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Frusciante è uscito dal gruppo

In ricordo di Federico Frusciante e per una critica anarchica dei nuovi media

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L'Italia intera si unisce alla perdita del grande critico cinematografico e youtuber Federico Frusciante. Apripista della critica sul web

Nei film horror la morte si ripresenta sempre in altre forme. Figure mostruose che si rigenerano sotto forma di zombie, spiriti demoniaci pronti a dettare scompiglio sul mondo terreno proprio come assisteremo nei cult-movie di George Romero e Sam Raimi. È un po’ così l’umore della critica di nicchia e mainstream da domenica, quando la notizia della morte di Federico Frusciante si è radicata con certezza dai suoi profili social.

Si aspetta quindi incessantemente il suo ritorno da non morto o da morto-vivo, attendendo che le sue grida cinematografiche illuminino il dolore generale. Frusciante, anche nel momento della sua morte, è stato in grado di intrattenere e stupire il pubblico proprio come ha saputo fare in vita.

Oscurando la scomparsa di una leggenda della storia del cinema come Robert Duvall, l’iconico Tom Hagen de Il padrino di Francis Ford Coppola, e riunendo la critica cinematografica in senso generale e totale.

Addio a Federico Frusciante, il partigiano della critica

Un cordoglio che ha inondato e intasato il web per interi giorni con post di cordoglio, foto, ricordi, parole, pensieri di fan e amici, ex hater, in un omaggio toccante che ha ricordato l’addio per grandi figure dello spettacolo del calibro di Fabrizio Frizzi e Mike Buongiorno. L’Italia si è quindi unita per Frusciante, il guru della critica nata su Youtube, un omone di Livorno, duro, anarchico, con la verità in tasca.

Perché Federico Frusciante nasce su Youtube, riscopre una seconda vita nei teatri con il collettivo I Criticoni (gruppo formato assieme agli youtubers Victor Laszlo, Davide Marra e al giornalista e critico cinematografico Francesco Alò), e muore soprattutto su Instagram. Lui che aveva sempre rifiutato i social pur nascendo artisticamente sulla critica 2.0. Oggi il suo ricordo si ritrova immerso in una passione per i film diventata lavoro, frammentato su diversi social e media nati dopo Frusciante, ma imprescindibile dalla “strada” aperta dal compianto divulgatore livornese.

L'Italia intera si unisce alla perdita del grande critico cinematografico e youtuber Federico Frusciante. Apripista della critica sul web

L’ultimo “videotecaro” e il Frusciante di quartiere

Frusciante nasce cinefilo e muore così, nutrendosi e trasferendo il suo enorme amore per il cinema al pubblico del web attraverso il suo primo medium, quello fisico, la videoteca. Per molti anni, decenni, è stato il più irriducibile “videotecaro” italiano. Da qui deriva la sua immensa cultura cinematografica, venerando il cinema horror d’autore in tutte le salse, dalla dimensione italiana a quella orientale, contribuendo a far conoscere mondi di nicchia inesplorati al pubblico generalista, e sentenziando irrevocabilmente sullo stato del nostro cinema. La sua Videodrome (un omaggio al noto film di David Cronenberg) era il mezzo usato da Federico Frusciante per accreditarsi, a ragione, come uomo di cultura.

Spesso, almeno nella sua carriera iniziale, la videoteca veniva usata come teatro della sua esibizione, con il critico al centro e con alle spalle le copie fisiche dei film, dando inizio a curate monografie spesso oltre i sessanta minuti. Da Woody Allen a Terry Gilliam fino ad uno dei suoi idoli, Joe Dante, il divulgatore livornese tracciava alti e bassi, giudizi netti, elogiativi e infelici di ogni autore. E sempre con un unico obbiettivo: comunicare verità, la sua verità, a chi lo seguiva. Federico Frusciante perseguiva lo stesso schema: rilevanza alla regia e allo stile visivo, forte commento autoriale, rifiuto all’omologazione industriale, rafforzando ciò che aveva da dire con numerose citazioni della propria padronanza cinefila.

La videoteca come antidoto culturale

Aveva, inoltre, un particolare approccio quando parlava del cinema di genere o più mainstream, rielaborando il giudizio critico sempre in una chiave abbastanza personale. Ad esempio, nella sua monografia dedicata a John Carpenter, Frusciante non si limita a citare “solo” i film del regista ma collega questi alla sua visione personale del genere di riferimento, confrontandoli ad altri horror e mettendoli in relazione con l’evoluzione storica del cinema di genere. Nella consueta rubrica diventata culto per i suoi seguaci, ne Il meglio e peggio del 2019 elogia Motorrad, il thriller brasiliano di Vicente Amorim, paragonandolo a The Killer di John Woo, criticando brutalmente il franchising del Re Scorpione, ma spiegando perché alcune regole di “genere” non possono funzionare.

La videoteca con l’inesorabile avanzata delle piattaforme streaming e con le librerie digitali, costringe Frusciante a chiudere il suo primo amore e a riciclarsi nelle mini-review su richiesta. Il divulgatore apre indubbiamente una strada per la critica cinematografica sul web, rimanendo però completamente se stesso. Il Frusciante di quartiere è un motto, una rivendicazione culturale per la critica che vuole sorvegliare e denunciare la mediocrità del cinema ed esaltare il cinema di qualità.

L'Italia intera si unisce alla perdita del grande critico cinematografico e youtuber Federico Frusciante. Apripista della critica sul web

Anatomia di un divulgatore radicale

L’opposto della deriva che negli ultimi dieci anni una parte della critica e sedicenti influencer cinematografici hanno assunto con il moltiplicarsi dei nuovi media (da Instagram a Tik Tok) e della frammentazione del giudizio critico, un approccio sempre più in linea con un’estrema fruizione virale del contenuto cinematografico. Frusciante in questo ha rappresentato un’estrema distanza dall’apparenza critica, dai moralismi culturali e dai giudizi perennemente indecisi. Federico era un anarchico, odiava i film che riteneva brutti e non riusciva a non dire la sua verità.

L’oggettività per Federico Frusciante era parte integrante del punto di vista del critico; il dare un colpo al cerchio e uno alla botte, il cercare di capire se in un film sufficiente si poteva individuare qualcosa da salvare, erano applicazioni critiche che il duro livornese non conosceva e non poteva conoscere. In lui esisteva solo sincerità soggettiva, desiderio di rivedere nel cinema attuale quello del passato e del quale aveva riempito la sua Videodrome. Questo alla fine è sempre stato il suo segreto.

Immensamente amato e incredibilmente odiato, riscoperto dalle nuove generazioni e punto di riferimento per qualsiasi studente del DAMS che vuole dire la sua su Youtube o Twitch, ma rimanendo con il proprio bagaglio culturale e identitario. Diventando quindi un Frusciante di quartiere.

Francesco Alò, suo collega e amico, nell’articolo di commiato su Il Messaggero, lascia Frusciante al tempo di morire e del ricordo. Entrambe, categorie umane, spirituali, finite e infinite, che ci possono aiutare a mantenere Federico nella nostra vita. Pensando che forse quello che ha lasciato, la sua irruenza, la sua anarchia, le sue prese di posizione sui film che amava e che odiava, ne costituiscono il suo più grande atto d’amore alla settima arte. Non l’ultimo, ma uno dei più potenti.