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Berlinale

L’Italia alla Berlinale 2026? Tra coproduzioni e progetti globali

L'assenza quasi totale di film italiani “a firma piena” solleva interrogativi

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l'italia alla berlinale 2026

Alla 76ª edizione della Berlinale, in programma dal 12 al 22 febbraio 2026, l’Italia si presenta in modo  defilato, soprattutto se rapportato alla tradizionale attenzione del Festival di Berlino per il cinema d’autore europeo e indipendente.

In un contesto che vede coinvolti quasi trenta Paesi nelle sezioni principali – Competition e Perspectives – la presenza italiana nei lungometraggi selezionati è affidata principalmente a coproduzioni internazionali, più che a titoli  nazionali.

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Sono tre le opere che coinvolgono l’Italia nelle sezioni di maggiore visibilità del festival. Due concorrono per l’Orso d’Oro e una è in Berlinale Special, a conferma di un ruolo non centrale ma produttivo, che riflette una tendenza ormai consolidata: l’Italia come partner industriale e artistico.

L’Italia alla Berlinale 2026

In Competition figura Nina Roza della regista canadese Geneviève Dulude-de Celles, film che vede nel cast anche Chiara Caselli, attrice italiana dalla lunga carriera, recentemente apprezzata in L’orto americano (2025). Il progetto si inserisce in un cinema sensibile ai rapporti familiari  che è tipico  della regista, e rappresenta una coproduzione che testimonia la capacità dell’industria italiana di collaborare con il cinema nordamericano indipendente.

Sempre in concorso è presente Rosebush Pruning di Karim Aïnouz, autore brasiliano ormai di casa nei grandi festival europei. Il film vanta un cast internazionale di primo piano – da Callum Turner a Riley Keough, da Elle Fanning a Pamela Anderson – e vede l’Italia coinvolta nella complessa architettura produttiva di un’opera che si muove tra melodramma e rilettura formale del cinema di genere. Anche in questo caso, la partecipazione italiana si colloca all’interno di un progetto fortemente globale, in cui il contributo nazionale è parte di una rete produttiva ampia e articolata.

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La terza presenza è nel Berlinale Special, sezione non competitiva ma di grande prestigio, con WAX & GOLD, documentario diretto dall’austriaca Ruth Beckermann, cineasta da sempre attenta ai temi della memoria, dell’identità e della politica europea. L’Italia partecipa come coproduttrice a un’opera che rafforza il legame storico tra il nostro Paese e il cinema documentario d’autore.

A queste presenze si aggiunge, in Berlinale Special Gala, Heysel 85 di Teodora Ana Mihai, che vede nel cast anche Paolo Calabresi. Pur non trattandosi di una produzione italiana in senso stretto, il coinvolgimento dell’attore romano conferma la circolazione dei talent italiani all’interno di progetti europei .

Un’Italia presente ma marginale

Nel complesso, la Berlinale 2026 da l’immagine di un’Italia presente ma marginale, forte sul piano delle collaborazioni internazionali, meno sul fronte di opere proprie.

In un festival che rivendica con forza la propria battaglia a favore del cinema indipendente, della diversità culturale e della libertà artistica, l’assenza quasi totale di film italiani “a firma piena” solleva interrogativi sulla capacità del sistema produttivo nazionale di sostenere e promuovere visioni autoriali competitive sul piano globale.

Una partecipazione che, pur qualificata, sembra dunque indicare la necessità di rafforzare le politiche di sviluppo e internazionalizzazione del cinema italiano, affinché il Paese torni a essere protagonista in tutti i Festival.

Da segnalare come nota positiva: tra i Talenti italiani segnalati dal Festival c’è Tecla Insolia , selezionata tra le European Shooting Stars 2026, iniziativa parallela della Berlinale dedicata ai giovani talenti europei emergenti. Una promessa mantenuta.

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