Pentola è un cortometraggio d’animazione presentato alla 27ª edizione dello ShorTS International Film Festival Maremetraggio. Il regista Leo Černic racconta la storia di Pentola, un uomo di mezza età ormai intrappolato in un’esistenza grigia e deludente, segnata dalle violenze fisiche e psicologiche inflittegli dalla moglie.
Attraverso un linguaggio visivo surreale e ricco di suggestioni, l’opera affronta il delicato tema del coming out in età adulta, alternando momenti di intensa introspezione a inattesi spunti di ironia. Tra questi spicca una divertente incursione nell’immaginario supereroistico, che alleggerisce il racconto senza comprometterne la profondità emotiva.
Il viaggio del “super” eroe
Tutto ha inizio con una zuppa di fagioli. Nei primi minuti Leo Černic insiste sulla preparazione di questo piatto, aprendo il cortometraggio con l’immagine di un’interminabile fila di scatole di fagioli identiche. È una scelta che sembra mettere immediatamente lo spettatore di fronte alla ripetitività e alla monotonia che scandiscono l’esistenza del protagonista.
Lo stile grafico accentua le caratteristiche fisiche dei personaggi. Pentola è un ometto basso, dai folti baffi e con una tonsura che ricorda quella di un frate, mentre la moglie è rappresentata come una figura imponente e dominante, nettamente più grande di lui. Quando il protagonista si rifiuta di mangiare l’ennesima zuppa di fagioli, la donna reagisce con uno schiaffo così violento da scaraventarlo oltre il tavolo. È il momento che segna la sua presa di coscienza e l’inizio della fuga.
Dopo un repentino cambio d’abito, che lo lascia in mutande con un mantello rosso annodato al collo, evidente richiamo alla celebre trasformazione di Superman, Pentola intraprende un viaggio che infrange i confini del reale. L’approdo è dal suo amante, Batman: un uomo che del celebre supereroe conserva soltanto la maschera, mentre il resto dell’abbigliamento è del tutto ordinario. Da quel momento ha origine un bacio appassionato, accompagnato da un’esplosione di farfalle che si liberano dal petto del protagonista, potente metafora della sua liberazione interiore.
Un nuovo sguardo sugli eroi dei fumetti
Tra gli aspetti più interessanti di Pentola vi è il modo in cui Leo Černic rielabora l’immaginario supereroistico, svuotandolo dei suoi significati più tradizionali per attribuirgli un valore completamente diverso. Sebbene il cinema contemporaneo abbia progressivamente messo in discussione questo modello, la figura del supereroe evoca ancora nella coscienza collettiva ideali fondati sul machismo e sull’eroismo virile.
Černic sceglie invece di ribaltare questi codici. Pentola è un uomo basso, goffo e impacciato, ben lontano dall’atleta perfetto della carta stampata. Anche il suo amante, identificato come Batman, conserva del celebre vigilante soltanto la maschera: il suo corpo è morbido e tondeggiante, con i peli del petto che fuoriescono disordinati dallo scollo a V della maglietta, in evidente contrasto con i canoni fisici associati al genere. Non è una scelta parodica, ma una ridefinizione di quell’immaginario. L’eroismo si riscrive come coraggio di accogliere la propria identità e di emanciparsi dalle convenzioni sociali che l’hanno a lungo compressa. Non è un caso che Batman dica a Pentola: «Non è facile essere un eroe. Ma tu, Pentola, sei il mio supereroe». Trovare la forza di dichiararsi, liberarsi da una relazione violenta e vivere apertamente la propria sessualità è un’impresa ben più difficile di salvare il mondo o sconfiggere un supercriminale.
La fuga dall’ordinario come atto di liberazione
Pentola si serve della dimensione fantastica come strumento di fuga dalla sua condizione opprimente, un espediente narrativo ampiamente utilizzato ma particolarmente efficace in questo tipo di racconto, soprattutto nell’ambito dell’animazione. Il superamento del realismo apre uno spazio in cui il vissuto del protagonista può essere rielaborato in forme diverse, rendendo visibile ciò che nella quotidianità resta represso o inesprimibile.
L’ultimo fotogramma di Pentola ritrae il protagonista mentre si innalza verso il cielo, in un gesto che coincide con il raggiungimento di una libertà a lungo desiderata. L’immagine del volo assume una funzione conclusiva e simbolica, condensando il percorso di trasformazione compiuto dal personaggio e la sua definitiva apertura a una nuova condizione di vita.
Il cortometraggio mette in luce come il riconoscimento del proprio disagio e la capacità di interrompere dinamiche soffocanti rappresentino passaggi fondamentali nel cammino verso la realizzazione personale. Il finale suggella questa traiettoria attraverso un’immagine di leggerezza e liberazione, che restituisce al protagonista la piena riconquista della propria identità.