C’è una costante matematica nel modo in cui il pubblico delle sale cinematografiche puntualmente si fa beffe delle previsioni prudenti degli analisti e distributori. Quando un film intercetta lo spirito del tempo, non servono campagne pubblicitarie soffocanti: basta la fila al botteghino. L’ultimo esempio di questa logica geometrica ci arriva dagli Stati Uniti, dove l’esordio nei cinema del thriller fantascientifico Disclosure Day del maestro Spielberg che ha sbaragliato la concorrenza, debuttando in cima alle classifiche d’incasso con ben 21,4 milioni di dollari nel suo primo fine settimana di programmazione.
Il progetto, targato New Line Cinema e distribuito dalla corazzata Warner Bros., ha incassato cifre che superano di gran lunga le stime della vigilia, ferme prudentemente attorno ai 15 milioni. Il dato conferma come il connubio tra tensione claustrofobica e fantascienza sociologica rimanga uno dei motori immobili del mercato cinematografico contemporaneo.
La fabbrica della paranoia governativa
Mentre i soliti commentatori profetizzavano un fine settimana anemico per le sale americane, la produzione ha confezionato un prodotto originale capace di richiamare in massa la fetta di pubblico più giovane e reattiva. La sceneggiatura aggredisce una delle fobie più radicate della società contemporanea: il Segreto di Stato.
La trama di Disclosure Day si sviluppa infatti attorno all’inquietante premessa governativa legata a documenti ritraenti incontri ravvicinati, con forme di vita extraterrestri, svelati al mondo, costringendo i protagonisti a lottare per la propria incolumità in un contesto di totale isteria collettiva. La forza dell’opera risiede nella capacità di mettere in scena lo smarrimento umano di fronte al crollo improvviso delle istituzioni.
La democrazia del biglietto sonante
L’aspetto politicamente più rilevante di questo exploit estivo risiede nella tenuta delle proiezioni, capaci di registrare una crescita costante nel corso del weekend. Questa marcia trionfale dimostra, per l’ennesima volta, che il pubblico è disposto a uscire di casa e a pagare il prezzo del biglietto se l’esperienza proposta ha la forza di un’opera di un grande autore come Spielberg con questo suo Disclosure Day. La domanda però, a questo punto, è: Non è che forse è successo proprio, solo, in virtù del fatto che il nome dietro alla macchina da presa fosse quello del regista di Jaws?
Un altro interrogativo inevitabile è che resta da vedere se la pellicola saprà mantenere questa straordinaria tenuta anche nelle prossime settimane, quando la concorrenza dei blockbuster stagionali si farà più spietata. Ma il primo verdetto, l’unico che conta per i contabili della New Line, è già scritto nei registri di cassa. Con buona pace dei profeti della crisi delle sale.
Un debutto geometrico che dimostra come la tensione originale al cinema valga molto più di qualunque operazione nostalgia prefabbricata.