Stasera in tv su La7 alle 21,10 The Village, il fortunato film di M. Night Shyamalan che mette in scena un’America oscura, ferita e assoggettata

Dopo il trionfo di pubblico che era stato Il sesto senso, M. Night Shyamalan aveva diretto due pellicole che non avevano convinto proprio tutti (Unbreakable, 2000 e Signs, 2002); con The village torna a girare un film di ottimo livello aiutato da un cast di tutto rispetto e in grande forma

  • Anno: 2004
  • Durata: 108'
  • Distribuzione: Buena Vista Home Entertainment
  • Genere: Thriller
  • Nazionalita: USA
  • Regia: M. Night Shyamalan

Stasera in tv su La7 alle 21,10 The Village, un film del 2004, diretto e sceneggiato dal regista indianoamericano M. Night Shyamalan. Con Bryce Dallas Howard, Joaquin Phoenix, Adrien Brody, William Hurt e Sigourney Weaver. Soggetto e sceneggiatura di M. Night Shyamalan.

All’epoca dell’uscita nelle sale di The village le opinioni sul film furono molto contrastanti, c’era chi rimproverava all’ultima fatica di Shyamalan di non aver mantenuto le promesse fatte in sede di trailer disilludendo chi dal film si aspettava un horror spaventoso e coordinate diverse da quelle che in effetti The village propone. Effettivamente ci si muove più nel territorio della suspence e di quello che viene definito thriller psicologico che non in quello orrorifico. A conti fatti questa scelta si è dimostrata vincente. Dopo il trionfo di pubblico che era stato Il sesto senso, M. Night Shyamalan aveva diretto due pellicole che non avevano convinto proprio tutti (Unbreakable, 2000 e Signs, 2002), con The village torna a girare un film di ottimo livello aiutato da un cast di tutto rispetto e in grande forma.

Il rovesciamento di prospettiva rispetto ai film precedenti nei quali si spiegava il razionale con l’irrazionale, diventa l’irrazionale spiegato e contrapposto al razionale. L’utopia del villaggio nega la realtà esterna, la rende invisibile, quindi minacciosa, come tutte le cose che non capiamo perchè non riusciamo a razionalizzare. L’utopia del villaggio è politica perchè rappresenta benissimo quella ricerca di sicurezza sociale dell’America post-11 settembre per cui il resto del mondo diventa malvagio e la dicotomia esterno-cattivo, interno-buono, sovrasta ogni altro ragionamento. L’utopia del villaggio è filosofica perchè si vuole fuggire dal dolore, si vuole tenere il male nel bosco abitato da creature indefinite che provocano rumori strani e inquietanti, vestono di rosso come il sangue che quando esce dal corpo segnala un’anomalia nel funzionamento del corpo-villaggio.

The village è un film pensato e ben costruito che offre parecchio allo spettatore, tra le altre cose non mancano tensione e qualche spavento nonostante non siamo proprio dalle parti dell’horror. Oltre a questo il sottotesto del film propone un annoso dubbio sul quale riflettere, spingendo a riflettere su che tipo di persone si può essere, in modo naturale, senza ricatti. Chiusura e apertura al prossimo, al domani, alla vita. Paura o speranza, dolore e curiosità.

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