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CinemAmbiente

‘Deserti abitati’: ciò che si nasconde sotto la sabbia

Il corto proiettato al 29° Festival Cinemambiente di Torino meraviglia e insegna

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Deserti abitati 

Realizzato da Claudio Valerio e Davide De Benedictis, con la consulenza scientifica del Professor Carlo Cerrano, il documentario racconta il “paradosso” dei fondali sabbiosi, considerati comunemente deserti senza traccia di vita, mentre in realtà ospitano sofisticati ecosistemi. 

Deserti abitati e dinamici

Della durata di circa 20 minuti, il breve documentario racconta di come ciò che appare come un deserto sommerso sia in realtà una metropoli ben celata sotto la sabbia. Le riprese del fondale, accompagnate da una voce fuori campo, seguono le varie forme di vita vegetali e animali nascosti, alternandole con le spiegazioni scientifiche del Professor Carlo Cerrano, zoologo del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università Politecnica delle Marche.

Partendo dall’idea diffusa che la sabbia sia deserta e priva di attività biologica, la narrazione rivela come invece, tra i granelli, viva una ricca biodiversità. Tra i numerosi organismi di ogni taglia che abitano questo ambiente, molti svolgono ruoli fondamentali. Alcuni di questi  filtrano, riciclano e rimettono in circolo la materia organica proveniente da terra e dal mare, dando vita a una rete trofica complessa.

Un universo celato sotto la sabbia

Deserti abitati mostra aspetti sconosciuti di uno degli habitat più sottovalutati al mondo e spinge lo spettatore a prestare una maggiore attenzione nei suoi riguardi. Viene infatti esplorato il mondo dei fondali marini sabbiosi, partendo dall’origine alla sabbia stessa, atrraverso processi quali l’erosione, il trasporto fluviale e le correnti, e mostrando anche il ruolo della meiofauna come base dei processi di degradazione e di alimentazione.

La narrazione prosegue quindi con i biocostruttori (Lanice conchilega e Sabellaria), creature capaci di creare rifugi e veri e propri reef biogenici. Continua poi con i crostacei che riciclano scarti, veri e propri spazzini del mare, e con i bivalvi filtratori, piccoli molluschi che depurano l’acqua. Dopo i ricci irregolari e oloturie, che si occupano di ossigenazione e pulizia di sedimenti, Deserti abitati passa ai predatori specializzati che cacciano nascosti nella sabbia. Verso la fine del documentario si arriva alle nursery, con i fondali mobili che fungono da sostegno alle fasi giovanili di molte specie.

Tuttavia, dopo tante meraviglie naturali, l’argomento conclusivo è antropico e non poteva essere altrimenti. Deserti abitati si chiude mostrando i danni che la pesca a strascico e altri interventi umani stanno provocando nei mari, non solo nostri, ma di tutto il mondo. Nonostante ciò, la connotazione non è catastrofista, ma, al contrario, apre alla speranza. 

Prospettive speranzose per il futuro 

Deserti abitati è uno splendido esempio di come si possa fare divulgazione su temi delicati,  quali la protezione del nostro pianeta, senza fare leva sull’allarmismo. Nella sua breve durata, riesce non solo a spiegare in modo chiaro e conciso i concetti principali, ma, contemporaneamente, a intrattenere gli spettatori. Interessante e arricchito da discrete note di umorismo, si rivela a sorpresa piacevole e, quindi, nel complesso, un ottimo mezzo di divulgazione, con una nota conclusiva positiva nonostante le problematiche presentate. Nell’intervento post proiezione durante il Festival, il Professor Cerrano  ha rafforzato questo messaggio di speranza per il futuro, riportando dati molto positivi riguardo ad azioni concrete già intraprese per la salvaguardia del Mar Adriatico.

Il documentario, proiettato questo 5 giugno nella terza giornata della 29ª edizione del Festival CinemAmbiente nella sezione “Made in Italy”, vede Il Pianeta azzurro come media partner e distributore ufficiale ed è fruibile sul canale YouTube dell’Università Politecnica delle Marche (UNIVPM).

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Deserti abitati - Un viaggio tra i granelli di sabbia

  • Anno: 2026
  • Durata: 23'
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Claudio Valerio e Davide De Benedictis