Ecco la filmografia completa di John Carpenter, da Dark Star a The Ward.
Dark Star (1974)
Quattro astronauti viaggiano nello spazio a bordo della Dark Star, impegnati in una missione di distruzione planetaria. Tra routine alienanti, dialoghi surreali e una bomba dotata di coscienza, la missione scivola progressivamente nel caos. Carpenter mescola fantascienza, umorismo nero ed esistenzialismo, riflettendo sull’assurdità dell’uomo di fronte all’infinito cosmico.

Distretto 13 – Le brigate della morte (1976)
In una Los Angeles degradata, una stazione di polizia prossima alla chiusura viene assediata da una gang senza volto. Un poliziotto, una segretaria e un detenuto sono costretti a collaborare per sopravvivere. Carpenter costruisce un western urbano essenziale, dominato da assedio, violenza secca e una messa in scena minimalista e implacabile.
«Volevo fare un western, solo ambientato in città.»

Someone’s Watching Me! (1978)
Una giovane montatrice televisiva si trasferisce in un moderno palazzo di Los Angeles, scoprendo di essere spiata da un misterioso osservatore. Tra telefonate inquietanti e intrusioni sempre più minacciose, la quotidianità si trasforma in paranoia. Carpenter costruisce un thriller televisivo teso e hitchcockiano, incentrato sul voyeurismo, sull’assedio domestico e sulla fragilità dello spazio privato.

Michael Myers evade da un manicomio e torna nella cittadina di Haddonfield per perseguitare un gruppo di adolescenti durante la notte di Halloween. Laurie Strode diventa il bersaglio di una violenza muta e inarrestabile. Carpenter reinventa l’horror moderno, trasformando il male in una presenza astratta, invisibile e onnipresente.
«Era il male puro.»

Elvis (1979)
Il film ripercorre la vita di Elvis Presley, dall’infanzia povera nel Mississippi all’ascesa come icona musicale globale. Attraverso successi, eccessi e declino, Carpenter evita l’agiografia per restituire il ritratto intimo di un artista diviso tra mito pubblico e solitudine privata. Un biopic televisivo sobrio, centrato sul peso della celebrità e dell’identità.

Una misteriosa nebbia avvolge la cittadina costiera di Antonio Bay, portando con sé spettri vendicativi legati a un oscuro segreto del passato. Mentre la notte avanza, gli abitanti affrontano una punizione inevitabile. Carpenter realizza un horror atmosferico, sospeso tra leggenda, colpa collettiva e suggestioni gotiche.
«Quando la nebbia arriva… il terrore comincia.»

In un futuro distopico, Manhattan è diventata una prigione a cielo aperto. Quando il presidente degli Stati Uniti viene rapito, il mercenario Snake Plissken è incaricato di salvarlo. Carpenter fonde fantascienza, azione e western urbano, creando un’icona antieroica e un ritratto cinico dell’America post-apocalittica.

In una base scientifica in Antartide, un’entità aliena mutaforma si infiltra tra i membri della spedizione, assumendo le sembianze umane. Il sospetto e la paranoia crescono mentre l’identità stessa diventa incerta. Carpenter firma un horror claustrofobico e radicale, ormai cult, dominato da effetti pratici e da un nichilismo glaciale.
«Non mi fido di nessuno.»

Christine – La macchina infernale (1983)
Arnie, un adolescente emarginato, acquista una Plymouth Fury del 1958 dotata di una volontà propria. L’auto sembra trasformarlo, isolandolo e alimentando una spirale di violenza. Carpenter adatta Stephen King, esplorando il legame morboso tra uomo e oggetto, tra desiderio di potere e perdita di identità.

Starman (1984)
Un alieno assume le sembianze del marito defunto di una donna e intraprende con lei un viaggio attraverso l’America per tornare a casa. Inseguiti dal governo, i due sviluppano un legame inatteso. Una favola fantascientifica romantica e malinconica, lontana dall’horror ma profondamente umanista.
«Quando tutto va male, è allora che voi umani date il meglio.»

Grosso guaio a Chinatown (1986)
Jack Burton, camionista spaccone, si ritrova coinvolto in un conflitto soprannaturale nella Chinatown di San Francisco. Antiche maledizioni, arti marziali e magia si intrecciano in un’avventura surreale. Carpenter gioca con i codici del cinema d’azione e fantasy, sovvertendo il ruolo dell’eroe in chiave ironica.

Un gruppo di scienziati scopre un misterioso cilindro contenente una sostanza verde, forse legata all’origine del Male assoluto. Realtà, sogno e fisica quantistica si fondono in un incubo metafisico. Carpenter riflette sull’ignoto e sull’inadeguatezza della razionalità umana di fronte all’orrore cosmico.

Un operaio scopre degli occhiali capaci di rivelare la vera natura del mondo: alieni controllano la società attraverso messaggi subliminali. Inizia una ribellione solitaria contro il sistema. Carpenter realizza una feroce satira politica, attaccando consumismo, media e potere con un linguaggio diretto e provocatorio.
«Guardate. Obbedite. Consumate.»

Le avventure di un uomo invisibile (1992)
Un uomo diventa invisibile a seguito di un incidente scientifico e viene braccato da un’agenzia governativa. In fuga, tenta di sopravvivere e riconquistare la propria umanità. Carpenter firma un thriller fantascientifico più classico, riflettendo su identità, controllo e isolamento in una società ossessionata dalla sorveglianza.

Body Bags (1993)
In una morgue, un inquietante becchino introduce tre racconti dell’orrore: una stazione di servizio assediata da un killer, una seduzione vampirica e un esperimento medico fallito. Carpenter dirige il segmento d’apertura e quello finale, celebrando l’horror antologico televisivo con ironia macabra, atmosfere pulp e un omaggio esplicito alla tradizione EC Comics.

Il seme della follia (1994)
Lo scrittore horror Sutter Cane scompare misteriosamente poco prima dell’uscita del suo nuovo libro, e l’assicuratore John Trent viene incaricato di investigare. Quest’ultimo scopre che le storie di Cane sembrano diventare realtà, e la follia si propaga tra chi legge i suoi romanzi. Un horror metanarrativo, esplorando il confine tra realtà, finzione e pazzia, con toni da incubo apocalittico.

Il villaggio dei dannati (1995)
In una cittadina, tutte le donne rimangono incinte simultaneamente e danno alla luce bambini dai poteri inquietanti. Crescendo, i piccoli rivelano una natura ostile all’umanità. Carpenter rilegge il classico di fantascienza come riflessione sulla paura dell’altro, della genitorialità e dell’evoluzione forzata.

Fuga da Los Angeles (1996)
Snake Plissken torna in azione in una Los Angeles trasformata in isola-prigione dopo un cataclisma. Ancora una volta, deve recuperare un oggetto cruciale per il potere globale. Carpenter realizza un sequel più grottesco e satirico, accentuando la critica al moralismo e all’autoritarismo occidentale.

Vampires (1998)
Una squadra di cacciatori di vampiri, guidata da Jack Crow, combatte antiche creature assetate di sangue nel Sud-Ovest americano. La missione si trasforma in una guerra personale. Carpenter fonde horror e western, offrendo una visione sporca, violenta e disillusa del mito vampiresco.

Ghosts of Mars (2001)
Su Marte, una squadra di poliziotti deve affrontare una forza ancestrale che possiede i coloni umani. L’assedio si trasforma in una lotta per la sopravvivenza. Carpenter mescola fantascienza, horror e azione, chiudendo la sua carriera con un’opera cupa e pessimista, dominata dalla perdita di controllo.
«Non possiamo fermarli.»

The Ward (2010)
Negli anni Sessanta, una giovane donna viene internata in un ospedale psichiatrico dopo un episodio violento. Nel reparto femminile iniziano a verificarsi eventi inquietanti e sparizioni misteriose. Tra trauma, identità frammentata e allucinazione, Carpenter firma un ritorno all’horror psicologico, chiudendo la sua carriera con un’opera cupa e claustrofobica.

La carriera di John Carpenter si distingue per la pluralità semantica delle sue opere, ricche di protesta, mai scialbe e provocatorie. Sebbene in seguito a Il seme della follia la produzione autoriale di Carpenter sembra perdere di qualità, l’autore dona alla settima arte capolavori di assoluta rilevanza. Halloween, La Cosa, Fuga da New York e Essi Vivono sono pellicole immortali, creatrici di immaginari divenuti iconici, cristallizzati negli odeon della cinematografia. Attualmente settantottenne e residente a Los Angeles, John Carpenter si dedica alla musica, sua più grande passione. Esibendosi dal vivo per suonare le colonne sonore dei suoi capolavori, calca i palchi di tutto il mondo, lasciando che siano le sue dita sulla pianola a rievocare ricordi di terrore. Autore eclettico, di protesta e tecnicamente certosino nella realizzazione delle sue opere, John Carpenter viene considerato uno dei registi più prolifici di ogni tempo, in grado di plasmare generazioni con i suoi frame senza tempo.
«Mi interessano le persone messe sotto pressione, costrette a confrontarsi con circostanze estreme. Questo è il cuore di tutte le mie storie.»