Ed eccoci finalmente a parlare di Werwulf e del rigore quasi archeologico, e per questo magnificamente spietato, nel modo in cui Robert Eggers decide di approcciarsi al cinema di genere. Mentre l’industria contemporanea riduce i mostri classici a banali pretesti per spaventi da centro commerciale, o addirittura li declassa a fenomeno di pop-culture “Dragonballeschi”, il regista statunitense scava nelle paludi della storia per restituirci il terrore nella sua forma più pura e antropologica. L’ultimo, straordinario faldone di questa indagine sul perturbante è appunto Werwulf, il cui primo trailer ufficiale è stato appena rilasciato, mandando in estasi i cultori del cinema d’autore più viscerale e geometrico.
Per chi da anni segue la crescita di questo cineasta formidabile, le prime immagini del filmato rappresentano una vera e propri epifania. Robert Eggers abbandona le suggestioni gotiche del recente Nosferatu per immergersi nelle nebbie della brughiera nordeuropea del tredicesimo secolo, mettendo in scena non la solita licantropia, ma la discesa agli inferi psicologica e comunitaria di un villaggio cristiano assediato da una forza ferina e primordiale. I fatti, separati dalle opinioni, ed una scena che sembra essere il compendio assommativo della poetica del regista; da The VVitch a The Northman.
La gabbia sociale e la bestia interiore
La trama di Werewulf, per quanto schermata dal montaggio serrato e ipnotico del trailer, si sviluppa attorno a un perno drammatico che scarnifica le ipocrisie del dogmatismo religioso. Al centro del racconto c’è una piccola comunità rurale isolata dal fango e dalle superstizioni, sconvolta da una serie di brutali mutilazioni di bestiame che la legge locale attribuisce immediatamente a una punizione divina o al sabba di qualche eretico.
Ma il tribunale visivo orchestrato da Robert Eggers punta l’obiettivo altrove: l’indagine non cerca il mostro per sbattersi in prima pagina come un colpevole qualunque, ma analizza il contagio della paranoia collettiva. La macchina da presa si incolla ai volti dei protagonisti, tra cui spicca l’intensità spaventosa del grandioso Williem Dafoe, ormai abbonato dal lontano 2019 col regista, e della magnetica Lily-Rose Depp, chiamati a incarnare il conflitto insanabile tra la repressione della civiltà e il richiamo violento della carne.
La resistenza del cinema fisico contro l’industria
L’aspetto culturale e politico più dirompente legato al lancio di questo trailer risiede nella rivendicazione di un cinema orgogliosamente materico. In un panorama distributivo asfissiato da pixel standardizzati e trame scritte per non disturbare il sonno degli abbonati delle piattaforme, Werwulf si configura come un monumentale atto di resistenza estetica. La pellicola, girata interamente con luce naturale e pellicola ad alto contrasto, impone una violenza visiva che non ammette repliche.
Resta da capire se le multisala sapranno reggere l’urto di un’opera così radicale o se il conformismo del mercato tenterà di addomesticare la bestia. Ma il primo verdetto della sala è già scritto: quando Robert Eggers evoca i nostri incubi ancestrali, il cinema torna a essere un rito collettivo irrinunciabile.
Un’indagine antropologica travestita da horror ferino che trasforma il mito del lupo mannaro nello specchio claustrofobico delle nostre barbarie rimosse.