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INTERVISTE

Intervista a Roberto Saviano

Intervista allo scrittore di “Gomorra” per raccontarci il suo ‘viaggio’ fin dentro gli inferi del nostro Paese

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Quando il libro è uscito sei stato costretto a vivere sotto protezione. Ti sei pentito?

Mi piacerebbe rispondere di no, ma in realtà direi il falso. Riscriverei “Gomorra” altre cento volte perché mi sono reso conto che è stato un libro necessario, anche se l’ho odiato tantissimo. Ha costretto la mia famiglia e me ad una vita impossibile.

Chi ti dà la forza per continuare?

Il privilegio di riuscire a scrivere dove si vuole e parlare a tante persone in tutto il mondo mi fa andare avanti e mi dona la speranza che tutto questo porti a qualcosa. E la più ambiziosa è cambiare le cose attraverso la parola.

Quanto è reale il pericolo che incombe su di te?

Vivo da due anni con la scorta, due auto blindate e cinque uomini. Sono stato condannato perché sono stato letto. Se il mio libro fosse stato letto da cinquemila persone non ci sarebbe stato alcun problema. Ma il mio libro è stato letto soltanto in Italia da un milione e mezzo di persone.

Questo è il vero problema. Le mafie sono organizzazioni democratiche, sanno che non possono impedire il diritto di espressione. Per Loro va bene che si parli di Loro, ma come dicono Loro e soprattutto nei perimetri che dicono Loro. Le cose che ho scritto erano uscite nei giornali della cronaca locale e gli abitanti del posto le avevano orecchiate decine di volte. A Loro ha dato fastidio che le persone al di fuori di questo territorio, in Europa, nel mondo e sui giornali nazionali divenissero argomenti importanti attraverso la mia parola.

Come descriveresti la Camorra a un’audience internazionale che non né ha mai sentito parlare?

Un’organizzazione imprenditorial-criminale che tratta in ogni ambito economico, dal tessile, cioè la produzione dei vestiti, alla distribuzione del carburante, alla cocaina, all’usura, al cemento. Investe in ogni ambito del territorio finanziario e investe in ogni territorio geografico.

La Camorra ha investito in Australia, in Austria, in Spagna, in Sud America e persino nella ricostruzione delle Torri Gemelle. Tutto il mondo viene visto con i Loro occhi rivelatori. Gli stessi talebani sono dei partner privilegiati da sempre per l’eroina che gestiscono nel territorio tra Siria e Turchia. Tutta la cocaina che viene trattata in Francia, Germania, Inghilterra passa per l’Italia. Se vogliamo parlare di cifre: Il fatturato delle mafie italiane di ‘Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra è di 150 miliardi di euro l’anno. Bisogna pensare che la Fiat, compresa Ferrari, fattura 50 miliardi di euro. Gli affiliati delle tre mafie, quindi persone coinvolte direttamente nei traffici delle mafie, sono 25000 e un numero di fiancheggiatori stimato in 200000 persone. Le tre mafie italiane hanno ucciso negli ultimi trent’anni anni più di10000 persone. Per fare dei riferimenti: la Striscia di Gaza ha avuto molti meno morti e il terrorismo e gli Anni di Piombo in Italia hanno fatto 600 morti.
Si tratta di un fenomeno del tutto sottovalutato. In alcuni Paesi dell’Europa (come l’Inghilterra) non esiste il reato di associazione mafiosa, nel senso che non viene considerato un crimine. Quindi, un mafioso che si trova in Inghilterra non può essere definito mafioso né può essere arrestato e questo permette a decine di boss italiani di vivere lì e gestire i loro affari senza avere alcun problema.
I camorristi sono imprenditori criminali che mettono capitale fresco, spesso liquido in circolazione, il sogno di ogni Paese. Secondo la Columbia University di New York la borsa del Canada è invasa dai capitali della mafia giapponese e cinese. Investono in ogni angolo del mondo. Ma fino a che si tratta di investimenti legali agli Stati non interessa se quel denaro è sporco, né da dove provenga. Il fastidio nasce quando ci sono i massacri. I Paesi intervengono anche quando arriva troppa cocaina e quando il livello illegale supera quello legale. Ma fino a che loro investono in sanità, pompe di benzina e hotel non c’è motivo per loro di fermarli.

Che cosa succede a livello politico in Italia secondo te?

Se non ci si rende conto da parte di tutta la popolazione italiana che il problema mafioso non è uno dei tanti problemi, ma è il Problema, non c’è speranza. Altrimenti l’economia più grande del Paese non può essere fermata. Mi sento di dire che è ancora tutto da fare e che l’Italia in questo momento non sta andando in una direzione di risoluzione del problema mafioso. Anzi, sta percorrendo una strada che va in tutta altra direzione, quella del convivere e di far finta di niente. Lo Stato non è un monolite che arriva e risolve.
La Camorra non si è mai considerata contro lo Stato, ma una parte imprenditoriale dello Stato. Soltanto intervenendo negli appalti e nei meccanismi economici si può cambiare il destino di questo Paese e si può fermare la corsa economica delle organizzazioni criminali. I clan si fermano cambiando le regole economiche.

Le parti più potenti del libro forse sono le descrizioni della vita reale, aneddoti come quelli dei ragazzini che si devono mettere i giubbotti antiproiettile per farsi sparare e superare la paura. Tu hai visto in prima persona le storie di cui parli o ne hai sentito parlare?

Entrambe le cose. Su Napoli non c’è quasi segretezza. La scena dei giubbotti antiproiettile mi è stata raccontata da dei ragazzini che mi facevano vedere i lividi che avevano sul petto. Per la Camorra è l’unico modo per far sì che i ragazzi non abbiano paura delle armi. Questi bambini di 10-12 anni ne vanno molto orgogliosi, hanno degli ematomi enormi, a volte si spezzano le costole. È una specie di iniziazione. C’è bisogno di poter contare su tutte le possibili risorse armate, quindi i vari ragazzini che in passato facevano i pali, i pusher o piccoli lavori diventano tutti militari, soldati.

Come i bambini in Africa…

In qualche modo sì. L’idea dei bambini soldato è solo della Camorra.

Tra le varie mafie consideri la Camorra più potente della Mafia siciliana e della ‘Ndrangheta o no?

La ‘Ndrangheta e la Camorra sono le due mafie più potenti al mondo. Dico questo con molta convinzione. Cosa Nostra mi sento di considerarla ancora pericolosa ma profondamente in crisi.
Camorre e ‘Ndrangheta sono alleate alle mafie nigeriane, alleate ai russi (la cosiddetta mafia di cristallo, perché completamente legata alla politica). Le mafie, però, devono essere autonome dalla politica altrimenti quando crolla un uomo politico rischia di crollare anche il cartello criminale. Camorra e ‘Ndrangheta si interfacciano direttamente coi narcotrafficanti colombiani e messicani, hanno in mano le famiglie italo-americane che oggi sono allo sbando. A New York le cinque famiglie sono quasi in miseria e chiedono continuamente aiuto agli italiani.

La Camorra ha cercato di fare in modo che il film non uscisse?

La Camorra ha chiesto la sceneggiatura, sono arrivati quando hanno visto i primi appostamenti della troupe e ci hanno fatto attendere la loro sceneggiatura. In realtà la sceneggiatura non è stata data ed è successa una cosa molto bella: il quartiere ha deciso che voleva far parte del film e si è innescata una specie di festa. I bambini volevano fare i provini, le persone consigliavano al regista come avveniva lo spaccio, dove riprendere e cosa riprendere, quali erano i luoghi abituali che avrebbero reso più reale il film. La festa ha impedito ai boss di agire. Il quartiere aveva detto sì al posto dei boss e questi non potevano più dire no, né far modificare la sceneggiatura.

Credi che la comunicazione del film e del libro avranno un impatto pratico che lascerà un segno nel futuro?

Forse lasceranno una traccia nel loro ambito (libro e film) e credo che in Italia ora si scriverà molto di più di questi argomenti e anche il cinema ritroverà questa matrice neorealista. Film e libro sono molto diversi. Il film si spinge verso un aspetto antropologico della Camorra, il libro nel business. Quello che sento e spero è che possano permettere una nuova lettura del presente e non far comprendere questi fenomeni solo locali, di margine e di periferia, ma attraverso queste storie guardare l’intero meccanismo economico, quello che è il destino del nostro tempo.

Dove ti vedi e dove vorresti essere tra cinque anni?

In realtà non so dove, ma mi piacerebbe essere un uomo libero.


Federico Fornaro & Nazanine Moshiri

Editing di Vincenzo Patanè Garsia

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