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Cult Movie

‘Predator'(1987): il cult che destruttura il cinema Muscolare

Il primo capitolo della saga di 'Predator', oltre essere un grande cult, è una riflessione del decadimento della figura maschile anni 80'.

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Predator: scontro frontale tra Ducht e uno Yautja.

Il primo Predator, diretto dal maestro dell’action John McTiernan, presenta molti momenti iconici, di sicuro la scena più famosa è la stretta di mano, con tanto di bicipiti in bella vista, tra Arnold Schwarzenegger e Carl Weathers.

Ormai la pellicola del regista di Trappola di cristallo, oltre ad aver generato una saga proseguita nel tempo con nuovi capitoli, fumetti e videogiochi, è sinonimo del cinema muscolare di quegli anni,.

Tuttavia, siamo davvero sicuri che sia soltanto un “film muscolare”?

Predator: il moderno Moby Dick

Ciò che colpisce del film, oltre alla maestria impeccabile di McTiernan nel dirigere tanto le scene d’azione quanto quelle di tensione, e oltre all’iconico protagonista, è la sua capacità di raccontare una sorta di riproposizione moderna di Moby Dick: la lotta costante dell’uomo contro la preda, nel suo territorio selvaggio, un ritorno alla natura e all’istinto primordiale.
Come in Moby Dick, dei cacciatori inseguono qualcosa che non comprendono, convinti della propria superiorità, ma vengono invece sopraffatti da una forza che appartiene a un ordine naturale più grande di loro.

'Predator': la scena più 'muscolare' di tutto il cinema dei anni 80

Predator: la fine della cultura “machista”

Quello che si può cogliere in quest’opera è un significato che in pochi notano: Predator rappresenta la fine di una certa visione machista.
Questo si percepisce fin dall’analisi dei personaggi principali: Dutch, Dillon, Mac, Cooper, Billy, “Poncho” e Rick incarnano tutti differenti archetipi della mascolinità anni ’80.
Dillon è il doppiogiochista, Rick il più volgare, Billy il più “selvatico”, Mac il più freddo, Cooper il più arrogante e Dutch il più “sicuro di sé”.

Eppure, tutti loro si ritrovano impotenti di fronte alla forza del Predator, qualcosa che non comprendono e che sfugge totalmente alle loro regole.
La celebre scena in cui scaricano l’intero arsenale nella giungla è l’emblema di questa crisi della figura maschile: la loro presunta superiorità si rivela una finzione. Ognuno di loro viene eliminato senza enfasi, in modo freddo e veloce.

Predator: Schwarzenegger

La forza silenziosa: il femminile in Predator

Un altro elemento che molti sottovalutano del film è la figura femminile. Anna, interpretata da Elpidia Carrillo, è silenziosa ma determinata, e sembra intuire il pericolo più degli uomini che la circondano.
Mentre i protagonisti rispondono al Predator con potenza, impulsività e fuoco , cioè con la “superiorità” simbolica della mascolinità, Anna mantiene una lucidità che la rende più attenta e più consapevole.

Il momento in cui Dutch la colpisce involontariamente e rimane confuso è rivelatore: un piccolo cedimento del suo ruolo di eroe, un segnale della fragilità del modello machista che il film sta lentamente sgretolando.
In un gruppo di uomini addestrati, armati e convinti della propria superiorità, è la donna a conservarsi più vicina alla realtà, più pronta a osservare e a capire.

Questa intuizione si completa molti anni dopo con Prey (2022), dove una giovane donna affronta il Predator su un piano di parità: non con la forza bruta, ma con intelligenza, osservazione e adattamento.
È come se la saga stessa avesse chiuso un cerchio narrativo, passando dalla decadenza dell’eroe maschile alla rinascita di un modello più istintivo, più armonico, più legato alla natura.

E qui emerge un dettaglio spesso ignorato: nella lore degli Yautja, il loro sistema politico è matriarcale.
Questo rende la presenza femminile nella saga ancora più significativa: il Predator non è solo un cacciatore alieno, ma parte di una cultura dove la leadership appartiene alle donne.
Quasi una risposta ironica e involontaria al cinema muscolare degli anni ’80: il vero potere, nel mondo dei Predator, non è maschile.

Così, tra Anna e Prey, tra il fallimento degli uomini iper-armati e la lucidità del femminile, Predator finisce per essere, insieme ad Alien, uno dei franchise più apertamente femministi del cinema di genere, pur senza mai dichiararlo apertamente.

La lotta contro Madre Natura

Come analizzato, il film rappresenta la fine dei principi che avevano retto l’immaginario degli anni ’80:
quel cinema muscolare, quel tipo di eroismo e di positivismo in cui il protagonista riusciva a cavarsela con la sola forza. Qui, invece, Dutch è costretto a inginocchiarsi di fronte alla natura stessa per poterla affrontare.

In questo processo egli cambia letteralmente pelle: si sporca di fango, si confonde con la terra, muta identità per adattarsi al territorio che lo circonda. Non è più il soldato infallibile armato fino ai denti, ma una creatura primordiale che deve rinunciare a ciò che lo definiva per sopravvivere.

Dopo aver lottato contro il Predator, Dutch riesce finalmente a vedere il suo vero volto: ne rimane disgustato, quasi scioccato, come se quella creatura rappresentasse un riflesso distorto di ciò che la mascolinità aveva sempre celebrato.
Ma il ribaltamento definitivo avviene subito dopo: quando il Predator, ferito e sconfitto, decide di far esplodere tutto intorno a sé. È una risposta brutale, un ultimo atto di vendetta che rivela la sua intelligenza e la sua volontà di autodeterminazione.

Dutch rimane senza parole, disorientato, completamente spoglio di tutto ciò che aveva prima: le armi, la forza, il ruolo di eroe.
Rimane solo un uomo, ridotto all’essenziale, sopravvissuto non grazie alla superiorità ma all’umiltà di adattarsi e alla capacità di riconoscere i propri limiti.

Un cult dalle molteplici sfaccettature 

In conclusione, si può dire che il primo Predator è un cult per molteplici motivi: per essere un grande action movie, per aver inaugurato una saga storica e come simbolo del cinema muscolare degli anni ’80.
Ma, alla fine, lo si può considerare anche come celebrazione della sua stessa dissoluzione: come una sfida di braccio di ferro tra due visioni del mondo che si scontrano, e in cui quella più antica, più istintiva e più naturale finisce per vincere.

Predator

  • Anno: 1986
  • Durata: 107'
  • Distribuzione: 20 Century Fox
  • Genere: Action, Fantascienza
  • Nazionalita: USA
  • Regia: John McTiernan
  • Data di uscita: 22-August-1987