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IN SALA

Oldboy

Finalmente il delitto è stato compiuto: anche “Oldboy” di Park Chan-wook, noto cult movie coreano a suo tempo tratto da un fumetto di Nobuaki Minegishi e Garon Tsuchiya, ha il suo rifacimento a stelle strisce

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Anno: 2013

Distribuzione: Universal

Durata: 104’

Genere: Drammatico

Nazionalità: USA

Regia: Spike Lee

Data di uscita: 5 Dicembre 2013

 

Finalmente il delitto è stato compiuto: anche Oldboy di Park Chan-wook, noto cult movie coreano a suo tempo tratto da un fumetto di Nobuaki Minegishi e Garon Tsuchiya, ha il suo rifacimento a stelle strisce. Dietro la macchina da presa vediamo all’opera un nome tanto importante quanto ingombrante come Spike Lee e come protagonista abbiamo quel Josh Brolin che mosse i primi passi nel cinema con un caposaldo adolescenziale come I goonies per poi costruirsi recentemente una carriera di tutto rispetto, al cospetto di registi come i fratelli Coen (Non è un paese per vecchi), Gus Van Sant (Milk) e Ridley Scott (American gangster).

Qua la trama muove i passi dal 1993, quando uno scorbutico personaggio chiamato Joe Doucett, pessimo padre di famiglia e alcolizzato fino all’osso, si ritrova improvvisamente chiuso dentro una stanza/prigione senza alcun motivo. Gli anni passano e l’uomo attende inesorabilmente di uscire da quella cella, cosa che avverrà un ventennio dopo, e, una volta fuori, il nostro si metterà alla ricerca di chi l’ha voluto imprigionare, scatenando la sua furia in una personale sanguinaria vendetta.

Dimenticatevi la poetica orientale, dimenticavi tutto quello che c’era di affascinante nell’originale di Chan-wook e soprattutto dimenticatevi qualsiasi approfondimento sul tema della rivalsa intesa come punizione; Oldboy made in U.S.A. non ha alcuna intenzione di mettersi a quei livelli, tant’è che già dai primi istanti si ha la netta sensazione di avere a che a fare con un mero prodotto d’intrattenimento.

Innanzitutto bisogna dire che Lee se n’è altamente fregato di alcuni pregiati dettagli, come il passare di 20 anni descritto nel più scialbo dei modi (non un capello bianco in Brolin, mentre il personaggio di Michael Imperioli rimane sempre con lo stesso look, salvo una spruzzata di borotalco sui lunghi capelli neri); secondo poi, quello che nel film  del 2003 era affascinante e importante per la narrazione dell’opera, qua diventa solo pretesto per fare dello spettacolo (l’ultra violenza del primitivo protagonista innanzitutto), come le sequenze disturbanti (la tortura a discapito dello sventurato guardiano della prigione, qua interpretato da Samuel L. Jackson) e ben coreografate dell’opera coreana (vedere come viene trattato in questo remake il noto piano sequenza della scazzottata, non esente da ingombranti effetti speciali).

Stessa sorte tocca anche ai famosi colpi di scena, che in quelli di Chan-wook erano intesi in maniera da dare valenza al discorso della vendetta, mentre nell’opera di Lee sono distribuiti giusto per chiudere il film con stupore; sembra come se lo sceneggiatore Mark Protosevich (che ha scritto anche  Poseidon, Io sono leggenda e Thor, quindi cosa c’entri qua non si sa) avesse avuto una lista della spesa da rispettare durante la sua stesura.

Nulla da fare, Oldboy remake non è un lungometraggio riuscito a tutti gli effetti, sia come rifacimento che come tassello nella carriera del regista di Fa la cosa giusta; è a tutti i sensi una risposta negativa all’infame domanda “Perché continuare a farsi del male con remake di capolavori passati, recenti e non?”.

Mirko Lomuscio

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