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Berlinale

‘Queen at Sea’ ovvero l’insostenibile tragicità del quotidiano

Queen at Sea, presentato durante il Concorso Internazionale durante la 76ª edizione di Berlinale racconta le diverse forme del sesso e dell'amore attraverso la malattia, creando un paragone delicato e intimista fra intimità adolescenziale e senile

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Presentato durante il Concorso Internazionale alla 76ª edizione di BerlinaleQueen at Sea è firmato dalla  regia e  sceneggiatura di Lance Hammer.

Nel cast troviamo Juliette Binoche, Tom Courtenay, Anna Calder-Marshall e Florence Hunt.

Il film affronta il dramma familiare legato alla demenza senile, mostrando allo spettatore come la tragicità degli eventi quotidiani sia ciò che più ci avvicina al senso profondo dell’esistenza. È proprio in queste piccole crepe della vita che nasce una sincera commozione, capace di lasciare letteralmente “no eye dry”.

Una storia universale tra etica e responsabilità

Amanda (Juliette Binoche) e il suo patrigno Martin (Tom Courtenay) si trovano al centro di un conflitto morale che li divide profondamente.

La madre di Amanda, Leslie (Anna Calder-Marshall), soffre di una forma avanzata di demenza e ha perso la capacità di prendere decisioni consapevoli per sé stessa. E, se effettivamente così fosse, chi ha il diritto di decidere al posto suo? Un coniuge, un figlio o un’istituzione?

Il film costruisce una riflessione potente e dolorosa su questi interrogativi, portando in scena un dramma che, pur nella sua specificità, risulta universalmente riconoscibile. In forme diverse, ognuno ha vissuto o osservato una situazione simile.

Nella visione di Queen at Sea emerge una narrazione intimista che richiama il cinema di Joachim Trier.

L’importanza degli spazi domestici è centrale: le case dei protagonisti diventano luoghi vivi, abitati dalle emozioni, dalle tensioni e dai ricordi. Non sono semplici ambientazioni, ma veri e propri contenitori emotivi. Qui si consuma il dramma, qui si sedimentano i sentimenti, qui si disgrega lentamente il nucleo familiare.

Amore e passione: due età a confronto

Il film mette in parallelo due forme di amore osservandole attraverso la stessa lente: da un lato, quello adolescenziale, semplice, aggraziato e seducente; dall’altro, quello anziano, impacciato, e fragile, a tratti grottesco. Eppure, proprio quest’ultimo appare più profondo e spirituale.

C’è passione tra i due genitori anziani, così come tra la figlia adolescente di Amanda e il suo fidanzato, ma si tratta di passioni radicalmente diverse. L’una è immediata e luminosa, l’altra è segnata dal tempo, dalla malattia e dalla fragilità del corpo, e proprio per questo assume una dimensione più complessa e struggente.

La narrazione si apre con una crepa: lo scontro tra Amanda e il suo patrigno. Martin continua a cercare un rapporto intimo con la moglie, nonostante la sua condizione di grave demenza. Amanda interpreta questi gesti come possibili abusi, ritenendo che la madre non sia più in grado di esprimere un consenso.

In questo punto preciso, il regista costruisce il racconto con grande astuzia.

Inizialmente, lo spettatore prova repulsione per Martin, percepito come guidato da impulsi egoistici, mentre Amanda appare come una figlia premurosa e razionale.

Ma il film ribalta progressivamente questa percezione.

Le situazioni, spesso al limite del paradossale, portano a una lenta disgregazione familiare e, allo stesso tempo, a una ridefinizione dei ruoli: Martin emerge come colui che riesce ancora a prendersi cura della moglie, seppure nel suo modo imperfetto, mentre Amanda rischia di trasformare la sua protezione in un controllo ossessivo.

Una regia sensibile tra dramma e tragicommedia

Nonostante il tono fortemente drammatico, il film è attraversato da momenti tragicomici che rendono la narrazione ancora più autentica. Sono proprio questi frammenti di quotidianità, a volte paradossali, a restituire la complessità della vita reale.

La regia di Hammer è toccante e sensibile, capace di indagare l’amore, il sesso e la passione senza giudicare, ma lasciando allo spettatore il compito di interrogarsi.

Dal punto di vista visivo, il film si caratterizza per colori freddi e inquadrature che accentuano il senso di distanza emotiva. La Londra contemporanea appare spenta, quasi svuotata, e diventa lo specchio dello stato interiore dei personaggi.

In questo contesto, il dramma familiare si consuma in modo estremamente realistico, tanto da far dimenticare allo spettatore di trovarsi di fronte a una finzione. Ciò che accade davanti ai nostri occhi potrebbe svolgersi veramente in qualsiasi casa, non solo in quella di Verona Street 5 a Londra.

Queen at Sea

  • Anno: 2026
  • Durata: 121'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Regno Unito, Francia
  • Regia: Lance Hammer