The End of It è il nuovo film di fantascienza con protagonista Rebecca Hall, diretto da María Martínez Bayona al suo esordio nel lungometraggio. Prodotto da The Mediapro Studio e BBC Film, il progetto si colloca in un futuro prossimo in cui l’invecchiamento è stato sconfitto e la morte non è più un destino inevitabile, ma una scelta consapevole.
Una premessa che trasforma la fantascienza in strumento di interrogazione morale, più che in semplice esercizio di world-building, e che pone The End of It tra i titoli più interessanti in arrivo sul fronte del cinema speculativo contemporaneo.
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Cosa sappiamo di The End of It
Nel mondo immaginato dal film, l’umanità ha superato i limiti biologici della vita: si può vivere indefinitamente, sospendendo il tempo, il corpo e persino il concetto di fine. In questo contesto, Claire, ex artista provocatoria interpretata da Rebecca Hall, decide di voler morire alla soglia dei 250 anni.
Una decisione che incrina l’equilibrio affettivo e ideologico della sua famiglia e che mette in crisi un sistema sociale costruito sull’idea che vivere più a lungo sia, di per sé, un progresso.
The End of It non si chiede come si possa vivere per sempre, ma se abbia ancora senso farlo.
Rebecca Hall e il corpo come spazio politico
Nelle immagini che ci vengono mostrate; Rebecca Hall costruisce un personaggio che non è né martire né ribelle nel senso classico. Claire non si oppone al sistema con la violenza o con l’ideologia, ma con un gesto radicale: sceglie la fine.
Il suo corpo diventa così uno spazio politico, un luogo di conflitto tra desiderio individuale e aspettative collettive, tra autonomia e responsabilità emotiva verso chi resta.
Accanto a lei, Gael García Bernal interpreta il marito, mentre Noomi Rapace veste i panni della figlia. Beanie Feldstein completa il cast nel ruolo di un’assistente dotata di intelligenza artificiale, figura che introduce nel racconto il tema della mediazione tecnologica dei rapporti umani.
Il debutto di María Martínez Bayona
Con The End of It, María Martínez Bayona ci porta un’opera prima che dialoga apertamente con la tradizione della fantascienza filosofica, dai più recenti Crimes of the Future, senza però rinunciare a una forte dimensione emotiva. La regista utilizza l’idea dell’immortalità non come fine spettacolare, ma come problema, interrogandosi sul rapporto tra libertà individuale, memoria e perdita.
Il film sembra evitare i toni apocalittici e preferisce un registro più intimo, dove la tecnologia resta sullo sfondo e il centro del discorso è occupato dalle relazioni, dal tempo e dall’impossibilità di fermare il cambiamento anche quando tutto sembra immobile.
Produzione, cast e stato del progetto
The End of It è prodotto da The Mediapro Studio, BBC Film, Elation Pictures, Fasten Films ed Eye Picture.
La distribuzione nordamericana è affidata a WME Independent, mentre Bankside Films cura le vendite internazionali.
Al momento non è stata annunciata una data di uscita ufficiale, né un percorso festivaliero confermato, ma le prime immagini e il cast di alto profilo hanno già attirato l’attenzione del mercato internazionale.
In un’epoca in cui la tecnologia promette di allungare la vita, ottimizzare il corpo e delegare sempre più funzioni all’intelligenza artificiale, The End of It pone una domanda semplice e scomoda: cosa resta dell’umano quando la fine viene rimossa?
Il film non offre risposte rassicuranti. Suggerisce piuttosto che l’idea di progresso, privata del limite, rischi di svuotarsi di significato. E che forse la mortalità, più che una condanna, sia una delle ultime forme di libertà rimaste.