Connect with us

Netflix Film

“Gli Sporcelli”: uno sguardo grottesco sulla contemporaneità

Il film si presenta come un operazione di adattamento interessante, in cui i pregi, seppur presenti, non compensano del tutto i difetti.

Pubblicato

il

Gli Sporcelli (The Twitts) è un film-commedia d’animazione del 2025 co-scritto, prodotto e diretto da Phil Johnson, il quale si è liberamente ispirato all’omonimo racconto per bambini del celebre scrittore Roald Dahl.  Il film è distribuito da Netflix, che lo ha reso disponibile per la visione in streaming a partire dal 17 Ottobre 2025.

Gli sporcelli . La regia e la tecnica

Dal punto di vista della messa in scena, il racconto per immagini si muove su più media interni all’universo narrativo, iniziando in un ambiente “reale” e passando poi per videoregistrazioni ed immagini che scorrono su schermi domestici o d’esposizione. Il punto di vista è non a caso un ambito di sperimentazione per la regia di Phil Johnson, che non si limita solo a filtrare l’universo narrativo  attraverso uno schermo diegetico, ma ci permette di vederlo con gli occhi dei personaggi che lo abitano, per ottenere una molteplicità di reazioni emotive da parte dello spettatore. Sia per accentuare la sensazione di disgusto nella scena dei vermi-spaghetti (una fedele trasposizione del capitolo sette del racconto),  sia per creare una sensazione di mistero quando Beesha e Bubsy incontrano per la prima volta i Cacapò, sia per raccontare lo spazio scenico nei momenti di concitazione.

La tecnica di animazione è ammirevole, e  spicca maggiormente nella manipolazione  dei corpi, che qui raggiunge momenti di vero e proprio virtuosismo, e nella ricchezza degli effetti particellari.  

La sceneggiatura: un quadro di insieme complesso

Pro – Antagonisti ben caratterizzati

La sceneggiatura presenta alcuni punti interessanti, come lo sviluppo dei personaggi di Mr e Miss Sporcelli: che qui non sono soltanto i vecchi disgustosi e prepotenti voluti da Roald Dahl, ma aggiungono alla loro natura trasandata e grottesca ed alla loro relazione fatta d’odio ed amore – forse più d’odio che d’amore – una notevole abilità da manipolatori, ibridandosi in parte con l’archetipo della coppia di truffatori reso celebre dal Gatto e la Volpe del Pinocchio di Collodi.

I due riescono infatti a catalizzare contro i protagonisti (Beesha, Bubsy ed i loro amici) la rabbia di tutta la popolazione di Triperot, attraverso un abile discorso di campagna elettorale che tocca le giuste corde nell’animo dei presenti, conquistandoli. Questa è la caratteristica più rilevante dei nuovi Mr. e Miss Sporcelli: fare leva sui sentimenti e sui punti deboli altrui per raggiungere i propri scopi, ma non sono i soli personaggi ad essere degni di nota. 

Pro – Una nuova protagonista.

Beesha, la protagonista, nonché un vero e proprio personaggio originale inserito in funzione del film, è una ragazza intraprendente che cela nel profondo un forte senso di inadeguatezza, esorcizzato con un impegno costante per la città ed i suoi abitanti  che quasi sfiora l’abnegazione, e che la ragazza crede di dover portare avanti da sola a tutti i costi.  La storia, pur avviandosi dopo un’esposizione un po’ sbilanciata per lo screen time dell’opera, riesce a toccare questi nervi scoperti della sua caratterizzazione psicologica, con un impatto emotivo discretamente efficace, e che fa ben sperare per il futuro di questa tipologia di film. 

Nell’ambito della scrittura, però, emergono anche delle problematiche abbastanza invalidanti per l’opera nel suo complesso. 

Phil Johnson cerca di parlare alla nostra contemporaneità, costruendo una narrazione lodevole nell'intento, ma basculante nell'esecuzione.

Phil Johnson cerca di parlare alla nostra contemporaneità, costruendo una narrazione lodevole nell’intento, ma basculante nell’esecuzione.

Contro – una scrittura a tratti sbrigativa

Durante l’esplorazione della casa dei Signori Sporcelli, per trovare la chiave che permetterebbe loro di liberare i Cacapò, Beesha e Bubsy si imbattono in un insolito ranocchio che parla al contrario, un rimaneggiamento in stile Chekov’s Gun del ben più classico ranocchio del capitolo sei del racconto. In un primo momento, quest’espediente narrativo può anche essere divertente e funzionale a livello di storytelling, purché si rimanga in una certa porzione strutturale. Quando un’espediente narrativo viene abusato, la storia diventa prevedibile e troppo concitata, ed è proprio quello che succede in questo film poco dopo il punto centrale, in cui il dialogo si sostituisce all’azione ed il film perde di vista gli strumenti narrativi concentrandosi unicamente su un uso eccessivo dell’esposizione, tanto per fini di scioglimento dell’intreccio, tanto per il messaggio che l’opera vuole veicolare.

Il raffronto con l’originale

Non bisogna dimenticare quanto una narrazione che esplori due punti di vista, estraendosi dal contesto che narra, mostrando scelte e ragioni, senza per forza voler parlare direttamente al pubblico, possa ottenere un risultato migliore. Procedere nel senso opposto, d’altro canto, allontana anche dalla naturale concatenazione narrativa funzionale per la storia che si sta raccontando. 

L’esempio più lampante si può trovare nel terzo atto del film, dove ci viene proposta una riflessione sull’inutilità dell’odio che per quanto giusta e di inconfutabile necessità nei tempi che stiamo vivendo, soffre di una eccessiva forzatura all’interno della tessitura della storia. Diversamente da quanto accade invece per la riflessione in chiave satirica su quanto le masse siano facilmente manipolabili: è un tema che viene condotto organicamente dall’interno della storia, generando conflitti e permettendo di sviluppare il racconto.

Non avrebbe senso addurre come giustificazione la scelta di un dato target di riferimento: idealmente, questo è un film pensato per un pubblico di bambini, però questo non rende meno gravi delle scelte approssimative di storytelling. Persino nell’opera di Roald Dahl, che è per definizione pensata per i bambini, la semplicità dei passaggi narrativi non è mai abusata, e niente si rivela scontato nell’orditura narrativa; è sempre lodevole invece la creatività delle scelte adottate dall’autore. 

Uno sguardo generale

Phil Johnson si è in parte distanziato dal racconto originale  con l’intento di mettere insieme una storia che da un punto di vista drammaturgico si pone degli obbiettivi non facili. Partendo da un’esilarante storia incentrata sul tema del “chi la fa l’aspetti”, una declinazione quasi ontologica nel genere della letteratura per bambini e non estranea a Roald Dahl (si pensi anche a Furbo, il signor Volpe o a Matilda ), Johnson ambisce a realizzare una grottesca satira sociale che però non perda di vista l’insegnamento morale del racconto di Dahl, e che sappia servirsi di una maggiore complessità psicologica da parte dei personaggi. 

Il risultato è un film grottesco con una comicità ben riuscita, che cerca di parlare al pubblico sforzandosi di non trascurare totalmente il medium prescelto per fare ciò, ottenendo un risultato soddisfacente a metà. 

Rispetto a lavori estremamente più critici dal punto di vista della gestione del ritmo, come Wendell&Wild, l’aver cercato comunque di dare spazio alla caratterizzazione dei personaggi senza perdersi eccessivamente nella furia del racconto, se non da un certo momento in avanti, è un punto a favore non da poco. Per il futuro, sarebbe auspicabile riuscire ad avere dei prodotti che oltre al messaggio, oltre alla messa in scena, non perdano di vista la tenuta complessiva della storia. 

Gli Sporcelli

  • Anno: 2025
  • Durata: 1h 38min
  • Distribuzione: Netflix
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Phil Johnson
  • Data di uscita: 17-October-2025