Connect with us

Latest News

Svelata la giuria internazionale di Venezia 83

Il Cda della Biennale sposa la linea di Alberto Barbera e ufficializza i magnifici sette che assegneranno il Leone d'Oro.

Pubblicato

il

Biennale

C’è una precisione burocratica che sconfina nella liturgia geometrica nel modo in cui le istituzioni culturali gestiscono i grandi eventi. Il copione di inizio estate è sempre lo stesso: il Consiglio di Amministrazione della Biennale si riunisce, prende nota delle indicazioni del Direttore Artistico Alberto Barbera e, con un comunicato privo di sbavature, ratifica la composizione della giuria internazionale del Concorso per l’imminente 83esima rassegna cinematografica lagunare.

I sette giurati scelti avranno il compito di distribuire i premi ufficiali dal 2 al 12 settembre 2026, senza alcuna concessione alla democrazia del pareggio: il regolamento esclude tassativamente gli ex aequo. Sullo scranno più alto, come già annunciato ad aprile, siederà in veste di presidente la regista e attrice statunitense Maggie Gyllenhaal, reduce dal lancio internazionale del suo ultimo lavoro La sposa!

I nomi sul banco dei giurati

Se la presidenza parla la lingua di Hollywood, il resto della squadra compone un mosaico geopolitico studiato a tavolino per accontentare ogni sensibilità estetica e territoriale. Al fianco di Gyllenhaal siederà la regista tunisina Kaouther Ben Hania, che proprio a Venezia ha trionfato lo scorso anno portando a casa il Leone d’argento – Gran Premio della Giuria con The Voice of Hind Rajab.

La quota musicale e artistica è affidata al britannico Daniel Blumberg, fresco di premio Oscar per la colonna sonora del monumentale The Brutalist. Sul fronte della regia pura si schierano il francese Xavier Giannoli, autore dell’acclamata serie Of Money and Blood, la cineasta afghana Shahrbanoo Sadat, che ha da poco inaugurato la Berlinale con No Good Men, e il veterano del poliziesco hongkonghese Johnnie To, habitué del Lido con titoli cult come Exiled.

L’unico accademico italiano alla corte di Barbera

L’aspetto politicamente più curioso della cinquina di giurati ordinari risiede nella scelta dell’unico rappresentante del nostro Paese. Nessun regista di grido o attore da copertina, bensì un teorico del cinema: il docente universitario Francesco Casetti, Sterling Professor a Yale. Una mossa geometrica che sposta il baricentro dal glamour dei red carpet al rigore accademico.

Resta da capire se questa eterogenea commissione saprà isolarsi dalle pressioni dei grandi distributori internazionali per premiare il puro valore delle opere in concorso. Il tribunale della laguna è ufficialmente costituito; ai registi non resta che presentare le prove.

Un tribunale internazionale dal forte profilo teorico e artistico che promette di processare le pellicole del concorso senza sconti o compromessi commerciali.