un’altra cosa e anche di poter esplorare universi sconosciuti. Se rimanessi uguale a me stessa probabilmente non riuscirei a entrare nel personaggio. Quando mi dicono se voglio tagliare i capelli, tingerli di biondo oppure se voglio ingrassare o dimagrire io dico subito di si perché questo mi permette di indossare la maschera con la quale divento il personaggio. Rimanere sempre uguale a me stessa sarebbe noioso. È troppo eccitante l’idea di essere qualcos’altro o qualcun’altro, di entrare nelle esistenze degli altri. Poi le donne hanno tante vite e noi abbiamo il privilegio di poterle raccontare tutte. Questo mi entusiasma molto e da sempre.

Il suo lavoro è basato anche sui dettagli e per esempio su un determinato taglio di capelli che – non a caso credo – nei sui personaggi sono sempre particolari. Molti attori anche importanti partono da quello per costruire il loro alter ego cinematografico.

Anche Sordi la prima cosa che diceva sul set era: “Che mi fate ai capelli?”, e qui stiamo parlando di uno dei più grandi attori di sempre. La mattina, quando arrivo sul set lo faccio un salto al trucco poi, però, mi piace “raccordarmi” da me. In termini tecnici il verbo significa rendersi ogni volta uguale alla scena precedente, e per esempio avere gli stessi occhi gonfi con cui si è terminato la sequenza del giorno prima. Quando so che devo avere gli occhi in questo modo la notte prima non dormo e piango proprio per rientrare nella parte. È una cosa che mi piace perché mi sembra di avere a che fare con il surreale e allo stesso tempo con una dimensione parallela. E’ un’opportunità! Ecco, fare l’attrice è un’opportunità di conoscenza molto potente della quale ringrazio chi me l’ha data: finché lo faccio e finché durerà.

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  • Anno: 2018
  • Durata: 98'
  • Distribuzione: Medusa Film
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Guido Chiesa
  • Data di uscita: 31-October-2018