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Sympathy for the Devil

Con Simpathy for the devil (1968) Jean-Luc Godard si auto-espelle dal circuito cinematografico convenzionale, per intraprendere una rotta marcatamente politica e militante. I Rolling Stones, icone dell’atmosfera di rinnovamento di quegli anni, sono ripresi durante alcune sedute di registrazione

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Con Simpathy for the devil (1968) Jean-Luc Godard si auto-espelle dal circuito cinematografico convenzionale, per intraprendere una rotta marcatamente politica e militante. I Rolling Stones, icone dell’atmosfera di rinnovamento di quegli anni, sono ripresi durante alcune sedute di registrazione e Godard, sempre più attento al montaggio, mescola le loro performance con le sue inchieste, sabotando l’unità organica dell’opera, dislocando sistematicamente il baricentro del discorso, facendo dell’incrinatura della totalità il proprio stilema. Indimenticabile la sequenza finale, dove la cinepresa diventa personaggio: il cinema si fa corpo, si emancipa dai ghetti dell’intrattenimento e arriva ovunque, anche laddove non aveva mai osato, disposto a divenire altro da sé, pur di non asservirsi allo spettacolo borghese.

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