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Anticipazioni

Una lettera contro la guerra in Iran: il panorama culturale si unisce

Numerosi artisti, registi e figure di spicco nel panorama internazionale hanno firmato una lettera che rifiuta l'assedio da parte di Stati Uniti e Israele dello Stato iraniano. Un forte grido contro la guerra e a favore dei diritti del popolo iraniano.

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Una lettera contro la guerra in Iran unisce il mondo culturale e cinematografico internazionale nel richiedere il cessate il fuoco.

Yorgos LanthimosMike Figgis e Ben Rivers sono tra i primi firmatari di una lettera contro la guerra congiunta degli Stati Uniti e Israele contro l’Iran e che sottolinea il diritto di autodeterminazione del popolo iraniano. Il documento, che sta circolando in queste ore negli ambienti del cinema, dell’arte, della cultura e dei circoli accademici su entrambe le sponde dell’Atlantico, raccoglie le adesioni di molte figure rinomate nel panorama culturale internazionale. 

Una lettera che rimarca l’autodeterminazione dei popoli:

Il contenuto della lettera contro la guerra dichiara con forza il principio dell’autodeterminazione, sostenendo che il futuro politico dello Stato iraniano è nelle mani solamente del suo popolo e che nessun paese straniero possa rivendicare la legittimità di determinarlo: 

  “Affermiamo chiaramente e senza ambiguità che il destino, il futuro e la determinazione politica dell’Iran appartengono esclusivamente al popolo iraniano. Nessuna potenza straniera, nessun governo e nessuna coalizione militare detiene la legittimità di determinare la traiettoria politica, sociale o storica di questa terra. Il diritto all’autodeterminazione è un principio fondamentale e inalienabile che nasce esclusivamente dalla libera e consapevole volontà di un popolo”

La richiesta di cessare il fuoco:

La dichiarazione chiedeva:

“l’immediata cessazione degli attacchi militari e delle politiche di escalation contro l’Iran e in tutta la regione; il rispetto incondizionato del diritto all’autodeterminazione del popolo iraniano; la priorità della diplomazia, del dialogo e del rispetto del diritto internazionale; la protezione dei civili e delle infrastrutture vitali; e il rifiuto di qualsiasi politica che definisca la guerra come un mezzo legittimo di cambiamento politico”.

Una protesta che unisce tutto il panorama culturale internazionale:

Tra gli altri firmatari compaiono diverse figure del cinema, dell’arte, e della ricerca:  il regista e artista multimediale statunitense Jem Cohen (Little, Big, and Far); l’artista e regista britannica Andrea Zimmerman (Here for Life) e la regista thailandese Thunska Pansittivorakul (Damnatio Memoriae). A questi si aggiungono anche figure di rilievo del mondo delle istituzioni culturali e delle accademie, tra cui la direttrice della Viennale Eva Sangiorgi e il cineasta d’avanguardia e professore di belle arti John Smith (The Girl Chewing Gum). Infine, tra le firme compare il nome dell’accademico Eyal Weizman, direttore fondatore del Centre for Research Architecture presso il dipartimento di Culture Visive della Goldsmiths University nel Regno Unito.

La necessità di una condanna per il conflitto nel suo undicesimo giorno:

La pubblicazione della lettera giunge mentre la campagna militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran entra nel suo undicesimo giorno, in un clima di crescente condanna internazionale per la natura unilaterale dell’operazione e le sue più ampie conseguenze per la stabilità regionale e sugli equilibri globali. L’operazione ha suscitato reazioni contrastanti da parte della popolazione iraniana e della sua diaspora: da una parte il netto rifiuto dell’intervento; dall’altra la gioia per gli attacchi al governo del regime islamico estremista, soprattutto alla luce della sanguinosa repressione delle proteste pro-democrazia di gennaio. Tuttavia, la maggioranza è preoccupata per la natura militare del conflitto e le implicazioni per la popolazione civile.

Le dichiarazioni della lettera contro la guerra:

I firmatari della lettera di martedì hanno categoricamente respinto il ricorso all’intervento militare:

“Condanniamo fermamente gli attacchi militari condotti dai governi degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran e il suo territorio, che hanno causato la morte e il ferimento di civili innocenti. Allo stesso modo, respingiamo le politiche e gli approcci bellicisti del presidente Donald Trump, che hanno contribuito ad aumentare le tensioni e ad aggravare l’instabilità regionale” 

“La storia moderna e quella precedente dimostrano che nessuna pace duratura è mai emersa da bombardamenti o minacce militari. Nessuna libertà è stata garantita da missili, sanzioni o occupazione. La guerra, anche quando iniziata sotto la retorica della “liberazione”, porta inevitabilmente alla distruzione delle infrastrutture civili, alla frammentazione del tessuto sociale, all’espansione della povertà e alla perpetuazione della violenza. Rifiutiamo categoricamente qualsiasi narrazione politica che presenti la guerra come uno strumento legittimo per raggiungere la libertà.”

“Crediamo che il futuro dell’Iran e della regione non sarà forgiato all’ombra di minacce e bombardamenti, ma attraverso la volontà del popolo, la giustizia, la coesistenza e una pace giusta e duratura. In questo momento storico critico, siamo al fianco del popolo iraniano e di tutti i popoli della regione nel chiedere una pace giusta, sostenibile e umana. La pace è una scelta etica e una necessità storica e nessuna libertà nascerà mai dalla guerra”.

Dalla guerra non può nascere la pace:

La lettera contro la guerra respinge le politiche belliciste del presidente Trump che hanno aggravato la già delicata situazione in Iran. Rifiuta l’idea che la guerra possa portare alla pace o alla libertà di un popolo e che storicamente essa ha solo portato a distruzione e violenza. Infine, ribadisce il diritto di autodeterminazione del popolo iraniano, inviolabile da qualsiasi potenza straniera. 

(Fonte: DEADLINE)