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‘Persona 5’: e la maschera dell’innecessità

Il capolavoro videoludico di Atlus al centro di una insistita polemica sulle tendenze necrofile delle piattaforme di streaming

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Persona 5

Partiamo dicendo che questa notizia, se non altro, arriva dopo l’annuncio ufficiale di Persona 6; evitando così di alimentare la tempesta di meme che da anni imperversa in merito al “Persona 5 brand” che ha generato più iterazioni collaterali di qualsiasi Sex and the city o affini.

Ciò detto possiamo osservare che c’è un’ansia quasi febbrile nel modo in cui Hollywood e i colossi dello streaming tentano di cannibalizzare l’industria del videogioco, trasformando ogni pixel di successo in una serie televisiva con attori in carne e ossa. L’ultimo, pesantissimo faldone di questa corsa all’oro pop riguarda Persona 5, l’iconico gioco di ruolo giapponese prodotto da Atlus che ha ridefinito l’estetica e la narrazione del genere nell’ultimo decennio. Da mesi, i forum specializzati e le gole profonde del settore inseguono rumor sempre più insistenti che vorrebbero i Ladri di Cuori pronti al debutto sul piccolo schermo. Ma se separiamo le suggestioni dei fan dai fatti nudi e crudi, emerge il ritratto di un’operazione complessa, sospesa tra il colpo di genio e il disastro stilistico.

I fatti accertati ci dicono che SEGA (società madre di Atlus) ha da tempo esplicitato la volontà di espandere i propri marchi storici verso il cinema e la televisione, forte del successo planetario di altre operazioni analoghe come ad esempio Sonic. Tuttavia, mettere le mani su un oggetto di culto come Persona 5 significa maneggiare materiale altamente infiammabile. La sua estetica iper-stilizzata, a metà strada tra l’anime d’avanguardia e il pop-punk psichedelico, rappresenta un ostacolo quasi insormontabile per qualunque regista occidentale e non, che non voglia limitarsi a firmare una scialba copia dal vero.

Take your time

La scommessa narrativa di un ipotetico adattamento dovrebbe poggiare sullo stesso nucleo tematico che ha decretato la fortuna del gioco: un gruppo di adolescenti di Tokyo che, stanchi delle ipocrisie e delle violenze degli adulti, penetra nel subconscio dei corrotti per rubare i loro desideri distorti e costringerli a pentirsi. Una satira sociale spietata contro il conformismo della società moderna che, nelle mani sbagliate, rischia di essere annacquata e ridotta al solito teen drama investigativo infarcito di effetti speciali digitali a basso costo.

E se a questa disamina aggiungiamo che Persona 5 è già di per sé una semi parodia della narrazione di genere, mettendone in luce tutte le criticità e le grottesche banalizzazioni, la preoccupazione di trovarsi difronte alla parodia della parodia è molto alta.

Già dalle prime indiscrezioni più accreditate parlano di un forte interesse da parte di alcune major occidentali, intenzionate a traslocare l’azione da Tokyo a una metropoli americana per renderla più digeribile al pubblico globale. Una scelta che, se confermata, suonerebbe come una dichiarazione di fallimento intellettuale ancora prima del primo ciak. Il fascino di Persona 5 risiede geometricamente nella sua identità urbana e culturale giapponese; nelle viuzze di Shibuya, nel caffé Leblanc gestito dall’iconicissimo Sojiro. Sradicarlo da quel contesto per compiacere le metriche di un algoritmo streaming significherebbe produrre l’ennesimo show fotocopia privo di anima.

Il verdetto del pubblico prima del tempo

Mentre i produttori stringono accordi di riservatezza e i fan si scatenano nel consueto “fanta-casting” su internet, cercando disperatamente il volto perfetto per interpretare il carismatico Ren piuttosto che Ann, la domanda da porsi è puramente politica: abbiamo davvero bisogno dell’ennesima transizione al live-action? Il tribunale degli appassionati è già spaccato in due, diviso tra l’entusiasmo di vedere il metaverso espandersi e il terrore di assistere allo svilimento di un’opera d’arte visiva che non ha bisogno di gatti parlanti in pessima CGI.

Tutto questo ci porta ad una riflessione; la verità è che l’industria dell’intrattenimento non sa più creare nuovi miti e preferisce speculare su quelli esistenti, spremendoli fino all’ultima goccia di profitto. Ai vertici di Atlus spetta il compito di difendere l’onestà intellettuale della propria creatura, evitando che i Ladri di Cuori finiscano per farsi rubare il proprio di cuore, dai contabili di qualche piattaforma di streaming.

Un’operazione affascinante sulla carta, ma che dalle premesse caustiche sembra già stare prendendo la direzione peggiore che ci si possa aspettare.
Proprio per questo stesso motivo noi vogliamo ricordarci di quello che Persona 5 è stato, e ci auguriamo che; tanto Atlus quanto SEGA, riescano finalmente a seppellirlo, dopo 12 anni dalla sua uscita.