Sesso, atmosfere malate e splatter con Excision e German angst

 

Avete presente la bella bionda AnnaLynne McCord che ha vestito tra il 2008 e il 2013 i panni di Naomi Clark nella popolare serie televisiva 90210? Dimenticatela totalmente, perché vi sarà praticamente impossibile riconoscerla in Excision, lungometraggio diretto nel 2012 da Richard Bates Jr. prendendo le mosse da un suo omonimo short.

Lungometraggio che, sciatta e tutt’altro che curata nella persona, la vede nei panni dell’alienata Pauline, adolescente che se ne va in giro imbronciata per i corridoi della scuola, con capelli sporchi e look trasandato, in quanto non riesce a piacere ai propri genitori e ad ambientarsi con i suoi compagni di liceo.

Una figura femminile che potrebbe inizialmente ricordare la kinghiana Carrie, ma che, a differenza sua, non possiede poteri psicocinetici e non suscita compassione a causa delle vessazioni dei coetanei, bensì mette quasi paura per quanto outsider decisamente particolare.

Una outsider caratterizzata da una grottesca curiosità nei confronti del lato più oscuro della vita e che, considerata una reietta della società da chi le sta attorno, sogna di diventare chirurgo mentre è attratta dalla carne e, tendente a ritirarsi nelle proprie fantasie, desidera addirittura perdere la verginità nel periodo del ciclo.

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Non a caso, non manca neppure una abbastanza disgustosa sequenza di cunnilingus al sangue nel corso della circa ora e venti che, nel chiaro tentativo di allegorizzare in salsa horror il periodo del mutamento adolescenziale, s’immerge nei piuttosto raccapriccianti incubi della protagonista, tra vomito, feti infilati in lavatrice e decapitazioni.

Protagonista la cui mamma possiede il volto della ex pornostar Traci Lords, ovvero soltanto uno dei nomi noti che popolano il ricco cast del film, insieme alla Marlee Matlin che si aggiudicò il premio Oscar con Figli di un dio minore, un Malcolm McDowell professore, un RayRobocopWise preside e il re del trash su celluloide John Waters nel ruolo di un sacerdote.

Tutti al servizio di un inedito cinematografico che, con trailer nella sezione extra e un booklet incluso nella confezione, viene reso disponibile in limited edition blu-ray italiana da Koch Media nella sua collana Midnight Factory, come pure il collettivo German angst, datato 2015.

Collettivo perché costituito da tre episodi diretti da altrettanti cineasti che hanno dato il proprio contributo allo splatter teutonico, a cominciare da Jörg Buttgereit, ovvero l’artefice di quel Nekromantik che fu nel 1987 un tanto disgustoso quanto affascinante miscuglio di romanticismo ed esplicita necrofilia.

FrancescoLomuscio_Taxidrivers_German angst_Buttgereit Kosakowski Marschall

È suo, infatti, il segmento d’apertura, che, ricorrendo al proprio riconoscibilissimo stile a base di silenzi e squallore visivo, inscena la sadica tortura attuata con l’utilizzo di cesoie da una ragazzina in possesso di un porcellino d’India su un tizio legato al letto.

Un segmento non privo neppure di una sanguinosa decapitazione simile a quella vista in Nekromantik 2 e di un’immancabile evirazione; prima che, sotto la regia di Michal Kosakowski, produttore dell’operazione, si passi alla tragica disavventura di una coppia di giovani ebrei sordomuti che sembrerebbero riuscire a ribaltare i ruoli di vittime e carnefici in un drammatico incontro con un gruppetto di esaltati nazi-teppisti, grazie ad un amuleto forse magico.

Una crudissima allegoria per immagini relativa alla forza pericolosamente conferita dal potere che, non priva di flashback ambientati nel 1943 durante l’Olocausto, sguazza tra ossa rotte e crani spaccati anticipando il tassello conclusivo di questa trilogia atta a sintetizzare su quali binari si stia muovendo, nel XXI secolo, l’horror da schermo di matrice tedesca.

Tassello conclusivo che, a firma dell’Andreas Marschall cui si devono Lacrime di Kali e Masks e visivamente più accattivante rispetto ai primi due, pone al proprio centro un tizio in cerca di esaltanti esperienze sessuali in un locale dove, però, entra in contatto con radici di mandragora e relative conseguenze sovrannaturali, tra amplessi al liquido rosso e mutazioni concepite senza l’ausilio di effettistica digitale.

In qualità di contenuti speciali, completano in questo caso il disco sette minuti di dietro le quinte e il trailer.

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