fbpx
Connect with us

Unarchive

‘The trial’ (El Juicio). In Argentina e nel mondo: Nunca Mas.

Un film epico, la memoria di un Paese e delle sue ferite indelebili. Un processo durato 90 giorni, l’orrore alla sbarra: la dittatura militare, le vittime, la lotta dei parenti per avere giustizia, i desaparecidos.

Pubblicato

il

Tante sono state le pellicole sulla dittatura argentina, che eliminò buona parte della gioventù militante fra gli anni 1976 e 1983, fra torture, voli della morte e furti di neonati strappati ai genitori uccisi, così come anche fece scomparire molti giovani che non erano neppure in politica, passati per caso nel posto sbagliato al momento sbagliato o collegati da lontano ad amici attivisti.

Il film del regista argentino Ulises De La Orden, intitolato semplicemente The Trial (El Juicio), il Processo, svoltosi a Buenos Aires nel 1985, facendo un riferimento inequivocabile al processo più importante della storia dell’Argentina – e non solo – che nell’arco di 90 giorni fece emergere orrori storici non meno spaventosi di quelli del nazismo, attenzionando al mondo la storia dei tanti desaparecidos e dei parenti in cerca di figli e nipoti, insieme alla spietatezza della dittatura al potere fra il 1976 e il 1983,  accusata nei suoi esponenti di crimini contro l’umanità.

Come a Norimberga, dopo la Seconda Guerra Mondiale, il processo è interamente registrato su nastri U-matic: 90 interminabili giorni di testimonianze  e una sentenza finale condensata in uno slogan che fece il giro del mondo: Nunca Mas, Mai Più.

Utilizzando immagini d’archivio, il regista dà voce ai difensori e alle posizioni politiche e ideologiche di chi ha sostenuto la dittatura, così come alle vittime, alle quali fa raccontare le storie di torture, stupri e violenze inaudite. Vita e Morte processati insieme, nella stessa stanza. Un archivio del passato per un film che pone un punto di partenza.

«Le immagini sono varie – racconta il regista Ulises De La Orden – Il materiale ha la classica consistenza U-matic, il formato è 4:3 e i colori sono quelli tipici dell’epoca. L’archivio è per lo più in ottime condizioni ma, su un totale di 530 ore di registrazione, si notano gocce, macchie e deterioramento del nastro. Le imperfezioni sono state utilizzate per supportare la narrazione, come ad esempio un taglio all’inizio o alla fine di una scena; la qualità dell’immagine è stata poi lavorata in fase di montaggio.»

Ferite che non si rimarginano: desaparecidos e voli della morte

Ci sono Paesi, come la Germania e l’Argentina (solo per citarne alcuni, ma ce ne sarebbero altri) le cui ferite storiche sono così profonde che sembrano non potersi mai rimarginare e la cui elaborazione mai darsi una volta per tutte.

In primis la Germania del secondo dopoguerra, dopo le aberrazioni del nazismo e della Shoah, ma anche l’Argentina, dove la dittatura militare che fu al potere e prosperò fra il 1976 e il 1983 lasciò un segno così profondo e tragico, per la sua spaventosa ferocia, che ancora oggi la riflessione e la ferita storica, umana e sociale rimane aperta, mentre le madri di Plaza de Mayo cercano ancora i figli e i nipoti, vivi, morti o sotto falsa identità.

Tra i film più noti sul tema, Garage Olimpo, del regista Marco Bechis (che ha diretto anche Hijos-Figli) selezionato a Cannes nel 1999, storia della diciottenne Maria, che insegna a scrivere agli abitanti delle favelas di Buenos Aires e simpatizza per un’organizzazione che si oppone alla dittatura militare, finché non viene prelevata e torturata nel Garage Olimpo.

Più di recente è stato presentato al 79° Festival di Venezia, il bellissimo film Argentina, 1985 del regista Santiago Mitre, storia dei coraggiosi procuratori Julio César Strassera e Luis Moreno Ocampo che, nonostante la paura di ritorsioni trasversali, accusarono alcuni ex leader della dittatura di crimini contro l’umanità e portarono avanti un processo per circa 9 mesi.

The Trial: le storie delle vittime, le madri di Plaza de Mayo

The Trial, invece, già presentato in anteprima alla 73ª edizione della Berlinale, cerca le fonti d’archivio e Ulises De La Orden raccoglie ed ordina 530 ore di filmati, suddivisi per temi in 18 capitoli. Un’opera straordinaria e attualissima, nel corso della quale si alternano le urla della folla presente al processo (quasi tutti parenti delle vittime), le dichiarazioni assurde o semi-divertite dei colpevoli, i racconti delle superstiti e dei superstiti – quasi sempre di spalle, anonimi – l’incredulità dei giudici ai racconti dei voli della morte, degli stupri, delle violenze e delle torture perpetrate nelle prigiona segreta della Escuela Superior de Mecánica de la Armada (ESMA).

“Quando si fa un film – ha raccontato il regista in un’intervista – si ha sempre qualcuno in mente, in questo caso io pensavo ai sopravvissuti, mi chiedevo che cosa ne avrebbero pensato se l’avessero visto. Aspettavo che le madri della Ong “di Plaza de Mayo”, venissero a vederlo e temevo che avrei fatto loro rivivere un momento molto doloroso; oppure i sopravvissuti. Inizialmente ho ricevuto silenzio, poi piano piano sono arrivati anche loro. Venivano a parlarmi dopo la proiezione, mi raccontavano la loro storia; oppure mi scrivevano una lettera o ancora mi invitavano a prendere un caffè nei giorni seguenti e finivamo a parlare per ore del loro vissuto.”

Un documento imperdibile, che ancora oggi ci chiama a riflettere sull’importanza di tutelare ad ogni costo i diritti umani e le persone sopra ogni altro interesse, perché non si ripeta Nunca Mas quanto avvenuto.

Ulises De La Orden nasce a Buenos Aires il 14/10/1970. Si laurea in regia cinematografica all’Universidad del Cine di Buenos Aires. Dal 2006 al 2022 insegna Regia all’ENERC, la Scuola di Cinema dell’INCAA. I suoi studi accademici si sono arricchiti in seguito ad una vasta esperienza nell’industria cinematografica, dove lavora dal 1992 partecipando a produzioni in Argentina, Cile, Ungheria e Inghilterra.

Dal 1998 si dedica ai suoi progetti personali come autore, produttore e regista. Ha diretto sette documentari con tematiche sociali come ambiente, popolazioni indigene del Sud America, lavoro collettivo e autodeterminazione, genere e diritti umani.

 

Scrivere in una rivista di cinema. Il tuo momento é adesso!
Candidati per provare a entrare nel nostro Global Team scrivendo a direzione@taxidrivers.it Oggetto: Candidatura Taxi drivers

  • Anno: 2023
  • Durata: 177'
  • Genere: Documentario storico
  • Nazionalita: Italia, Argentina, Francia, Norvegia
  • Regia: Ulises De La Orden