L’ultimo film di Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra, tra i favoriti per la corsa agli Oscar 2026 con ben tredici nominations, si inserisce nella tendenza molto recente di anticipare o prefigurare realtà politiche alternative. In linea con un altro titolo del medesimo spessore, Civil War di Alex Garland, Anderson attinge dal romanzo di Thomas PynchonVineland facendone una trasposizione che appare atto dopo atto, e più precisamente battaglia dopo battaglia, un identikit sociale e culturale della società politica americana. Paul Thomas Anderson non utilizza uno scenario già futuristicamente compromesso ponendo la narrazione nell’oltre realtà, usa invece il dispositivo distopico in una dimensione fortemente realistica dando così al pubblico la percezione che ciò che vede non è finzione ma ciò che può avvenire.
IL TRAILER – Una battaglia dopo l’altra
Il regista di Magnolia “gioca” tutto su ciò che lo spettatore può avvertire come possibile, annientando il divario tra immaginazione e immagine filmica, tra l’impossibile e il verificabile.
La magia del cinema è anche creare mondi che trattino la realtà così come la realtà stessa tratta il mondo in cui vive e opera. E Anderson non ci mette poi molto ad applicare lo scenario reaganiano del romanzo trasportato all’autocrazia trumpiana piena di eccesso di potere, lobbisti suprematisti e un controllo militare molto vicino alle recenti cronache nere di Minneapolis.
Mentre in campo letterario la distopia politica ha sempre assunto solo un’ipotesi futuristica dei regimi totalitari, in Una battaglia dopo l’altra si denota al contrario come essa assuma una forma immediata e contemporanea, inquadrando sì un’America esasperata ma riconoscibile. Anderson non dipinge un futuro lontano ma un futuro inserito in un presente drammaticamente vicino. Una versione speculare e amplificata di un presente politico statunitense che abilmente il film rende polarizzante, tra repressione militare e ribellione armata.
La politica dell’azione in Una battaglia dopo l’altra
Il war-movie di Anderson si muove nella tradizione della scrittura dei tre atti. Una progressione che tra storia personale e politica trova il suo unicum nella ricollocazione dei personaggi e quindi dei protagonisti. Il cuore pulsante del film, per quasi tutto il primo atto, è rappresentato dall’energia anarchica, rivoluzionaria e volutamente sessualizzata di Perfidia, interpretata magistralmente da Teyana Taylor. La sua antieroina fa parte del gruppo rivoluzionario “French 75”, un personaggio a metà tra la classica femme fatale blaxploitation e la soldatessa armata del movimento para-militare delle Pantere Nere. Il suo ruolo va oltre la semplice sessualizzazione. L’intento del film e di Anderson vive nel far crollare il virilismo politico e identitario del suprematismo bianco, mettendo in luce la crisi dell’ideologia e del corpo dell’antagonista della storia : il capitano Lockjaw di Sean Penn.
Il sesso viene inquadrato quindi come colpa, vergogna e perversione, in un trittico morale che fa cedere già nel primo atto l’ordinarietà etica della destra conservatrice e autocratica americana. La sparizione di Perfidia e la nuova famiglia composta dall’anarchico in pensione Pat (Leonardo Di Caprio) e da sua figlia Willa (Chase Infiniti), riattivano un meccanismo politico che mediante una rigenerazione della conflittualità fa progredire il film in una caccia continua, dove il road-movie con protagonista Di Caprio costruisce una tessitura narrativa piena di eventi, e battaglie che si susseguono.
Suprematismo e desiderio distopico
L’azione in Una battaglia dopo l’altra ha un ruolo centrale; il suo ritmo serrato espone l’opera di Anderson ad una declinazione della politica che rincorre continuamente l’anarchia, suggerendoci, mediante anche un dispositivo comico-grottesco tipico degli ultimi film del regista, la vera paura del potere autocratico: il peso e la potenza della libertà. Le fughe, gli inseguimenti, le continue battaglie tra ciò che resta del movimento anarchico “French 75” e la lotta contro il tempo del suprematista interpretato da Sean Penn per il suo “errore sessuale”, tracciano la formazione continua della libertà e la sua ribellione in una realtà ingiusta ma che non può rimanere immobile, essendo sempre pronta a rigenerarsi.
Un conflitto dopo l’altro nel road-movie ideologico di Anderson
Il meccanismo action usato da Anderson, soprattutto negli ultimi due atti, ci dice che la libertà ha necessità di mettersi in moto per esistere così come fanno i vorticosi eventi del film.
C’è il desiderio di dominio dell’anarchia sul potere suprematista inquadrato dalla relazione quasi da BDSM che si istaura tra Perfidia e Lockjaw. La noia per l’inerzia della ribellione rappresentata da Pat nel suo perenne stato catatonico, rianimato dal pericolo di perdere sua figlia e rigenerato dalla battaglia del passato e del presente. E poi la figura di Willa.
L’attrice Chase Infiniti per il suo ruolo in Una battaglia dopo l’altra è stata ingiustamente esclusa della cinquina degli Oscar come migliore attrice. Una grave ed erronea valutazione della sua performance.
Willa, il frutto di un non amore biologico che unisce il suprematismo e la sua opposizione, è il motivo per cui la libertà del film produce continuamente una perenne incertezza tra ciò che il potere esibisce e ciò che è veramente. Come accade un po’ in tutto il cinema di Paul Thomas Anderson, quasi tutti i personaggi sono originali ed eccentrici simboleggiando così anche l’indecisione tra essere e apparire nel mondo dispotico autocratico dipinto da Anderson. Questo però non accade a Willa. La giovane eroina, dopo aver scoperto la verità sul suo padre biologico, mentre scappa da questo, è costretta a decidere in fretta come inquadrare la libertà. Se lottare e continuare a fuggire seguendo il modus operandi della madre, o coabitare con una libertà che si apre al mondo e al futuro.
Il fallimento del potere e la potenza della libertà
Ed è interessante notare come, mentre per tutti gli altri personaggi le battaglie sono il risultato di un ritmo sempre più alto, per Willa sono un viaggio formativo dentro se stessa, sfidando così non solo il potere antagonista ma anche il senso stesso di una rivoluzione sopita, consumata dal totalitarismo. Willa invece decide di non scappare e di reagire al potere, rimanendo in una resistenza da cui non può e non vuole fuggire. Ed è per quella libertà pura, sincera e passionale, che la vita di Willa e di Pat verrà dettata, come si vede nel finale, dall’ordinarietà della resistenza. L’eroina di Chase Infiniti, partecipando agli scioperi e alle resistenze di Oakland, correrà tutti i rischi del caso.
Ed è questo il grande insegnamento politico dentro Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson. La politica è una dimensione caotica, instabile del mondo visibile e sommerso americano. E il film rappresenta proprio questo, un potente inno al sentimento liberale di un’America sempre più nascosta e incapace di reagire. Tra le righe il war-movie si chiede se il sentimento ribelle saprà limare le proprie istanze eccessivamente rivoluzionarie e individulistiche per il bene collettivo. A questo risponde la risoluzione del film, facendo rivendicare a Willa il proprio vissuto formativo. Seguendo le orme politiche della madre e l’amore indistruttibile del padre adottivo.