Fellini – Sono un gran bugiardo, un documentario intenso e coraggioso che testimonia con passione l’opera del grande regista

Un’intensa e preziosa testimonianza, non c’è che dire: Damian Pettigrew nel 2002 realizzava uno straordinario documentario su Federico Fellini, un artista ineguagliabile che, con il suo strabordante, magnifico, inarrestabile immaginario, ha riformato profondamente e irreversibilmente l’iconografia cinematografica

  • Anno: 2002
  • Durata: 105'
  • Distribuzione: CG Entertainment
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Gran Bretagna, Francia, Italia
  • Regia: Damian Pettigrew

Un’intensa e preziosa testimonianza, non c’è che dire: Damian Pettigrew, regista, sceneggiatore, produttore, scrittore, nonché autore multi mediale canadese, nel 2002 assemblava un interessantissimo materiale raccolto anni prima – in particolare le interviste fatte a Federico Fellini tra il 1991 e il 1992 – costruendo un ritratto molto significativo del regista riminese, senza, e ciò va fortemente sottolineato, lasciarsi risucchiare da una deriva idolatrica, celebrativa. Il documentario Fellini – Sono un gran bugiardo è incentrato per lo più sulle dichiarazioni-confessioni di un artista ineguagliabile che, con il suo strabordante, magnifico, inarrestabile immaginario, ha riformato profondamente e irreversibilmente l’iconografia cinematografica. Non è che Fellini in questa occasione riveli qualcosa che non conoscevamo già di lui, ma il tono sommesso, la sospensione dell’imperituro istrionismo e la flemma con cui si racconta svelano un uomo tutto sommato umile, ammesso che – e il dubbio rimane forte – il suo non sia stato un astuto stratagemma per millantare una modestia che in realtà non gli apparteneva.

A dare ulteriore sostanza all’insieme concorrono le bellissime e inaspettate testimonianze di alcuni dei più autorevoli collaboratori di Fellini (anzi, a rigore, definirli collaboratori è riduttivo): Tullio Pinelli, che insieme a Ennio Flaiano, genio fortunatamente sempre più evocato e valorizzato, scrisse le solidissime sceneggiature attraverso cui il cineasta romagnolo poté dare libera espressione alle proprie visionarie fantasie; Giuseppe Rotunno, impareggiabile direttore della fotografia, un maestro della luce che ha realizzato capolavori quali La grande guerra (1959) di Mario Monicelli, Il Gattopardo (1963) di Luchino Visconti, Fellini Satyricon (1969), Amarcord (1973), Il Casanova di Federico Fellini (1976), La città delle donne (1980), E la nave va (1983); Dante Ferretti, lo scenografo italiano più apprezzato nel mondo, vincitore di tre premi Oscar (impossibile riferire, anche solo parzialmente, la sua incredibile filmografia). Riportiamo solo alcune prestigiosissime collaborazioni: con Pier Paolo Pasolini, Marco Bellocchio, Liliana Cavani, Terry Gilliam, Martin Scorsese, Franzo Zeffirelli, Brian De Palma, Marco Ferrei. Per Fellini realizzò le scenografie di Prova d’orchestra (1979), La città delle donne, E la nave va, Ginger e Fred (1986) e La voce della luna (1990).

E poi chiaramente le significative memorie di alcuni attori che interpretarono i suoi film: se Roberto Benigni gigioneggia, elogiando senza sosta l’uomo che vide in lui quelle qualità che all’epoca della loro collaborazione erano ancora ignote al grande pubblico, Terence Stamp, l’indimenticabile protagonista dell’episodio Toby Dammit contenuto nel film Tre passi nel delirio (diretto anche da Louis Malle e Roger Vadim), invece, rievoca l’atmosfera surreale delle riprese che lo videro protagonista, laddove Fellini, senza dargli troppe spiegazioni, gli chiese solo di immedesimarsi in un reduce da una colossale festa-orgia, a base di sesso sfrenato, droga, alcool e quant’altro, per entrare alla perfezione nel suo personaggio. Ma a fare la differenza è – a parere dello scrivente – la testimonianza di Donald Sutherland, che, protagonista dello straordinario Casanova, dispensa non poche critiche al regista, definendolo un dittatore, un mostro, un demone. L’interprete di M.A.S.H. di Robert Altman ricorda le prime cinque settimane di lavorazione del film dedicato al celebre seduttore come qualcosa di infernale, in cui dovette subire le manie, le ossessioni e le folli, secondo lui, pretese di Fellini, il quale esigeva che tutti gli attori comprendessero al volo ciò che gli passava per la testa. Se ciò non accadeva, la sua reazione era durissima, anzi Sutherland stigmatizza senza remore questa tendenza al maltrattamento da parte del cineasta.

Ora, evidentemente, non si può generalizzare: piace però, come si diceva all’inizio, che il film di Damian Pettigrew non ometta di far conoscere anche le poche voci fuori dal coro, che osano azzardare una critica al mito.

Belli, meravigliosi, inoltre, alcuni backstage in cui vediamo Fellini dirigere gli attori in Amarcord e Satyricon. La sua era una regia che non ammetteva approssimazioni: le battute dovevano essere pronunciate esattamente come voleva lui (anzi, sarebbe bene sfatare la ‘leggenda dei numeri’: se è vero, in parte, che alcuni attori minori talvolta potevano limitarsi ‘a contare’, i protagonisti recitavano sul serio, anche se successivamente doppiati).

Ci preme, infine, segnalare le belle immagini che Pettigrew utilizza per intervallare le interviste, in cui, grazie al tappeto musicale del compianto Nino Rota e ad ambienti tipici della poetica felliniana, viene rievocata in maniera commovente l’iconografia immortale del regista.

Pubblicato e distribuito da CG Entertainment, Fellini – Sono un gran bugiardo è disponibile in dvd, in formato 1.85:1, con audio originale (DD 2.0) e sottotitoli opzionabili. Negli extra il trailer.

Trova Fellini – Sono un gran bugiardo su CG Entertainment

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