Ed eccoci, come al solito ci troviamo ciclicamente a dover essere entusiasti per un progetto che; sulla carta, sembra incredibilmente interessante solo per poi sentire un brivido percorrerci lungo la schiena dicendo ad alta voce il titolo dell’articolo che abbiamo appena letto. E per questo argomento squisitamente commerciale, nel modo in cui l’industria televisiva contemporanea scava nei cimiteri del passato per riesumare vecchi marchi di fabbrica che quel brivido si fa sempre più strutturato. L’ultima riesumazione di questa infinita operazione nostalgia si chiama Dark Shadows, la storica soap opera gotica e soprannaturale degli anni Sessanta che si appresta a tornare sul piccolo schermo con un reboot completamente inedito. I fatti ci mettono di fronte all’ennesimo tentativo di riprodurre in vitro il fascino di un’opera nata in un’epoca irripetibile, sperando che il pubblico odierno non si accorga dell’operazione di puro modernariato industriale.
La preoccupazione, per chiunque ami il rigore del racconto d’atmosfera, è non solo legittima, ma doverosa. I precedenti storici recenti ballano paurosamente sul ciglio del baratro: basti pensare all’operazione Mercoledì, un progetto teoricamente blindato dalla supervisione di Tim Burton che si è svelato nei fatti come un prodotto di qualità drammaticamente scadente. Laddove ci si aspettava il guizzo del genio gotico, abbiamo assistito al trionfo dei cliché per adolescenti, con una scrittura pigra e una messinscena totalmente priva di personalità. Il rischio geometrico è che anche Barnabas Collins subisca lo stesso trattamento, trasformando un incubo ancestrale in un banale compitino patinato per fare numeri sui social.
L’anatomia di una maledizione moderna
La trama del nuovo Dark Shadows si svilupperà attorno alle dinamiche claustrofobiche della dinastia Collins, una famiglia intrappolata tra segreti indicibili e presenze ultraterrene nella misteriosa dimora di Collinwood. Gli sceneggiatori hanno il mandato di iniettare massicce dosi di dramma psicologico e tematiche contemporanee all’interno del canovaccio gotico classico.
Il meccanismo narrativo non punterà più sulla struttura quotidiana da feuilleton televisivo, ma si concentrerà su una progressione della tensione, dove la figura di Barnabas non sarà un mostro da baraccone ma lo specchio delle colpe storiche di un intero albero genealogico. Resta da capire se il cast, i cui primi nomi sono ancora secretati dai contratti di distribuzione, saprà restituire la tragica e teatrale solennità che fu del leggendario Jonathan Frid, senza scivolare nelle derive finto-oscure e stilisticamente povere che hanno svilito il recente ritorno televisivo della Famiglia Addams.
La resistenza del racconto fisico contro la serialità fotocopia
L’aspetto industriale e politico più rilevante legato a questo annuncio risiede nella sfida aperta ai formati standardizzati. In un panorama televisivo asfissiato da prodotti di basso livello figli di storie fotocopia concepite esclusivamente per il consumo rapido e distratto, scommettere sul gotico d’atmosfera rappresenta un azzardo non indifferente.
La scommessa di questa nuova versione animata di Dark Shadows sarà quella di dimostrare che il terrore, quello vero fatto di ombre, maledizioni e colpe familiari, ha ancora diritto di cittadinanza senza dover per forza subire l’annacquamento estetico che ha piagato le ultime produzioni burtoniane sul piccolo schermo. Il primo ciak è ormai imminente; ai produttori l’onere di dimostrare che non si tratta del solito bluff da bacheca streaming, buono solo per i titoli di testa e vuoto nel resto della stagione.
Un’operazione geometrica che tenta di riaccendere il fuoco del gotico televisivo, sperando di evitare le trappole del teen drama commerciale che hanno già umiliato altri illustri predecessori del genere.