The Escapist di Rupert Wyatt all’Irish Film Festa, tra film corti e lunghi, editoria e documentari

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Noncuranti del freddo e della pioggia, gli appassionati di cultura irlandese sono tutti in fila davanti alla Casa del Cinema per l’intrigante e variegata quarta edizione dell’Irish Film Festa. Una giuria, presieduta dal produttore Gianluca Arcopinto e composta fra gli altri dal critico Stefano Coccia e dal regista Alessandro Maresca, ha il compito di visionare i cortometraggi (compreso il candidato all’Oscar 2010 The door) e premiare il migliore. Nella sezione dedicata all’editoria, il pensiero va subito al grande James Joyce che fu talmente affascinato dalle potenzialità della settima arte da convincere quattro imprenditori italiani ad aprire il primo cinematografo a Dublino, mentre la proiezione dei lungometraggi si apre con un emozionante prison-movie: The escapist di Rupert Wyatt.

Quasi interamente girato in Irlanda da un regista nato nel sud-ovest dell’Inghilterra, The escapist è una co-produzione dei due paesi anglosassoni capace di tenere il fiato sospeso, grazie soprattutto alla doppia linea narrativa che alterna le travagliate fasi preparatorie della fuga alle micidiali scene di un’evasione costellata di pericoli. Senza insistere sulla descrizione efferata delle violenze, il film mostra efficacemente tutta la frustrazione, la rabbia e la prepotenza dei detenuti, fra cui si trova anche l’ergastolano sessantenne Frank (Brian Cox), desideroso di evadere per riabbracciare la figlioletta malata. In questo mondo di soli uomini (o uomini soli), l’unica figura femminile della storia -la figlia di Frank, appunto- non è che un ricordo, un ritratto in fotografia, eppure è in suo nome che tutto accade. Il sentimento filiale che Frank ritroverà con il giovane Lacey (Dominic Cooper) travalica i muri del carcere, anche a costo di perdere la propria identità corporea. The escapist, uscito un anno prima de Il profeta (2009), anticipa varie tematiche che verranno riprese dal film di Jacques Audiard: focalizza le lacune del sistema carcerario, descrive i rapporti di forza che si instaurano all’interno di un ambiente chiuso, trova i sentimenti umani e soprattutto introduce il tanto acclamato elemento del fantasma.

A questo punto, dopo che abbiamo desiderato la fuga dall’angusta cella di Frank e Lacey, il programma dell’Irish Film Festa ci propone una vibrante visione di libertà all’aria aperta con il documentario Waveriders, storie di surfisti intrepidi e gigantesche onde irlandesi.

Lucilla Colonna

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